Forte Busa Grande

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Forte Busa Grande
Fortificazioni austriache al confine italiano
Forte Busa Grande.jpg
Forte Busa Grande
StatoAustria-Ungheria Austria-Ungheria
Stato attualeItalia Italia
CittàVignola Falesina
Coordinate46°02′08.25″N 11°17′53.924″E / 46.035625°N 11.298312°E46.035625; 11.298312Coordinate: 46°02′08.25″N 11°17′53.924″E / 46.035625°N 11.298312°E46.035625; 11.298312
Mappa di localizzazione: Nord Italia
Forte Busa Grande
Informazioni generali
TipoFortezza
CostruzioneMarzo 1915-Maggio 1915
CostruttoreEisler&Bruder
Primo proprietarioImperial regio Esercito
Condizione attualeRestaurato
Proprietario attualeComune di Vignola Falesina
VisitabileSi
Informazioni militari
UtilizzatoreImpero austro-ungarico
Funzione strategicaDifendere la Valsugana
Armamento8 cannoni 9cm/M75

2 obici 10cm/M05

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Forte Busa Grande

Il Forte Busa Grande (in lingua tedesca Ersatzwerk Busa Grande ovvero forte sostitutivo Busa Grande) è una fortificazione che si trova nel comune di Vignola-Falesina in località Compet a 1500 m. di altitudine. È stato costruito durante la prima guerra mondiale dagli austriaci per la protezione della Valsugana.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

"Il caposaldo di artiglieria Busa Grande"[2] con la batteria di obici corazzati venne costruito durante la Prima guerra mondiale in seguito allo smantellamento del sottostante forte Col de le Bene.[2] Il progetto e la sorveglianza dei lavori vennero affidati al Capitano Emil Huetter della direzione del Genio di Trento. Il 7 febbraio del 1915 l'ufficiale aveva già presentato i primi schizzi della nuova batteria di armi da fuoco; in marzo iniziarono i lavori che si conclusero in due mesi e mezzo grazie all'utilizzo dei prigionieri russi[3] che in così poco tempo disarmarono il forte Colle delle Benne e costruirono e armarono il Forte Busa Grande.[3] Precedentemente alla realizzazione del forte, i prigionieri avevano costruito la strada che conduceva al cantiere della nuova fortificazione, nel 1911 e conclusa nel 1912.

L'edificazione della strada per il Forte Busa Grande e del forte stesso erano state affidate, dall'amministrazione militare tirolese, alla ditta viennese Eisler&Bruder con un preventivo di realizzazione di circa 736.527 corone. Tale ditta aveva già costruito forte Belvedere Gschwent, forte Campo Luserna, forte Verle e forte Vezzena .[4][5]

Le fasi di costruzione del forte[modifica | modifica wikitesto]

La prima fase comprendeva la realizzazione della strada che non doveva avere una pendenza superiore al 10%, una larghezza media di almeno 3 metri e il raggio delle curve doveva essere di 10 metri. In seguito si procedette alla costruzione dell'impianto idrico, con portata pari ad almeno 700 litri, e di tutte le strutture necessarie per permettere la sopravvivenza dei lavoratori.[6] Successivamente venne costruito anche uno spaccio per provvedere al sostentamento dei soldati-operai, ben fornito anche nel settore delle bevande alcoliche. Si proseguì poi con gli scavi e la parte in muratura, prima di procedere alla realizzazione degli armamenti, una batteria corazzata con obici in caverna e a prova di bomba, due cupole corazzate da 10 cm M 05 e una cupola d'osservazione ricavata dal disarmo di forte Col de le Bene.[7]

Finita la costruzione si eseguì il collaudo del forte stesso. La prima fase consistette nello sparare alcuni colpi a salve e poi si passò a verificare se le murature avessero subito eventuali danni, perché in quel caso la ditta costruttrice avrebbe dovuto ripararli pagando di tasca propria. A quel punto si poté procedere con il secondo collaudo, più stressante e rigido del primo, dato che venivano sparati proiettili veri in numero superiore.[8] Superate le due procedure il forte entrò in funzione nel maggio del 1915 allo scoppio della guerra con l'Italia. Nell'estate del 1916 venne aggiunta anche una batteria antiaerea; questa serviva per difendere Levico dagli attacchi aerei.[6]

Descrizione del forte[modifica | modifica wikitesto]

Il forte Busa Grande era una base militare costruita con lo scopo di difendere la Valsugana.[3] Rimangono ancora le bozze dei progetti, ma il risultato finale non corrispose totalmente a quello che troviamo su carta a causa di problemi geologici intervenuti durante la costruzione, poiché la disposizione delle rocce permetteva un'abbondante infiltrazione dell'acqua nel terreno.[2]

Durante la realizzazione vennero aggiunti un terzo pozzo per la cupola di osservazione, una cisterna, una stazione per un generatore di corrente elettrica, ulteriori caverne e un tunnel per l’accesso alla trincea della fanteria che circonda interamente il forte.[9]

Il forte è formato da un tunnel centrale, con delle ramificazioni ai lati, rivestito in parte con volte in laterizio e in parte con volte in conci intonacati. Dal questo si riescono a raggiungere diverse caverne, tra cui quella del magazzino centrale dove venivano depositate le munizioni; sono presenti stanze laterali occupate da alloggi, cucine, latrine e depositi per le risorse.[10] La profondità del tunnel permette di essere definito a prova di bomba, ma non del tutto sicuro visti gli svantaggi geologici presenti.

La principale via di approvvigionamento collegava Pergine con la località Compet, dove si trova il forte, e proseguiva poi per il Monte Panarotta.[11]

Il forte durante la guerra[modifica | modifica wikitesto]

La guerra contro l’Italia iniziò il 24 maggio 1915 e per quella data il Forte Busa Grande era pronto; ma solo il 24 agosto gli italiani entrano a Borgo Valsugana. Durante la guerra Busa Grande fu un bersaglio di seconda importanza per le truppe italiane.

I combattimenti sulla linea del fronte in Trentino si fermarono nel dicembre 1915 a causa delle forti nevicate[12]; la neve superò i 5 m e la temperatura andò ampiamente sotto lo zero. Tale situazione climatica impediva l'utilizzo delle strade e gli approvvigionamenti delle risorse.[13] A Busa Grande si utilizzarono prigionieri e civili per liberare l'unica strada che lo collegava con il fondovalle. Le offensive nemiche ripresero solo nell’aprile del 1916.

Nell’ottobre del 1918 unità inglesi scesero in Valsugana, liberano i loro prigionieri di stanza a Levico, e anche per Busa Grande la guerra terminò.[14]

Il Dopoguerra del Forte Busa Grande[modifica | modifica wikitesto]

Nel Dopoguerra tutte le parti utili del forte vennero smontate dalla gente locale e da “recuperanti”, per prendere quanto più materiale utile come ad esempio parti in legno delle postazioni, porte, impianti elettrici, intelaiature, acciaio e ferro. Nel Forte Busa Grande vennero smontate le cupole corazzate, le putrelle, le cisterne e vari pezzi utilizzabili.[15]

Il forte ai giorni nostri[modifica | modifica wikitesto]

Forte Busa Grande Galleria

Grazie al comune di Vignola Falesina nel 2016 il forte Busa Grande è stato restaurato. I lavori di sgombero e poi di recupero sono stati diretti dall’architetto Roberto Pezzato. Sono iniziati nel 2014 e si sono conclusi nel 2016 con il restauro delle cupole e delle camere dei soldati. Il forte è una parte della storia trentina e dall’inaugurazione del 2016 è stato visitato da migliaia di persone. Al suo interno è stata allestita una mostra permanente con fotografie e documenti originali del forte.[16] Recentemente l’artista Roberto Conti ha donato due nuove opere: una prima costituita da un grosso libro scolpito nel legno, che riporta una poesia di Alberto Toldo dal titolo «Sentinella» dedicata proprio al forte, e una seconda dal titolo «Oltre le linee», ricavata da una radice attorcigliata con l’aggiunta di vari reperti che simula un soldato che sbuca dalla trincea.[17]

I prigionieri[modifica | modifica wikitesto]

L'imponente numero di prigionieri russi e serbi che transito per il Trentino durante la Prima Guerra Mondiale venne impiegato come manodopera forzata, utilizzato per i lavori più pesanti, spesso sulla linea del fronte o in prossimità ad essa nonostante il Diritto Bellico e le convenzioni dell'Aja del 1899 e del 1907 lo predissero[18]. Sicuramente essi contribuirono nella primavera del 1915 prima dello scoppio della guerra a dismettere il sottostante forte Colle delle Benne e portare il materiale alla sommità del Monte Orno, costruire e armare il forte Busa grande[19]. Precedentemente furono impiegati per costruire la strada che conduceva al Forte, ma soprattutto per pulirla dalle abbondanti nevicate nell'inverno tra il 1915 e il 1916. Malnutriti poco equipaggiati, poco assistiti, spesso mandati senza un nome, senza una tomba[20][21].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Forte Busa Grande, su visit Valsugana. URL consultato il 3 marzo 2021.
  2. ^ a b c Le linee avanzate della fortezza di Trento: la difesa della Valsugana e le vie di collegamento agli altipiani Volker Jeschkeit, Curcu & Genovese, p. 208.
  3. ^ a b c Forte Busa Grande la “guardia di ferro” della Valsugana, su giornaletrentino.it. URL consultato il 28 aprile 2021.
  4. ^ Volker Jeschkeit, La storia del Forte Busa Grande 1906-2018, Comune di Vignola Falesina, pp. 21/22/23.
  5. ^ Nicola Fontana, La Regione Fortezza, Edizione Osiride, p. 420.
  6. ^ a b Nicola Fontana, La Regione Fortezza, Edizione Osiride, pp. 381-386.
  7. ^ La Storia del Forte Busa Grande Volker Jeschkeit, Comune di Vignola Falesina, p. 27.
  8. ^ Nicola Fontana, La Regione Fortezza, Edizione Osiride, p. 388.
  9. ^ Le linee avanzate della fortezza di Trento: la difesa della Valsugana e le vie di collegamento agli altipiani Volker Jeschkeit, Curcu & Genovese, pp. 208/209.
  10. ^ Le linee avanzate della fortezza di Trento: la difesa della Valsugana e le vie di collegamento agli altipiani Volker Jeschkeit, Curcu & Genovese, pp. 209/210.
  11. ^ Le linee avanzate della fortezza di Trento: la difesa della Valsugana e le vie di collegamento agli altipiani Volker Jeschkeit, Curcu & Genovese, p. 222.
  12. ^ Il fronte Trentino durante la Prima guerra mondiale.
  13. ^ La Storia del Forte Busa Grande Volker Jeschkeit, Comune di Vignola Falesina, pp. 67/68.
  14. ^ Volker Jeschkeit, La Storia del Forte Busa Grande, Comune di Vignola Falesina, pp. 25/29.
  15. ^ La Storia del Forte Busa Grande Volker Jeschkeit, Comune di Vignola Falesina, pp. 80/81.
  16. ^ La Storia del Forte Busa Grande Volker Jeschkeit, Comune di Vignola Falesina, p. 84.
  17. ^ Forte Busa Grande riaperto per le visite e con due opere d'arte, su ladige.it. URL consultato il 28 aprile 2021.
  18. ^ I prigionieri russi e serbi nel Tirolo meridionale Corinna Zangerl, p. 127.
  19. ^ La Storia del Forte Busa Grande Volker jeschkeit, Comune di Vignola Falesina, p. 68.
  20. ^ Forte Busa Grande la "guardia di ferro" della Valsugana, su giornaletrentino.it.
  21. ^ I prigionieri russi e serbi nel Tirolo meridionale Corinna Zangerl, pp. 6-7.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Corinna Zangerl, Prigionieri russi e serbi nel Tirolo meridionale, in Cosa videro quegli occhi! : uomini e donne in guerra : 1913-1920, Rovereto (TN), Laboratorio di storia di Rovereto, 1987, pp. 123-137, ISBN 9788897402558.
  • Diego Leoni, La Guerra Verticale. Uomini, animali e macchine sul fronte della montagna(1915-1918), 2015, ISBN 9788806193478.
  • Volker Jeschkeit, La storia del Forte Busa Grande 1906-2018, Vignola Falesina, Comune di Vignola Falesina, 2019.
  • Volker Jeschkeit, Le linee avanzate della fortezza di Trento: la difesa della Valsugana e le vie di collegamento agli altipiani, Trento, Curcu & Genovese, 2010, ISBN 9788896737149.
  • Nicola Fontana, La Regione Fortezza, Rovereto, Edizioni Osiride, 2016, ISBN 8832266202.
  • Volker Jeschkeit, Forte Busa Grande la “guardia di ferro” della Valsugana, su giornaletrentino.it.
  • Luigi Oss Papot, Forte Busa Grande riaperto per le visite e con due opere d'arte, su ladige.it, 9 giugno 2020.

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