Federigo degli Alberighi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Federigo degli Alberighi è la nona novella della quinta giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio, la vicenda è narrata da Fiammetta.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Federigo degli Alberighi, un giovane noto per la sua gentilezza e cortesia, proveniente da una nobile famiglia fiorentina, si invaghisce di una nobildonna, monna Giovanna. Per tentare di fare colpo su di lei sperpera il suo patrimonio in balli e feste, dominato dai sentimenti dell'amore impossibile (infatti Giovanna è già sposata). Si rovina a tal punto che gli restano solo un piccolo podere e un falcone, col quale si guadagna da vivere e di che mangiare cacciando.

Ad un certo punto il marito di Giovanna si ammala e muore, quindi la donna si dedica interamente al suo unico figlio, già grandicello ma anche lui molto malato. Prova a rinvigorirlo portandolo in un podere, curiosamente vicino a quello di Federigo. Presto il ragazzo fa amicizia con Federigo e osserva il suo falcone: lo ritiene maestoso e crede che possedere quel falcone lo potrebbe fare stare molto meglio. Lo riferisce quindi alla madre, che accetta mal volentieri di chiedere a Federigo il suo bene più prezioso, dopotutto l'amore non ricambiato per Federigo verso Giovanna l'aveva indotto a sperperare tutto il suo patrimonio e a dover vivere di sola caccia, ma l'amore per il figlio la convince. In effetti il ragazzino inizia a star meglio.

Giovanna, quindi, pensa di ricorrere all'astuzia: si fa offrire un pranzo da Federigo e, siccome una donna vedova non può stare a casa di un uomo solo, perché non è buon segno, porta una sua amica con lei. Federigo però, resosi conto di avere solo verdure nella dispensa, decide di sacrificare e far cucinare proprio il falcone per pranzo, all'insaputa della donna. Quando lei inizia a parlare a Federigo del vero motivo per il quale è venuta, lui scoppia in lacrime e le riferisce di aver cucinato il suo falcone.

All'infausta notizia, il ragazzino peggiora notevolmente e muore dopo poco tempo. Dopo un po' di tempo, i fratelli di Giovanna consigliano alla sorella di risposarsi. Lei vorrebbe sposare Federigo perché si era dimostrato nobile di cuore cucinando il suo bene più prezioso pur di dare da mangiare a lei . All'inizio trova l'opposizione dei fratelli, perché Federigo è povero e i fratelli non sono d'accordo che Giovanna sposi un uomo afflitto da problemi economici, ma lei è irremovibile.

I fratelli allora si arrendono, così Federigo e Giovanna si sposano felicemente.

Commento[modifica | modifica wikitesto]

La vicenda è incentrata sull'amor cortese e sulle virtù che, sfiancati dalla liberalità eccessiva, alla fine trovano frutto nell'unione con una controparte che sembra rappresentare la concretezza della nuova classe borghese.

Anche in questa novella è usata la struttura a cornice tipica di Giovanni Boccaccio.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Riassunto e analisi della novella, chemondo.altervista.org. URL consultato il 20 gennaio 2016.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]