Lisabetta da Messina

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Lisabetta
Hunt, William Holman — Isabella and the Pot of Basil — 1867.jpg
Lisabetta piange sopra il vaso contenente la testa dell'amato Lorenzo
UniversoDecameron
Lingua orig.Italiano
AutoreGiovanni Boccaccio
1ª app. inLisabetta da Messina
Specieumana
SessoFemmina
Luogo di nascitaMessina

Lisabetta da Messina o anche Elisabetta è la protagonista di una novella del Decameron di Giovanni Boccaccio, narrata da Filomena nella Giornata IV, novella 5.

Novella[modifica | modifica wikitesto]

Il titolo-sommario della novella, nella edizione critica del Decameron curata da Vittore Branca, è la seguente: «I fratelli d’Ellisabetta uccidon l’amante di lei: egli l’apparisce in sogno e mostrale dove sia sotterrato; ella occultamente disotterra la testa e mettela in un testo di bassilico, e quivi su piagnendo ogni dì per una grande ora, i fratelli gliele tolgono, e ella se ne muore di dolor poco appresso»[1].

Lisabetta da Messina è una ragazza che vive a Messina con i tre fratelli, arricchitisi dopo la morte del padre e per i loro affari. La giovane si innamora di un ragazzo pisano, Lorenzo, che si occupava degli affari economici dei fratelli di Lisabetta.

I fratelli, però, venuti a sapere dell'amore di Lisabetta nei confronti di Lorenzo, decidono di portarlo con loro fuori città in occasione di un affare e lo uccidono. Al ritorno dei fratelli, Lorenzo non è più con loro, e questi spargono la voce di averlo mandato in qualche luogo per fare loro un servizio; ciò viene creduto, in quanto non è la prima volta che viene mandato lontano per far loro delle commissioni.

Nonostante questo, trascorrono troppi giorni e la ragazza comincia a disperarsi; in sogno, però, le appare Lorenzo che le rivela di essere stato ucciso dai suoi fratelli e le indica il luogo in cui è stato sepolto e il perché. Lisabetta si reca con la serva nel luogo indicato e, giuntavi, trova il corpo dell'amato. Non potendogli dare degna sepoltura, prende un coltello e gli taglia la testa, portandola a casa per avere qualcosa che le ricordi il giovane e il loro breve amore.

Una volta a casa, mette la testa del ragazzo in un vaso nel quale coltiva poi una pianta di basilico. Ogni giorno la giovane piange sulla pianta, annaffiandola con le sue lacrime. I fratelli, accortisi dello strano comportamento della sorella, le rubano il vaso e trovandoci dentro la testa di Lorenzo, se ne disfano e fuggono a Napoli. Trasferiscono qui i loro affari, per paura che i messinesi vengano a conoscenza della storia della sorella. Lisabetta si ammala e muore invocando il suo vaso, nel quale era seppellito il suo amore.

Commento[modifica | modifica wikitesto]

Nella novella si trovano due mentalità: i fratelli che badano a Lisabetta attraverso un accordo, questo è lo scontro principale del racconto. Il “messaggio” di Boccaccio è la necessità di un'apertura laica della morale familiare e sociale, che attenui la forza repressiva dei codici dominanti sulle forze spontanee e irrefrenabili della natura. In altre parole una morale più libera per quanto riguarda sia i rapporti tra i sessi, sia i rapporti tra i ceti sociali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vittore Branca (a cura di), Tutte le opere di Giovanni Boccaccio, Vol. IV: Decameron, Coll. I meridiani, Milano: Mondadori, 1985 (ebook in LiberLiber

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