La testa perduta di Damasceno Monteiro

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La testa perduta di Damasceno Monteiro
Autore Antonio Tabucchi
1ª ed. originale 1997
Genere romanzo
Sottogenere poliziesco
Lingua originale italiano
Ambientazione Oporto
Protagonisti Firmino
Coprotagonisti Mello Sequeira

La testa perduta di Damasceno Monteiro è un romanzo di Antonio Tabucchi.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il gitano Manolo scopre un cadavere decapitato tra i cespugli di un parco pubblico ad Oporto. Un giovane giornalista, indica una ditta di import-export presso la quale il giornalista si reca e viene da un avvocato di nome Mello Sequeira. Il giornalista viene a sapere dei traffici di droga proveniente da Hong Kong che attraverso il sergente della Guarda Nacional perveniva alla discoteca Puccini's Butterfly e poi a tutti i piccoli spacciatori. Firmino incontra il misterioso avvocato e, oltre a parlare del caso, discorrono circa vari argomenti. Il legale gli consiglia di scrivere un articolo per condizionare l'opinione pubblica. Il giornalista, recatosi al Puccini's, può constatare la presenza di stupefacenti e rivelare tutto tramite un comunicato stampa; successivamente egli intervista il sergente che offre la versione definitiva e si difende dalle domande insidiose.

Dopo qualche mese Firmino è in tribunale come giornalista, durante l'udienza egli non prende appunti ed è distratto dai ricordi; registra solo l'intervento dell'avvocato. Sul treno del ritorno egli rilegge la sentenza: il sergente è stato assolto.

Passano ancora i mesi e Firmino è invitato da un telegramma di Mello Sequeira ad andare immediatamente ad Oporto: l'avvocato farà riaprire il processo per la presenza di un testimone che il giornalista intervisterà. RIASSUNTO PIù DETTAGLIATO: Quella di Damasceno Monteiro è una storia fatta di miseria, abusi e violenze; come se ne vedono (e purtroppo se ne dimenticano) troppe! Non è di per sé originale, né contiene in sé gli elementi del thriller più incalzante che tanto successo porta ai romanzieri d'oltre oceano, d'altro canto l'intento della narrazione non è quello di divertire, ma di far riflettere. Riflettere su come in diverse plaghe della nostra civilissima Europa, ancora oggi, il termine giustizia non abbia un significato univoco. Su come, tramite l'uso arbitrario del potere poliziesco, sia permesso perpetrare la più umiliante mortificazione dei diritti dell'individuo. Soprattutto riflettere su come una persona, prima di tutto, sia una persona. Il romanzo che Antonio Tabucchi costruisce a partire da queste tematiche è sicuramente dei più apprezzabili, impostato come un giallo e sviluppato coi toni di un'inchiesta giornalistica, ambientata in una Oporto laboriosa e grigia ma non priva di fascino, ancora una volta in quel Portogallo tanto caro all'autore. La trama prende le mosse dal ritrovamento di un cadavere senza testa ad opera di "Manolo il gitano", un vecchio zingaro, (figura che introduce un altro tema fortemente presente nel libro, quello dell'emarginazione) il quale, avendo poca simpatia per la giustizia, rifiuta di recarsi a denunciare la scoperta alla polizia. Firmino è il giovane inviato di un giornale scandalistico di Lisbona: "O Acontencimento", timido, un po' goffo, ma coraggioso e (come i giovani) pieno di speranze, sogna di dedicarsi un giorno alla ricerca letteraria e di scrivere un saggio su Vittorini e la sua influenza sul romanzo portoghese; lui seguirà le indagini ed a lui Manolo accetterà di raccontare quello che ha visto e sentito la notte dell'omicidio di Damasceno Monteiro. La verità sull'efferato crimine sarà presto svelata: Damasceno Monteiro era un semplice garzone di una ditta di Import-export, ed è stato assassinato da tre agenti della Guardia Civil perché, avendo scoperto che gestivano un traffico internazionale di droga, ha tentato, ingenuamente, prima di approfittarne, quindi, una volta scoperto, di ricattarli. L'avvocato Fernando de Mello Sequeira, detto Loton per via di una spiccata somiglianza fisica con l'attore Charles Laughton, sosterrà l'accusa nel processo agli agenti della guardia civil. Obeso, viso glabro e floscio, labbro pendente. Rampollo di una nobile famiglia decaduta, erge la sua benevola mole a difesa dei derelitti e dei disgraziati. Esperto di poesia e letteratura nutre una venerazione assoluta per le teorie del filosofo del diritto Hans Kelsen, idolo della sua gioventù, ed in particolare un'ossessione per la teoria della "Grundnorm", concepita come strumento di una giustizia suprema ma in realtà fonte di aberrazioni e storture messe in atto, al riparo da ogni giudizio morale e materiale, col conforto di una interpretazione ideologica e giuridica che individua nella norma superiore la giustificazione ad ogni comportamento. Loton è un grande personaggio, destinato come Pereira a rimanerci dentro a lungo. La sua troppo apparente fisicità nasconde, in realtà, una mente estremamente razionale, l'avvocato occupa il suo confusionario ufficio con tutta la sua logorroica prosopopea, cita, enumera, snocciola, considera, e tra un piatto di trippa (la specialità di Oporto) ed una dissertazione letteraria, tra ricordi di vecchie nonne arcigne e di dispiaceri giovanili, coordina le indagini del giovane giornalista, lo conduce per mano attraverso una realtà fatta soprattutto di soprusi, violenze, malversazioni, e gli regalerà alfine, ( oltre ad un enigmatico, datato, orario delle ferrovie svizzere) anche l'amore per una professione, il giornalismo, da esercitare con lucida passione, come una missione. Poco importa, poi, che al primo processo la sentita arringa dell'avvocato non faccia presa su di una giuria distratta, forse spaventata; che l'impotenza delle sue citazioni si scontri col bastione di una giustizia distorta, che delle sue molte e fragili parole non rimanga quasi traccia, nelle coscienze di chi lo ascolta e nelle registrazioni fatte da Firmino: ci saranno nuove prove per riaprire l'indagine, ci sarà un altro processo. L'incontro di questi due personaggi, di queste figure, all'apparenza, così diverse è la vera forza motrice del libro. Firmino e Loton, il maestro e l'allievo, Kelsen e Lœkacs, Lisbona e Oporto, l'esperienza di chi ha visto dell'esistenza le cose più biasimevoli e l'ingenuità goffa di chi è giovane e spera ancora. Tutto questo è il confronto tra due anime, questa è la dicotomia che Tabucchi sapientemente tratteggia, tra le righe di una storia che infine altro non è che un semplice espediente, con lo stile e il garbo letterario che lo contraddistinguono, un esercizio mai fine a se stesso, ma sempre lucidamente impegnato alla riflessione, alla denuncia, come in questo bellissimo volume.

L'opera[modifica | modifica wikitesto]

Il libro di Tabucchi, nonostante sia nel genere che viene definito "thriller", offre, in particolare nella seconda metà, parecchi spunti di riflessione.

Il tema centrale del libro è quello dell'incapacità del sistema giudiziario di condannare un potente come il sergente della Guarda Nacional; nonostante il crimine spaventoso di cui egli si è macchiato, la testimonianza del collega di Damasceno Monteiro, l'inverosimile versione dei fatti fornita dal Grillo Verde, la spettacolare arringa dell'avvocato, immaginiamo, ricca di citazioni di storia, di filosofia, di letteratura, carica di grinta e aggressività, il comandante è uscito dalla faccenda puro come un agnellino e con la fedina penale linda e pulita.

Il romanzo, inoltre, denuncia lo strapotere dei più forti quando ci fa notare che il comandante è coperto dal suo alto grado, quando ci fa ipotizzare l'ordine, impartito ai due agenti subordinati, di accollarsi le accuse di occultamento di cadavere e omissione di atti d'ufficio per fare in modo che il sergente risultasse innocente e quando l'avvocato ricorda di essere impegnato nella difesa di una prostituta violentata da un giovanotto ricco e prepotente.

Personaggio degno di nota è l'avvocato, in principio è un individuo strano ed enigmatico nel suo aspetto, nel suo comportamento e tal effetto è accentuato dalla stanza tetra in cui si svolgono gli incontri. Successivamente egli si dimostra colto, grazie alle tante citazioni che sfoggia, saggio, infatti egli sa sempre come comportarsi, se aspettare, pubblicare l'articolo o emettere un comunicato stampa. Talvolta appare dispersivo, poiché fa discorsi enormi per giustificare un pensiero o un'affermazione.

L'avvocato, nel corso dei suoi lunghi discorsi, accenna anche alla teoria della Grundnorm di Hans Kelsen. Secondo il filosofo tedesco la giustizia è come una piramide e il vertice è costituito dalla Norma Base, un concetto puramente teorico, dalla quale deriva tutto il diritto. La frase "le vie della Grundnorm sono infinite" ci fa capire che nella derivazione del diritto possono essere leciti alcuni comportamenti che noi comunemente consideriamo fuori dalla legge.

A più riprese Tabucchi aggredisce gli abusi della polizia ai danni di ubriachi, vagabondi, minoranze e delinquenti che dovrebbero godere di rispetto come qualunque altro uomo.

L'avvocato Mello Sequeira, prima con Firmino e dopo nel processo, coglie l'occasione per riflettere sulla tortura, opera presente sulla Terra da migliaia di anni, impossibile da cancellare poiché essa fa parte dell'uomo che, evidentemente, la preferisce alla semplice morte per punire un suo simile. Essa è vista come responsabilità nei confronti di un superiore, che sia Dio per l'Inquisizione, o un superiore di grado per la vita militare. È bizzarra l'ultima frase del capitolo, "Milioni di stelle, milioni di nebulose, c…, milioni di nebulose, e noi qui ci stiamo occupando di elettrodi che ci infilano nei genitali", rappresenta la piccolezza dell'individuo: cosa saranno mai le azioni degli uomini di fronte all'infinità dello spazio e all'eternità del tempo?

È citato anche il poeta Holderlin, il quale attendeva lettere dal passato che lo avrebbero aiutato a comprendere gli avvenimenti precedenti; l'avvocato conclude il discorso ricordando che il suddetto poeta è morto pazzo, forse sono pazze anche le sue idee: forse che sia una pazzia attendere o cercare di sapere la verità circa il passato? Forse anche l'avvocato, che attende, diverrà pazzo?

Nel corso del libro sono espressi i concetti di letteratura come ragnatela che comprende ogni genere letterario di ogni epoca e ogni scritto ha un legame con tutti gli altri. Si parla del sogno che, come diceva Freud, è l'inconscio allo stato puro; e del sistema binario, visto come motivo portante di tutta la struttura della Terra, ovvero l'unione degli opposti.

Viene inoltre tracciato un curioso parallelismo tra un gioco di carte, il Milligan, e il vertice delle Nazioni Unite di Ginevra: in entrambi vi è una finta collaborazione tra i partecipanti, ma in realtà ognuno ostacola gli altri per fare il proprio gioco.

Nell'ultimo capitolo Antonio Tabucchi, per mezzo dell'avvocato, ribadisce l'importanza della dignità umana quando Firmino, scettico a causa della scarsa credibilità di un travestito, viene ammonito con la frase "È una persona, si ricordi questo, giovanotto, prima di tutto è una persona".

Circa lo stile di Tabucchi si può affermare che il libro non solo si lascia leggere facilmente, anzi cattura l'attenzione del lettore fin dalle prime pagine e lo spinge a continuare la lettura col fiato sospeso fino a quando si ha una prima versione dei fatti e si scopre il corso degli eventi. In seguito la storia si fa ancora più intrigante e il ritmo è rallentato dai dialoghi tra Firmino e l'avvocato. La parte finale – si pensi ai dialoghi, al processo, alla distrazione di Firmino, ai flashback, alla conversazione in treno, alla registrazione, all'ultimo capitolo, al colpo di scena, la riapertura del processo – è degna del miglior Tabucchi.

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