Ibn Isfandiyar

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Bahā’ al-Dīn Muḥammad ibn Ḥasan ibn Isfandiyār (XII secoloXIII secolo) è stato uno storico persiano, originario del Tabaristan, che scrisse una storia della provincia, Tarikh-i Tabaristan.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il poco che si conosce sulla sua vita lo si deve all'introduzione della sua opera.

All'inizio della sua carriera, Ibn Isfandiyar fu un membro della corte dei Bavandidi, una dinastia nativa del Tabaristan, e godette della protezione di Ardashir I (morto nel 1206). Iniziò a scrivere la sua storia nel 1206, che fino ad allora principalmente consisteva nel "Bavand-nameh", un'opera ormai perduta, presumibilmente in persiano, che Ibn Isfandiyar considerava solo come una storia d'amore dei Bavandidi.[1] Nel 1209 si recò per un breve periodo a Baghdad. Al suo ritorno rimase per due mesi aRayy, dove, nella biblioteca di Rustam b. Shahriyar, ebbe modo di leggere Uqidu sihr wa-qala'idu durar di Abu 'l-Hasan Muhammad al-Yazdadi - una storia araba sul Tabaristan andata in seguito perduta.[2] Ibn Isfandiyar tradusse quest'opera in persiano, e questo, insieme ad informazioni genealogiche e storiche sui Bavandidi, formò il nucleo della sua storia. Aggiunse altro materiale nel corso degli anni, in particolare durante il suo soggiorno di cinque anni in Khwarazm. Il suo destino è sconosciuto; egli può essere tornato al suo nativo Tabaristan ed essere morto lì, o potrebbe esser morto nel sacco Mongolo di Khwarazm nel 1220.

La sua storia, che non venne completata prima del 1217, si conclude con la prima caduta della dinastia Bavandide nel 1210. Un autore anonimo in seguito continuò fino al 1349, quando si concluse il secondo periodo della dinastia, basandosi principalmente sul Tarikh-i Ruyan di Awliya Allah Amuli. L'opera di Ibn Isfandiyar comprende molte informazioni storiche, biografiche e geografiche uniche, tra cui versi in lingua tabari e una traduzione persiana della Lettera di Tansar, un pezzo importante della letteratura pahlavi, inviato dal sommo sacerdote del re sassanide Ardashir III, al principe Jusnasaf del Tabaristan.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Edward G. Browne, An Abridged Translation of the History of Tabaristan, Leiden, Brill, 1905. 3.
  2. ^ Browne, 3. Ibn Isfandiyar critica aspramente questo libro come "un lavoro in cui l'autore ha cercato piuttosto di mostrare la sua padronanza della lingua araba che di diffondere informazioni al lettore". Yazdadi comprende aneddoti fino ai tempi di "Qabus Shamsu'l-Ma'ali (A. D. 976—1012)": Browne p. 36.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Charles Melville, EBN ESFANDĪĀR, in Ehsan Yarshater (a cura di), Encyclopaedia Iranica, Vol. VIII, Fasc. 1, London et al., Routledge & Kegan Paul, 1998, pp. 20–23, ISBN 156859058X.
  • E. Yar-Shater, Ibn-i Isfandiyār, in The Encyclopedia of Islam, New Edition, Volume III: H–Iram, Leiden, and New York, BRILL, 1986, p. 810, ISBN 90-04-08118-6.
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