La cicala e la formica

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La cicala e la formica

La cicala e la formica è una favola di Esopo, adattata anche da Jean de La Fontaine e rimaneggiata da diversi autori con risvolti morali diversi, tra questi: Michel Piquemal[1], Gianni Rodari[2], Trilussa[3].

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Durante l'estate la formica lavorava duramente, mettendosi da parte le provviste per l'inverno. Invece la cicala tutto il giorno non faceva altro che cantare. Arrivò l'inverno e la formica aveva di che nutrirsi, dato che durante l'estate aveva accumulato molto cibo. La cicala cominciò a sentire i morsi della fame, perciò andò dalla formica a chiederle se potesse darle qualcosa da mangiare. La formica le chiese: «Io ho lavorato duramente per accumulare tutto ciò; tu invece, che cosa hai fatto durante l'estate?» «Ho cantato» rispose la cicala. La formica allora esclamò: «E allora adesso balla!»

Morale: chi nulla fa, nulla ottiene.

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

La cicala e la formica ha avuto numerosi adattamenti in musica, pittura e cinematografia. Poiché nel mondo anglosassone la favola viene tradotta come La cavalletta e la formica o La cavalletta e le formiche, gli adattamenti spesso cambiano i protagonisti in questo modo.

Nella cinematografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Piccoli e grandi racconti di Sophios, 2005
  2. ^ Il libro degli errori, Rivoluzione, 1979
  3. ^ https://www.roma-o-matic.com/it/poesie/385

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