Incontro dei pellegrini con papa Ciriaco

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Incontro dei pellegrini con papa Ciriaco
Accademia - Incontro dei pellegrini con papa Ciriaco - Vittore Carpaccio.jpg
AutoreVittore Carpaccio
Data1492 circa
Tecnicatempera su tela
Dimensioni281×307 cm
UbicazioneGallerie dell'Accademia, Venezia

L'Incontro dei pellegrini con papa Ciriaco è un telero (tempera su tela, 281x307 cm) di Vittore Carpaccio, databile al 1492 circa e conservato nelle Gallerie dell'Accademia di Venezia. Si tratta probabilmente del terzo episodio dipinto per le Storie di sant'Orsola, già nella Scuola di Sant'Orsola a Venezia.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La cristiana Orsola, figlia del re di Bretagna, accettò di sposare il pagano re Ereo degli inglesi a patto che il futuro sposo si convertisse e andasse con lei in pellegrinaggio a Roma. La scena dell'Incontro dei pellegrini con papa Ciriaco mostra l'arrivo dei pellegrini nella Città eterna, dove incontrano fuori dalle mura papa Ciriaco (una figura leggendaria non realmente esistita), che battezza subito Ereo e incorona gli sposi.

La scena attualizza l'episodio della leggenda cristiana in una rappresentazione del cerimoniale veneziano, con il didascalos in toga rossa accanto al papa, che ha le fattezze dell'umanista Ermolao Barbaro.

Dettaglio

A sinistra sfilano le undicimila vergini, compagne di Orsola, che arrivano fino al cospetto del papa inginocchiandosi. In primo piano si vede la coppia regale al cospetto del pontefice, seguita da due inservienti che reggono le corone, tolte in segno di rispetto e riverenza. A destra invece si trova la città di Roma, della quale si riconosce la mole torreggiante di Castel Sant'Angelo e alcuni monumenti, come una colonna onoraria con una statua dorata sulla sommità, cupole e campanili. Dalle mura proviene un'altra lunga fila di personaggi, i prelati, i dignitari e i vescovi le cui mitrie appuntite, soprattutto nel gruppo che precedeva il papa, dietro ai vessilliferi, formano un complesso gioco lineare che dirige l'occhio dello spettatore verso il centro focale del dipinto, la pensilina papale sospesa sul pontefice. Molto precisa è la definizione delle ombre, tutte verso sinistra, che chiarifica anche l'orario pomeridiano dello storico avvenimento.

In basso al centro, su un tronco, si trova su un cartiglio la firma dell'artista, ma non è leggibile la data.

Stile[modifica | modifica wikitesto]

In questa scene Carpaccio seppe finalmente sciogliere le incertezze prospettiche dei lavori precedenti, immergendo le figure in un'atmosfera limpida e viva degna del migliore paesaggismo veneto. Il ritmo lento e magicamente sospeso della scena si avvale della chiara luce, che indaga con arguzia ogni minimo particolare, dalla decorazione sontuosa dei piviali damascati, alle figurette che stanno sulle mura, come un gruppo di suonatori di chiarina, oppure l'edera che si abbarbica sulle vetuste pareti.

Moderno è il taglio dell'opera: alcuni dettagli sono tagliati fuori, come il cornamento del castello e una parte dei rispettivi cortei.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Valcanover, Vittore Carpaccio, in AA.VV., Pittori del Rinascimento, Scala, Firenze 2007. ISBN 888117099X

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