Lagertha

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Lagertha in un'illustrazione di Morris Meredith Williams

Lagertha fu, secondo la leggenda, una skjaldmær che governò sulla Norvegia e che fu la prima moglie di Ragnarr Loðbrók, re di Svezia e Danimarca. La storia di Lagertha è narrata da Saxo Grammaticus nei Gesta Danorum.

Etimologia del nome[modifica | modifica wikitesto]

"Lagertha" è probabilmente una forma latinizzata dell'antico nome norreno Hlaðgerðr; esso è composto dagli elementi hlað (riconducibile a hlað, "copricapo" o "merletto", oppure a hlaða, "tessere") e gerd ("protezione", "spazio chiuso"); il nome è attestato in varie altre forme, incluse Hlaðgerður, Lathgertha, Ladgjerd, Lagerda e Lagerta[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La valle del fiume Gaula dove, secondo Saxo, viveva Lagertha

Lagertha appare nel nono volume dei Gesta Danorum, scritti da Saxo Grammaticus; secondo il racconto Frø, re di Svezia, invase la Norvegia, ne uccise il re, Synardus, e rinchiuse le donne del suo casato (tra cui anche Lagertha) in un bordello per umiliarle pubblicamente; saputo ciò Ragnarr Loðbrók, nipote di Synardus, giunse in Norvegia con un esercito al seguito per vendicare suo nonno; Lagertha e molte delle altre parenti del defunto re, facendosi passare per uomini, combatterono al suo fianco[2]. Impressionato dalle sue gesta in battaglia e saputo che era di nobile stirpe, Ragnar decise di fare la corte a Lagertha. Costei, pur disdegnando l'offerta di matrimonio, finse di essere interessata, quindi Ragnar si recò alla dimora di lei per avere la sua mano: arrivato lì, trovò che Lagertha gli aveva messo contro un orso e un cane; lui trafisse uno con la lancia e strangolò l'altro, ottenendo così di sposare Lagertha. Con lei visse tre anni (sebbene non si fidasse) e la coppia ebbe tre figli: un maschio, Fridleif, e due femmine[2].

Dopo ciò, Ragnar tornò in Danimarca per sedare una guerra civile; giunto lì, divorziò da Lagertha per sposare Þóra, la figlia di re Herrauðr[2]. In seguito, Ragnar si trovò a fronteggiare un'ulteriore guerra civile in Danimarca, e chiese aiuto alla Norvegia: Lagertha (ancora innamorata di lui, pur essendosi nel frattempo risposata) giunse in suo aiuto con centoventi navi, permettendogli di vincere la battaglia[2]. Ritornata a casa, uccise il suo nuovo marito e governò sulla Norvegia da sola[2].

Studi e interpretazioni[modifica | modifica wikitesto]

Le storie contenute nel nono libro dei Gesta Danorum sono, secondo alcuni studiosi, in gran parte fantasiose; le parti relative a personaggi femminili potrebbero essere ispirate in parte a leggende islandesi non ben identificate, in parte a storie classiche come quelle delle Amazzoni greche; secondo alcuni autori, avendo la mentalità ecclesiastica del suo tempo, Saxo non approvava l'idea di donne guerriere, le cui storie avrebbero simboleggiato la decadenza e il caos della Danimarca pre-cristiana[3]. Altri autori ritengono invece plausibile un'identificazione di Lagertha con Þorgerðr Hölgabrúðr, una dea della mitologia norrena; ella era venerata da Hákon Sigurðarson, che era jarl di Lade ("Hlaðir"), da cui quindi potrebbe derivare il suo nome[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Hlaðgerðr, su Nordic Names. URL consultato il 13 gennaio 2018.
  2. ^ a b c d e Saxo
  3. ^ Jesch, p. 178.
  4. ^ Davidson, p. 151.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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