Marina Caffiero

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Marina Caffiero (Roma, 10 gennaio 1947) è una storica italiana.

Dal 2000 è professore ordinario di Storia moderna all'Università di Roma La Sapienza. Studiosa di storia sociale e culturale dell'Europa moderna, ha lavorato nei seguenti ambiti di ricerca:

  1. storia religiosa e dei rapporti tra politica e religione nel corso dei processi di secolarizzazione in Italia e in Europa tra XVI e XIX secolo;
  2. storia delle minoranze , con particolare riferimento a quelle ebraiche ;
  3. storia di genere, con particolare riguardo alla storia delle scritture femminili in età moderna.

Tra le sue pubblicazioni: Battesimi forzati. Storie di ebrei, cristiani e convertiti nella Roma dei papi, Viella, Roma 2004; Legami pericolosi. Ebrei e cristiani tra eresia, libri proibiti e stregoneria, Einaudi, Torino 2012; Storia degli ebrei nell'Italia moderna. Dal Rinascimento alla Restaurazione, Carocci, Roma 2014 (seconda ristampa 2015). Ha pubblicato una ventina di volumi tra monografie e curatele, circa 200 saggi e articoli su riviste italiane e straniere e in diverse lingue.

Il libro La politica della santità è stato tradotto e pubblicato in Francia (ed. EHESS, 2006) e un secondo, Battesimi forzati, negli USA (California University Press, 2011) e in Francia (ed. Honoré Champion, 2016). Ha coordinato il Dottorato di ricerca in Storia antropologia e religione. Ha fondato e dirige una collana di Fonti per la storia delle donne presso l'editore Viella[1].

Ha fondato e dirige dal 2009 la rivista on line Giornale di storia [2].

Quattro pubblicazioni hanno ricevuto premi: La politica della santità,[3]; Battesimi forzati, Premio della Presidenza del Consiglio, 2005; La repubblica nella città del Papa, Premio Renato B. Fabrizi-ANPI Marche, 2009; Storia degli ebrei nell'Italia moderna, premio Benedetto Croce per la saggistica 2015 . Ha inoltre vinto il Premio Sapienza Ricerca 2010 con la ricerca Le scritture femminili dell'io a Roma tra identità individuali e collettive e tra pubblico e privato (secoli XV-XX).[senza fonte]

Le sue ricerche sulla storia degli ebrei in Italia hanno ricevuto numerose recensioni in Italia e all'estero. Ad esempio, Anne Jacobson Schutte ha scritto "For very good reasons, Marina Caffiero 's excellent Battesimi forzati has received that sort of attention from several Italian papers", raccomandando le traduzione inglese[4]. Elsa Marmursztein ha affermato che la traduzione inglese "renouvelle l'interet suscité par cette entreprise pionnière à maints égards" e che il libro opera "des révisions historiographiques importantes" [5] Pietro Citati ha definito Legami pericolosi " un libro di grandissimo interesse sui rapporti tra ebrei e cristiani"[6]. Secondo Giacomo Todeschini il libro "affronta una questione di storia ampiamente travalicante la questione ebraica in Italia...Sta nella dichiarata intenzione dell'autrice di fare della storia della relazione ebraico-cristiana in Italia una chiave di volta della storia italiana un momento centrale e decisivo del libro, sulla base di un'abbondante repertorio di documenti"[7] mentre Gadi Luzzatto Voghera ritiene che il libro "ambizioso programma di revisione culturale…uno studio rigoroso e ricchissimo di spunti...per la metodolgia dichiaratamente multidisciplinare adottata nella ricerca e una rigorosa conoscenza delle fonti... Caffiero ci parla di una sostanziale condivisione e sovrapposizione di credenze e immaginari magici di varia natura...con dovizia di documentazione[8]". Mauro Perani parla di "eccellente lezione di analisi storica, basata sui documenti e libera da ogni limitazione pregiudiziale”[9]. Franco Cardini scrive che Caffiero è "una delle più limpide voci che nel mondo della ricerca scientifica ci hanno aiutato a modificare… molti stereotipi …radicati ...Gestendo magistralmente un'ingente massa di fonti edite e inedite... procede innanzi in indagini che richiedono rigore e finezza tutt'altro che comuni“[10].

Tra i recensori critici, Luciano Allegra sulla rivista "Quaderni storici" ha affermato che Caffiero in Legami pericolosi sarebbe stata influenzata nella sua analisi da stereotipi avulsi dalla realtà storica e rileva la presenza di “alcune sviste ed errori che occorrerebbe correggere” (che in effetti sono stati corretti nelle edizioni successive), affermando al contempo che Caffiero “si avvale di una documentazione certamente splendida oltre che molto bene analizzata” (p. 280) e che si resta “affascinati dalla bellissima raccolta di testimonianze oltre che dalla sua costruzione argomentativa” (p.283)[11], Giovanni Romeo sulla "Rivista storica italiana", pur riconoscendo alla studiosa il merito di "pregevoli ricerche", ha giudicato "fragile" la sua ricostruzione, soffermandosi in particolare sul nesso ebrei/ stregoneria e rilevando che tale ricostruzione si è basata su uno scavo archivistico eccessivamente limitato ("si tratta di una ricostruzione fragile, che poggia essenzialmente su singoli casi estratti da svariate raccolte dell'ACDF. L'enorme documentazione centrale e locale che poteva consentire di dare a queste testimonianze il giusto rilievo è ignorata")[12]. Kenneth Stow, tra i massimi esperti della storia della comunità ebraica romana, ha rivolto severissime critiche a Battesimi forzati, giudicando approssimativa la conoscenza che Caffiero dimostra della storiografia esistente, tendenzioso il suo uso delle fonti primarie, e gravemente lacunosa la sua comprensione degli usi legali ebraici. Secondo Stow, che presenta un considerevole apparato di riferimenti a supporto delle sue osservazioni, Battesimi forzati è complessivamente un libro inaccurato, in cui l'oggetto della ricerca appare decontestualizzato e sostanzialmente frainteso[13]. Analogamente, Katherine Esther Aron-Beller ha ritenuto che in Battesimi forzati Caffiero dimostri una conoscenza solo parziale delle fonti primarie e ignori la gran parte della recente storiografia sulle vicende ebraiche in età moderna. Caffiero, di conseguenza, le appare sostanzialmente incapace di offrire un corretto inquadramento storico degli argomenti che affronta. A suo giudizio, Battesimi forzati è complessivamente un libro deludente[14].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Viella Editore"
  2. ^ "Giornale di Storia"
  3. ^ Premio Desiderio Pirovano 2002, su sturzo.it. URL consultato il 3 giugno 2016 (archiviato dall'url originale il 28 agosto 2016).
  4. ^ Anne J. Schutte, Battesimi Forzati, in Sixteenth Century Journal, Volume 37, Issue 1, pp. 280-282.
  5. ^ Elsa Marmursztein, Annales,, 2012, vol. 67, f.3, pp. 846-848.
  6. ^ Piero Citati, Legami pericolosi, in Corriere della Sera, 2 agosto 2012, p. 33.
  7. ^ Giacomo Todeschini, Legami pericolosi, in L'indice dei libri del mese, 2012 (anno XXIX, n. 6, p. 15).
  8. ^ Gadi Luzzato Voghera, Legami pericolosi, in L'indice dei libri del mese, 2012, anno XXIX, n. 6, p. 15.
  9. ^ Mauro Perani, Legami pericolosi, in Materia Giudaica, XV-XVI-2011.
  10. ^ Franco Cardini, Legami pericolosi, in Il sole 24 ore, 10 giugno 2012, p. 29.
  11. ^ L. Allegra, Italiani brava gente, Ebrei, fonti inquisitoriali e senso comune, in "Quaderni storici", 42 / a. XLVIII, n. 1, aprile 2013, pp. 273-291. A proposito degli errori presenti nella ricostruzione Allegra puntualizza: "Su tutti quello, piuttosto vistoso, che scambia Ragusa di Croazia con Ragusa di Sicilia, dando per scontato che l’Inquisizione romana, investita del caso da un domenicano dal cognome tipicamente siciliano, Obradovich, fosse in grado di invadere la giurisdizione dell’Inquisizione spagnola, ma soprattutto che nel cuore della Sicilia spagnola del Settecento potesse tranquillamente sopravvivere una comunità ebraica" (ivi, p. 291).
  12. ^ G. Romeo, L’Inquisizione romana e l’Italia nei più recenti sviluppi storiografici, in "Rivista storica italiana", CXXVI, fasc. 1, aprile 2014, pp. 188-204, cfr. in part. pp. 198-199, ove Romeo afferma: "(...) Non sfuggono al rischio di fraintendimenti neppure gli studi più ambiziosi, dedicati a temi generali, che di solito privilegiano le fonti dell’ACDF. Essi presentano anzi difficoltà supplementari, legate alle molte insidie della documentazione centrale. Ne segnalo qui alcune. È invalsa ad esempio l’abitudine di utilizzare quasi esclusivamente singole raccolte di decisioni relative ad aspetti e temi tra i più vari del governo dell’ortodossia; una tipologia documentaria in parte già nota, visto che parecchi repertori di questo genere sono conservati in numerose biblioteche. Queste fonti, veri e propri prontuari utilizzati nel tribunale romano per dirimere con facilità questioni controverse, sembrano finora nell’ACDF il terreno di ricerca più battuto. Isolatamente considerate, però, esse rischiano di condurre fuori strada anche studiosi esperti. È il caso del libro che Marina Caffiero ha dedicato recentemente ai rapporti tra ebrei e cristiani nell’Italia moderna. Tra i problemi affrontati nel volume c’è anche quello della pretesa ‘complicità’ tra gli uni e gli altri nelle pratiche magiche, con gli ebrei nel ruolo di cattivi maestri. Quei legami proibiti, ben presenti ai giudici del Sant’Ufficio, si sarebbero perpetuati senza difficoltà per tutta l’età moderna, malgrado i tentativi degli inquisitori di tenerli a bada. Purtroppo, però, si tratta di una ricostruzione fragile, che poggia essenzialmente su singoli casi estratti da svariate raccolte dell’ACDF. L’enorme documentazione centrale e locale che poteva consentire di dare a queste testimonianze il giusto rilievo è ignorata. Una sua analisi, anche parziale, avrebbe consentito alla studiosa di relativizzare le indicazioni reperite e di rendersi conto della loro limitata rappresentatività. (...)"
  13. ^ Kenneth Stow, Forced Baptisms, in "Journal of Religion", XCIII, n. 2, 2013, pp. 239-243.
  14. ^ Katherine Esther Aron-Beller, Forced Baptisms, in "Journal of Modern History", LXXXV, n. 3, 2013, pp. 665-667.
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