Grant Green

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Grant Green
NazionalitàStati Uniti Stati Uniti
GenereJazz
Periodo di attività musicale1948 – 1978
EtichettaBlue Note Records

Grant Douglas Green (Saint Louis, 6 giugno 1935New York City, New York, 31 gennaio 1979) è stato un chitarrista e compositore statunitense di musica jazz.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Grant Green ebbe le prime esperienze professionali in ambito musicale all'età di tredici anni come chitarrista in un gruppo gospel[1], che si esibiva regolarmente nelle chiese locali. In seguito suonò, sempre in ambito locale in gruppi di rhythm and blues e infine di jazz. Il vero esordio importante lo fece a metà degli anni cinquanta, suonando con il trombettista Harry Edison, con il sassofonista Jimmy Forrest e con il batterista Elvin Jones (la prima volta che Jones lo sentì suonare ne rimase impressionato)[2]. La prima registrazione discografica fu in All the Gin Is Gone, un album di Jimmy Forrest del 1959 per la Delmark Records, affiancato da Elvin Jones.

Il suo primo disco da leader lo incise nel 1960 per la storica Blue Note Records,[3] dopo essere stato introdotto dal sassofonista Lou Donaldson. Green il cui stile si ispira, tra gli altri a Charlie Christian, nel 1962 vinse il Down Beat New Star Award[4] come miglior chitarrista jazz dell'anno. Tra le molte collaborazioni musicali si ricordano soprattutto quelle in cui suonò (e incise) con Sonny Clark, Ike Quebec, Hank Mobley, Stanley Turrentine, McCoy Tyner, Lou Donaldson, Larry Young, (oltre al già citato Elvin Jones). Particolarmente significativo il sodalizio con il sassofonista Joe Henderson. Morì alla fine di gennaio del 1979 a causa di un attacco cardiaco. Si può tranquillamente collocare Grant Green (assieme a Wes Montgomery e Kenny Burrell) tra i chitarristi jazz afroamericani più importanti degli anni sessanta.[5]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

come Leader

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Grant Green Biography, jrank.org. URL consultato il 25 novembre 2013.
  2. ^ (EN) Grant Green-Raised on the Blues, answers.com. URL consultato il 25 novembre 2013.
  3. ^ Ivo Franchi, Blue Note, la storia di una grande jazz label, Il Sole 24 ORE, 10 settembre 2015. URL consultato il 31 luglio 2018.
  4. ^ (EN) Grant Green-At a Glance...Awards, encyclopedia.com. URL consultato il 25 novembre 2013.
  5. ^ Garrison Fewell, Grant Green's Blues: Dog It, Jazzitalia. URL consultato il 31 luglio 2018.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN864627 · ISNI (EN0000 0001 1034 995X · LCCN (ENn88646303 · GND (DE121250970