Lucio Valerio Flacco (console 100 a.C.)

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Lucio Valerio Flacco
Roman SPQR banner.svg Console della Repubblica romana
L. Valerius Flaccus (cos. 100BC) denarius.jpg
Denario di Lucio Valerio Flacco
Nome originale Lucius Valerius Flaccus
Nascita 140 a.C. circa
Morte 85 a.C.
Nicomedia[1]
Figli Lucio Valerio Flacco, pretore nel 63 a.C.
Gens Valeria
Padre Lucio Valerio Flacco console nel 131 a.C.

Lucio Valerio Flacco (in latino: Lucius Valerius Flaccus; 140 a.C. circa – Nicomedia, 85 a.C.) è stato un politico romano della Repubblica.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Probabilmente figlio del Lucio Valerio Flacco console nel 131 a.C., Flacco ebbe un figlio omonimo, pretore nel 63 a.C., che venne difeso da Marco Tullio Cicerone.

Si ha notizia di lui per la prima volta quando, da edile curule, venne accusato dal tribuno della plebe Deciano. (attorno al 104 a.C.). Raggiunse il consolato nel 100 a.C. (all'età di circa 40 anni secondo il cursus honorum dell'epoca), avendo come collega Gaio Mario, uno degli uomini forti della Repubblica. Durante il loro consolato, vi furono dei disturbi della vita della Repubblica dovuti a Lucio Appuleio Saturnino: il Senato romano permise ai consoli di avvalersi dei tribuni e dei pretori per tranquillizzare la situazione. Flacco mise a morte Saturnino, Gaio Servilio Glaucia e altri membri del partito rivoluzionario. Nel 97 a.C. ricoprì la carica di censore assieme a Marco Antonio Oratore.

Nell'86 a.C., Gaio Mario, al suo settimo consolato, morì: il suo collega, Lucio Cornelio Cinna, scelse Flacco come consul suffectus e gli impartì il compito di recarsi in Asia, portare avanti la resistenza a Lucio Cornelio Silla e porre fine alla guerra contro Mitridate VI del Ponto. Gaio Flavio Fimbria accompagnò Flacco in questa spedizione. Poiché Flacco era molto duro nelle sue punizioni oltre che avaro, non godeva del favore dei suoi soldati, anzi, quelli che non venivano trattenuti dal più indulgente Fimbria lo disertarono passando dalla parte di Silla. I rapporti tra Flacco e Fimbria degenerarono quando il primo, in occasione di un contrasto tra Fimbria e un questore in cui era stato chiamato a fare da arbitro, decise in favore del questore: Fimbria minacciò di tornare a Roma, e Flacco lo congedò dal servizio. Mentre Flacco era in viaggio via mare per Calcedonia, Fimbria agitò le truppe presenti a Bisanzio e le convinse a ribellarsi a Flacco.[2] Il console tornò a Bisanzio, con l'intenzione di punire il rivoltoso, ma fu costretto a fuggire dalla città e a rinchiudersi a Nicomedia. Questo non lo salvò: Fimbria lo fece prendere e decapitare, gettò la sua testa in mare e lasciò il corpo senza sepoltura.[1]

La morte di Flacco, avvenuta nell'86 a.C., o più probabilmente nell'85 a.C., venne vista come punizione per una sua legge iniqua, promulgata all'inizio del suo consolato, con la quale ordinava che i debiti fossero estinti col pagamento di un solo quadrante.

Durante la permanenza in oriente, formò probabilmente le legioni Valerianae, che combatterono sotto Lucio Licinio Lucullo contro Mitridate.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Appiano, Guerre mitridatiche, 52.
  2. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, XXX-XXXV, 104.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Smith, William, "Flaccus 11", Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, v. 2, p. 158
Predecessore Console romano Successore Consul et lictores.png
Manio Aquilio
e
Gaio Mario V
(100 a.C.)
con Gaio Mario VI
Aulo Postumio Albino,
Marco Antonio Oratore