Vai al contenuto

Idrogenonio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il catione idrogenonio.

Il catione idrogenonio, o catione triidrogeno, è un catione molecolare avente formula H3+.[1]

È formato da tre nuclei di idrogeno (protoni) che condividono una coppia di elettroni che esercita un'azione legante fra di essi.

L'idrogenonio è uno degli ioni molecolari più abbondanti nell'Universo.[2] È una specie che è stabile nel mezzo interstellare per la bassa densità di materia nel mezzo, come pure per la bassa temperatura. Gioca un ruolo singolare e importante nella chimica in fase gassosa, non paragonabile ad altri ioni poliatomici che si trovano in nubi molecolari[3] e nel mezzo interstellare.[4]

Le righe di emissione di H3+ sono state identificate anche nell'atmosfera di Giove,[5] di Saturno[6] e di Urano.[7]

Caratteristiche

[modifica | modifica wikitesto]

H3+ è anche lo ione molecolare più semplice in quanto, essendo costituito da solo idrogeno, ha solo elettroni di valenza nella sua struttura molecolare. È anche l'esempio più semplice di sistema legato (ΔU < 0)[8] in cui sia presente un legame a tre centri e due elettroni (3c-2e).[9]

Lo ione H3+ ha una struttura altamente simmetrica: in esso i tre atomi di idrogeno, legati da due elettroni, sono collocati ai vertici di un triangolo equilatero, per cui la simmetria risultante è D3h.[10] La distanza H−H calcolata risulta essere 90,88 pm (74,14 pm in H2[11]),[12] e la densità elettronica aumenta in direzione del centro del triangolo.[12]

Questo ione molecolare gode di una particolare stabilità connessa all'aromaticità sigma,[13] che per esso si riscontra e che comporta una "corrente di anello",[14] come avviene per il benzene; tale stabilità rende conto dell'abbondanza e della persistenza di questo ione molecolare nel mezzo interstellare, a differenza dello ione molecolare H2+•, un suo importante precursore che invece è una specie molto labile (vide infra).[15] L'omologo superiore più semplice di H3+ è lo ione molecolare isoelettronico di valenza Li3+, anch'esso una specie importante in astrofisica.[16]

L'idrogenonio può formarsi esotermicamente e spontaneamente per protonazione di una molecola di idrogeno, dato che il sistema (H2  +  H+) è parecchio meno stabile:[17]

H2 + H+      H3+       [ ΔHr° = -422,3 kJ/mol (-4,377 eV); ΔGr° = -394,7 kJ/mol (-4,090 eV) ]

(qui ΔHr° e ΔGr°, cambiati di segno, rappresentano l'affinità protonica e la basicità in fase gassosa di H2, rispettivamente)

Questo ione molecolare è un fortissimo acido di Brønsted-Lowry, in grado di protonare anche una base debolissima come il metano dando origine allo ione metanio CH5+, dato che l'affinità protonica di CH4 (-543,5 kJ/mol[18]) è maggiore di quella di H2, e così pure per qualsiasi altro idrocarburo:

CH4 + H3+      CH5+ + H2       [ ΔHr° = (-543,5 + 422,3) kJ/mol = -121,2 kJ/mol ]

Lo ione idrogenonio in atmosfera di idrogeno molecolare può sommare esotermicamente fino a tre molecole H2 formando altri legami 3c-2e, però più deboli, e dando luogo alle specie H3+(H2), H3+(H2)2 e H3+(H2)3;[19] le molecole H2 si dispongono sui vertici del triangolo H3+, con il loro asse di legame perpendicolare al piano di H3+, formando fino a tre altri triangoli.[20]

La via principale di formazione di H3+ si ha a partire da una iniziale ionizzazione di una molecola H2 a dare lo ione radicalico H2+•, che è una specie legata da un solo elettrone (ordine di legame 1/2).[22] Questa specie molto energetica reagisce con un'altra molecola H2 strappando ad essa un atomo H, formando così l'idrogenonio:[23]

H2+• + H2      H3+ + H

La concentrazione di H2+• è il fattore che limita la concentrazione di H3+. Questo infatti può formarsi negli spazi interstellari soltanto quando la molecola H2 viene colpita da un raggio cosmico o una radiazione ultravioletta abbastanza energetica da ionizzarla (teoricamente, occorrono almeno 15,43 eV[24]):

H2 + raggio cosmico      H2+• + e + raggio cosmico

Il raggio cosmico, come si vede nella reazione, ha talmente tanta energia che quella ceduta per ionizzare la molecola di idrogeno è sostanzialmente trascurabile. Nelle nubi interstellari, i raggi cosmici si lasciano dietro una traccia di H2+• e, di conseguenza, di H3+.

Reazioni e distruzione[21]

[modifica | modifica wikitesto]

Esistono parecchie reazioni di distruzione dello ione H3+; in sostanza cedere un protone praticamente a qualsiasi altra molecola con cui entri in collisione (salvo l'elio He, la cui affinità protonica, 177,8 kJ/mol,[25] è molto minore di quella di H2). Il composto più abbondante in assoluto nello spazio è H2, tuttavia la reazione che coinvolge i due composti è soltanto uno scambio di protoni:

H3+ + H2      H2 + H3+

Questa reazione è importante soprattutto per i suoi effetti sul rapporto orto/para di H3+, cioè per il rapporto tra l'idrogenonio con momento angolare di spin 3/2 e quello con momento 1/2.
Un'altra reazione importante è quella con il monossido di carbonio CO, la seconda molecola più abbondante, che viene da esso protonata (affinità protonica = 594 kJ/mol[26]):

H3+ + CO      HCO+ + H2

HCO+ è uno ione importante per la chimica interstellare. Il suo notevole momento di dipolo e la sua abbondanza lo rendono facilmente rintracciabile dalla radioastronomia.
H3+ può protonare anche l'ossigeno atomico (affinità protonica = 485,2 kJ/mol[27]):

H3+ + O      OH+ + H2

Questo è l'inizio di quella che si pensa possa essere la reazione principale di formazione di acqua dall'ossigeno degli spazi interstellari, e dunque ciò che ha dato origine all'acqua presente sulla Terra.

H3+ può essere distrutto anche da un processo chiamato ricombinazione dissociativa. Tale reazione decorre in modi differenti, portando anche a prodotti diversi. Quello che avviene nel 75% dei casi è la formazione di tre atomi di idrogeno, mentre nel restante 25% delle volte si producono H2 e H.

  1. (EN) Trihydrogen cation, su chemspider.com. URL consultato il 9 settembre 2025.
  2. (RU) Илья Хель, Как проходит изучение самой важной молекулы в космосе, su hi-news.ru, 3 settembre 2014. URL consultato il 14 settembre 2025.
  3. (EN) T. R. Geballe e T. Oka, Detection of H+3 in interstellar space, in Nature, vol. 384, n. 6607, 1996-11, pp. 334–335, DOI:10.1038/384334a0. URL consultato il 14 settembre 2025.
  4. Takeshi Oka, Interstellar H3+, in Proceedings of the National Academy of Sciences, vol. 103, n. 33, 15 agosto 2006, pp. 12235–12242, DOI:10.1073/pnas.0601242103. URL consultato il 14 settembre 2025.
  5. (EN) P. Drossart, J.-P. Maillard e J. Caldwell, Detection of H3+ on Jupiter, in Nature, vol. 340, n. 6234, 1989-08, pp. 539–541, DOI:10.1038/340539a0. URL consultato il 14 settembre 2025.
  6. (EN) T. R. Geballe, M.-F. Jagod e T. Oka, Detection of H3(+) infrared emission lines in Saturn, in The Astrophysical Journal, vol. 408, 1993-05, pp. L109, DOI:10.1086/186843. URL consultato il 14 settembre 2025.
  7. (EN) L. M. Trafton, T. R. Geballe e S. Miller, Detection of H3(+) from Uranus, in The Astrophysical Journal, vol. 405, 1993-03, pp. 761, DOI:10.1086/172404. URL consultato il 14 settembre 2025.
  8. (EN) Bound state, su oxfordreference.com. URL consultato il 24 maggio 2025.
  9. (EN) H. H. Osman, P. Rodríguez-Hernández e A. Muñoz, A unified theory of electron-rich and electron-deficient multicenter bonds in molecules and solids: a change of paradigms, in Journal of Materials Chemistry C, vol. 13, n. 8, 20 febbraio 2025, pp. 3774–3803, DOI:10.1039/D4TC04441J. URL consultato il 9 settembre 2025.
  10. CCCBDB listing of experimental data page 2, su cccbdb.nist.gov. URL consultato il 9 settembre 2025 (archiviato dall'url originale il 20 marzo 2021).
  11. Egon Wiberg, Nils Wiberg e A. F. Holleman, Anorganische Chemie, 103. Auflage, De Gruyter, 2017, p. 299, ISBN 978-3-11-026932-1.
  12. 1 2 (EN) Alejandro Pérez Paz, A simple approximate solution for the H3+ ion, in International Journal of Quantum Chemistry, vol. 123, n. 2, 2023, pp. e27015, DOI:10.1002/qua.27015. URL consultato il 14 settembre 2025.
  13. (EN) Ivan A. Popov, Alyona A. Starikova e Dmitry V. Steglenko, Usefulness of the σ‐Aromaticity and σ‐Antiaromaticity Concepts for Clusters and Solid‐State Compounds, in Chemistry – A European Journal, vol. 24, n. 2, 9 gennaio 2018, pp. 292–305, DOI:10.1002/chem.201702035. URL consultato il 13 settembre 2025.
  14. Remco W. A. Havenith, Frank De Proft e Patrick W. Fowler, σ-Aromaticity in H3+andLi3+: Insights from ring-current maps, in Chemical Physics Letters, vol. 407, n. 4, 27 maggio 2005, pp. 391–396, DOI:10.1016/j.cplett.2005.03.099. URL consultato il 10 settembre 2025.
  15. Josene M. Toldo, Jakob Staab e Eduard Matito, Deciphering the astrophotochemical inertness of H3+ at molecular level (PDF), su hal.science. URL consultato il 14 settembre 2025.
  16. Dongbo Zhao, Xin He e Meng Li, A density functional theory study of H3+ and Li3+ clusters: Similar structures with different bonding, aromaticity, and reactivity properties, Elsevier, 1º gennaio 2023, pp. 237–245, DOI:10.1016/b978-0-12-822943-9.00017-6, ISBN 978-0-12-822943-9. URL consultato il 13 settembre 2025.
  17. (EN) Hydrogen, su webbook.nist.gov. URL consultato il 17 febbraio 2023.
  18. (EN) NIST Office of Data and Informatics, Methane, su webbook.nist.gov. URL consultato il 10 settembre 2025.
  19. (EN) NIST Office of Data and Informatics, H3+, su webbook.nist.gov. URL consultato il 9 settembre 2025.
  20. Michel Farizon, Henry Chermette e Bernadette Farizon‐Mazuy, Structure and energetics of hydrogen clusters. Structures of H+11 and H+13. Vibrational frequencies and infrared intensities of the H+2n+1 clusters (n=2–6), in The Journal of Chemical Physics, vol. 96, n. 2, 15 gennaio 1992, pp. 1325–1332, DOI:10.1063/1.462168. URL consultato il 9 settembre 2025.
  21. 1 2 E. Herbst, S. Miller e T. Oka, The astrochemistry of H3+, in Philosophical Transactions of the Royal Society of London. Series A: Mathematical, Physical and Engineering Sciences, vol. 358, n. 1774, 15 settembre 2000, pp. 2523–2534, DOI:10.1098/rsta.2000.0665. URL consultato il 10 settembre 2025.
  22. Frank Weinhold e Clark R. Landis, Valency and bonding: a natural bond orbital donor-acceptor perspective, Cambridge University Press, 2005, pp. 91-92, ISBN 978-0-521-83128-4.
  23. P Allmendinger, J Deiglmayr e F Merkt, Experimental study of the ion-molecule reaction H 2 + + H 2 → H 3 + + H at low collision energies, in Journal of Physics: Conference Series, vol. 635, n. 11, 7 settembre 2015, pp. 112132, DOI:10.1088/1742-6596/635/11/112132. URL consultato il 10 settembre 2025.
  24. (EN) NIST Office of Data and Informatics, Hydrogen, su webbook.nist.gov. URL consultato il 10 settembre 2025.
  25. (EN) NIST Office of Data and Informatics, helium, su webbook.nist.gov. URL consultato il 10 settembre 2025.
  26. (EN) NIST Office of Data and Informatics, Carbon monoxide, su webbook.nist.gov. URL consultato il 10 settembre 2025.
  27. (EN) NIST Office of Data and Informatics, Oxygen, atomic, su webbook.nist.gov. URL consultato il 10 settembre 2025.

Voci correlate

[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
  Portale Chimica: il portale della scienza della composizione, delle proprietà e delle trasformazioni della materia