Laodamia

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Laodamia
Laodamie BnF Français 875 fol. 71v.jpg
Laodamia che scrive la lettera al marito,
miniatura francese tratta dalle Eroidi di Ovidio
Nome orig.Λαοδάμεια
SessoFemmina
Luogo di nascitaIolco
ProfessionePrincipessa di Iolco

Laodamia (in greco antico: Λαοδάμεια, Laodámeia) è un personaggio della mitologia greca. Fu una principessa di Iolco.

Genealogia[modifica | modifica wikitesto]

Figlia di Acasto[1] e (probabilmente) di Astidamia[2], sposò Protesilao[3].

Non risultano fonti di sua progenie.

Mitologia[modifica | modifica wikitesto]

Subito dopo il matrimonio, il marito partì per la guerra di Troia e quando la flotta greca rimase bloccata ad Aulide nell'attesa dei venti favorevoli, Laodamia gli scrisse una lettera in cui lo metteva in guardia dai nemici troiani ed in particolar modo da Ettore[4].

(LA)

«Hectora nescio quem timeo; Paris Hectora dixit
ferrea sanguinea bella movere manu;
Hectora, quisquis is est, si sum tibi cara, caveto:
signatum memori pectore nomen habe!
Hunc ubi vitaris, alios vitare memento
et multos illic Hectoras esse puta.»

(IT)

«Temo un certo Ettore: Paride disse che Ettore
con mano insanguinata conduce guerre spietate.
Guardati da Ettore, chiunque egli sia, se ti sono cara: tieni
impresso questo nome in petto e ricordalo.
E se riesci ad evitarlo, ricordati di evitare gli altri
e considera che lì ci sono molti Ettori.»

(Ovidio, Eroidi XIII, versi 63-68.)

Laodamia, venuta a conoscenza della morte del marito supplicò gli dei di poterlo rivedere un'ultima volta, così gli dei incaricarono Ermes di farlo risalire dall'Ade[3] per fargli passare tre ore con la moglie e, passato quel tempo, farlo ritornare nell'Ade[1].
Laodamia però, non resse al dolore[1] di perderlo per sempre e così fece fare una statua di bronzo[5] (o di cera[4]) ad immagine del marito e la mise nella camera nuziale per dedicargli i riti sacri[3][5].

Un giorno, un servo che le portava della frutta da offrire alla statua, sbirciò attraverso una fessura e la vide intenta ad abbracciare e baciare la statua del marito e pensando che stesse con un amante, andò a riferirlo ad Acasto (il padre di lei) che si precipitò nella camera e vide l'effigie di Protesilao. Così, e con l'intento di far cessare le sofferenze della figlia, lui ordinò d’innalzare una pira e di bruciarvi sopra la statua ma Laodamia, non reggendo al dolore, vi si gettò sopra e fu arsa viva[5].

Secondo Pausania, i Canti Ciprii chiamavano Polidora la moglie di Protesilao[6].

La figura di Laodamia nell'arte e nella letteratura moderna[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) Igino, Fabulae 103, su theoi.com. URL consultato il 20 giugno 2019.
  2. ^ (EN) Apollodoro, Biblioteca III, 13.3, su theoi.com. URL consultato il 10 luglio 2019.
  3. ^ a b c (EN) Apollodoro, Biblioteca Epitome III, 30, su theoi.com. URL consultato il 10 luglio 2019.
  4. ^ a b (EN) Ovidio, Eroidi 13, su theoi.com. URL consultato il 10 luglio 2019.
  5. ^ a b c Igino, Fabulae 104
  6. ^ (EN) Pausania il Periegeta, Periegesi della Grecia IV, 2.7, su theoi.com. URL consultato il 10 luglio 2019.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]