Lithopedion

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Un lithopedion. Questo esemplare insolitamente grande rimase nell'addome di una donna per 55 anni. Durante questo tempo la madre ebbe 5 altre gravidanze senza complicazioni.

Un lithopedion (dal greco antico λίθος líthos = pietra e παιδίον paidion = bambino), detto anche litopedion o litopedio, è un raro fenomeno che riguarda la morte del feto durante una gravidanza extrauterina addominale.[1]

Solitamente, in questo tipo di gravidanze il feto muore precocemente, a causa dell'ambiente sfavorevole in cui deve crescere; in alcuni rarissimi casi può raggiungere uno stadio di sviluppo compatibile con la vita autonoma, sebbene questa sia un'eventualità eccezionale. Quando il feto muore, il materiale viene riassorbito dalle strutture circostanti; tuttavia, se lo stadio di crescita è così avanzato da aver già permesso lo sviluppo dello scheletro, il riassorbimento completo diventa impossibile. In assenza di complicanze, quindi, nel feto si depositano sali di calcio ed avviene un processo di mummificazione, che dà origine al lithopedion; se questo processo coinvolge anche il sacco gestazionale, il materiale prende il nome di chelifolithopedion.[2]

Non è raro che un lithopedion rimanga non diagnosticato per decenni, finché la paziente non viene esaminata per altre patologie, ad esempio tramite radiografia o ecografia, o in seguito ad un intervento chirurgico.[2] La paziente più anziana in cui è stato riscontrato tale fenomeno fu una donna di 94 anni,[3] in cui il lithopedion rimase in loco per circa 60 anni.

Il fenomeno fu descritto per la prima volta in un trattato del fisiologo Albucasis nel X secolo d.C., ma sono stati riscontrati meno di 300 casi in oltre 400 anni di letteratura medica. Il più antico lithopedion fu ritrovato durante alcuni scavi archeologici, con datazione intorno all'XI secolo a.C..

Il Lithopedion più vecchio è stato ritrovato nel 2013 nella donna cinese Huang Yijun di 92 anni che aveva un feto risalente al 1948 cioè a 65 anni prima dell'intervento di rimozione a cui aveva rinunciato 65 anni prima per mancanza di denaro[4].

Procedimento[modifica | modifica wikitesto]

In caso di intervento di rimozione la letteratura medica indica con il 18% i casi di morte della madre e il 50% di morte del feto, a causa di questa pericolosità viene obbligatoriamente interrotta la gravidanza[5].

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

  • La figura di un lithopedion è centrale nella narrazione di una novella del 1944, Canal Town, di Samuel Hopkins Adams.
  • Il titolo del libro Il bambino di pietra di Laudomia Bonanni del 1979 è ispirato a un vero fatto di cronaca[6].
  • Lo scrittore italiano Giorgio Manganelli apostrofa i propri lettori come "conversevoli litopedi" nel suo trattato del 1964 Hilarotragoedia.
  • "Within the Walls of Tyre," è una storia di Michael Bishop che parla di una donna che si prende cura del proprio lithopedion.
  • Nella serie TV Law & Order: Criminal Intent, in uno degli episodi della quarta serie, una donna scopre di avere un lithopedion al proprio interno.[7]
  • Nella terza stagione di Nip/Tuck, nell'episodio "Joy Kringle", un lithopedion è scoperto durante una liposuzione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Perper, J.A. (2006): Chapter III: Time of Death and Changes after Death. Part 1: Anatomical Considerations. In: Spitz, W.U. & Spitz, D.J. (eds): Spitz and Fisher’s Medicolegal Investigation of Death. Guideline for the Application of Pathology to Crime Investigations (Fourth edition), Charles C. Thomas, pp.: 87-127; Springfield, Illinois.
  2. ^ a b G. Pescetto, L. De Cecco; D. Pecorari; N.Ragni, Anomalie di sede della gravidanza in Ginecologia e ostetricia, 4ª ed., Roma, Società Editrice Universo, 2009, p. 761., ISBN 978-88-89548-93-6.
  3. ^ lithopedion@Everything2.com
  4. ^ La donna incinta da 60 anni
  5. ^ La donna incinta da 60 anni
  6. ^ Il bambino di pietra di Laudomia Bonanni
  7. ^ TV.com Summary

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Pescetto, L. De Cecco; D. Pecorari; N.Ragni, Ginecologia e ostetricia, 4ª ed., Roma, Società Editrice Universo, 2009, ISBN 978-88-89548-93-6.

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