Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Huri

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Huri su paradisiaci dromedari, in un manoscritto persiano del XV secolo (Miʿrāj-nāme. Parigi, BnF). Da notare che nel Corano e nella Sunna non si parla mai di una simile evenienza.

Le Huri (in arabo: ﺣﻮﺭ‎, ḥūr), pl. di ḥawrā (in arabo: ﺣﻮﺭة‎), masch. aḥwār (in arabo: ﺍﺣﻮﺍﺭ‎), in persiano: ﺣﻮﺭى‎, ḥūrī, in italiano uri o urì[1], secondo la tradizione islamica sono delle giovani donne (la cui natura sarebbe quella dello zafferano, del muschio, della canfora o dell'ambra) che attendono per disposizione divina nel paradiso quanti, in base al decreto di Allah nel Giorno del Giudizio, vi saranno destinati.
In numerosi passaggi coranici,[2] le Huri sarebbero giovani ragazze, con "occhi bellissimi", mentre la leggenda s'è impadronita di loro, descrivendone fantasiosamente la pelle, talmente delicata da essere addirittura diafana, oltre che perennemente vergini, destinate come mogli al beato, allietandone il soggiorno eterno in paradiso. Sempre secondo la tradizione leggenadaria, le giovani non sarebbero soggette al ciclo mestruale e non avrebbero la capacità di concepire e generare.

Sempre secondo il sentimento fantastico islamico, mai certificato dal Corano o dai ḥadīth più autorevoli, esse vivrebbero in bellissimi e sontuosi padiglioni o palazzi, accudite da 70.000 ancelle, e indosserebbero ricchi gioielli e varie pietre preziose e avrebbero perennemente 33 anni – la medesima età del profeta ʿĪsā[3] quando morì[4] – esattamente come i loro mariti umani.

Contrariamente a credenze diffuse, nel Corano non viene rivelato il numero di Huri che attende chi sarà destinato al paradiso.

Secondo lo stesso Corano, nel paradiso esistono anche esseri di sesso maschile: i ghilmān (Cor. LII:24)).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Uri, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 26 giugno 2016.
  2. ^ Cor., II:23-25; III:13-15; IV:60-57; XXXVII:47-48; XXXVIII:52; XLIV:54; LII:20; LV:56, 58 e 72; LXI:12; LXXVIII:33;
  3. ^ Che, per inciso, fruirebbe (sempre secondo una leggenda) di ben 100 huri.
  4. ^ La questione della morte o meno di Gesù è assai dibattuta nella dottrina islamica e, per lo più, l'Islam propende per la tesi (di origine assai verosimilmente docetista), secondo cui la crocifissione non avrebbe avuto in realtà luogo, essendo stati da Dio ingannati i sensi dei presenti.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Corano, introduzione, traduzione e commento di Alessandro Bausani, Firenze, Sansoni, 1955.
  • ʿAbd al-Wahhāb b. Aḥmad al-Shaʿrānī, Mukhtaṣar al-tadhkīra fī aḥwāl al-mawtā wa-umūr al-ākhira li-l-Imām Abī ʿAbd Allāh al-Qurṭubī, Il Cairo, Maktabat al-thaqāfa al-dīniyya, 1986 (Sintesi dell'opera dell'esegeta Abū ʿAbd Allāh al-Qurṭubī riguardante l'Aldilà).
Islam Portale Islam: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Islam