Magnesia ad Sipylum

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Il trono di Pelope, nei dintorni

Magnesia ad Sipylum (in greco Μαγνησία του Σιπύλου, in italiano Magnesia al Sipilo) è stata una città della Lidia, situata a circa 65 km a NE di Smirne sul fiume Hermus (oggi Gediz) alle falde del monte Spil. Al giorno d'oggi qui sorge la città turca di Manisa.

Non si trova alcun riferimento alla città antica fino al 190 a.C., quando Antioco il Grande fu sconfitto nella battaglia di Magnesia dal console romano Lucio Cornelio Scipione Asiatico. Divenne città importante sotto il governo romano e, malgrado fosse stata pressoché distrutta da un terremoto nel corso del regno dell'Imperatore Tiberio, fu riedificata da questo Imperatore e fiorì in tutto il periodo imperiale romano. Fu una delle poche città di questa parte dell'Anatolia a rimanere prospera sotto il dominio turco-ottomano.

La più importante sopravvivenza artistica di quell'epoca è la Niobe di Sipylus (Suratlu Tash) sulle pendici più basse del monte, a circa 6 km a est della città. Essa è un'immagine colossale assisa intagliata in una nicchia scavata nella roccia, di origine ittita, e forse è quella descritta da Pausania come l'antichissima statua della "Madre degli Dèi", scolpita da Broteas, figlio di Tantalo e cantata da Omero.

Nelle sue vicinanze giace la città primitiva e a un chilometro circa a est si trova il sedile di roccia che Pausania indica come il Trono di Pelope. Vi sono anche sorgenti di acqua calda e una grotta sacra al dio Febo.