Eremo di Grottafucile

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Antonio Ungherini, San Silvestro nell'eremo di Grottafucile (Abbazia di Montefano, lunetta).

L'Eremo di Grottafucile è un edificio religioso situato nei pressi del Monte Revellone, all'interno del comune di Fabriano (provincia di Ancona), nelle immediate vicinanze del borgo di Castelletta, a circa 360 m s.l.m.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La storia di questo eremo inizia con la sua costruzione nel 1227 per mano di san Silvestro Guzzolini ritiratosi in questa grotta a causa di dissapori, di ordine teologico, con il vescovo della Diocesi di Osimo, Sinibaldo.

Silvestro era nato ad Osimo e si ritirò a vita eremitica in questa spelonca naturale che si affaccia sulla Gola della Rossa, donatagli dal suo proprietario Corrado di Rovellone, di nobile famiglia fabrianese, cittadina che si trova a 17 chilometri dal monte detto appunto Monte Rovellone (o Revellone).

Dedicatosi alla vita contemplativa, San Silvestro fu presto raggiunto da altri chierici e l'eremo cominciò a prendere forma di monastero. Preoccupato per l'ascendente che Silvestro cominciava ad avere sulle comunità delle montagne intorno all'eremo papa Gregorio IX inviò, nel 1228, due suoi emissari, due frati domenicani: fra Napoleone e fra Riccardo, per convincere il santo eremita a confluire, insieme ai confratelli, nell'Ordine benedettino.

Il monastero e la chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Nella Vita Sanctissimi Silvestri confessoris et mirifici heremite, oggi conservata tra le carte del monastero di Montefano, naturalmente si ha una versione spirituale della scelta del luogo dell'eremo di Grottafucile. Il santo eremita arrivato a Grottafucile avrebbe esclamato:

«Hic, inquid Silvester, erit requies mea, hic habitabo, quoniam quam pluries in visu eam eligendam mihi Dominus revelavit»

Ovvero:

«Qui - disse Silvestro - sarà il mio riposo, qui abiterò, perché tante volte il Signore mi ha rivelato in visione che dovevo scegliere questo luogo»

[1]

Nel corso degli anni l'eremo si ampliò e cominciò a prendere la forma di un piccolo monastero, i monaci adattarono le grotte a rifugi meno battuti dalle intemperie e dal clima rigido della zona che si trova in pieno Appennino umbro-marchigiano. Le grotte furono trasformate in celle (ancora oggi si possono vedere i lavori di traforo per adattarle a giacigli) e la piccola area davanti alla grotta divenne un cortile con un pozzo centrale.

Il santo eremita vedendo il numero dei seguaci aumentare fu costretto nel 1231 a spostarsi nella meno angusta abbazia di Montefano, sopra la città di Fabriano, la cui costruzione risale appunto a detto anno, e i suoi monaci presero il nome di Congregazione benedettina di Montefano, che poi fu trasformato in Congregazione silvestrina.

Non per questo Grottafucile fu abbandonata, anzi nel 1265 l'eremo primigenio fu ingrandito e trasformati definitivamente in monastero, intorno al 1231 era già iniziata la costruzione di una chiesa, sempre di dimensioni ridotte, dedicata alla Madonna, che prese il nome di "Santa Maria a Grottafucile". La chiesa fu costruita in stile gotico italiano e rimase in funzione anche dopo l'abbandono del contiguo monastero intorno al 1440.

Si vedono oggi dei restauri cinquecenteschi per il rinforzo della struttura con l'apertura di nuovi portali che davano accesso al cortile del monastero circondato da mura e probabilmente l'elevazione di nuove strutture. Del vecchio monastero rimangono ancora una sala capitolare voltata a botte e le mura esterne della chiesa.

Durante una visita, nel 1844, Filippo Bigioli così descrive lo stato dell'eremo:

«...mi presentarono ad ostro un muro di quell'antico monistero ristorato nel 1533 come ricorda una lapida tuttora esistente, ed a levante un avanzo dell'annessa vetusta chiesa di santa Maria (ov'era già serbato pregevole dipinto in tavola), la cui erezione segnata leggesi ancora coll'epoca del 1242 nell'epigrafe incisa in pietra su l'arcata di una finestra»

(Filippo Bigioli, Il Perfetto Leggendario ovvero vite de' santi, Roma 1847)

Successivamente alla fine del XIX secolo il sito fu definitivamente abbandonato e il monte acquistato da una famiglia della frazione sottostante di Pontechiaradovo, nel comune di Genga. L'apertura di una cava alla base dell'eremo e la successiva costruzione della galleria di Gola della Rossa ne misero in pericolo la stabilità. Ma negli anni '70 del XX secolo l'allora Ministero dell'istruzione bloccò i lavori per tutelare le ultime vestigia dell'eremo di San Silvestro.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Alle fonti della spiritualità silvestrina, II, Vita di san Silvestro, beato Giovanni dal Bastone, beato Ugo, san Bonfilio. Testo latino e versione italiana, a cura di Ugo Paoli, Fabriano 1991, pp. 4-109

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • I. Di Nicola - G.N. Menghini, Dalle grotte di Frasassi a Grotta Fucile, Assisi 1987
  • Gregorio Penco, Storia del monachesimo in Italia: dalle origini alla fine del Medioevo, Jaca Book, 1995
  • Luigi Cibrario, Descrizione storica degli ordini religiosi, Volume 1, Stabilimento Tipografico Fontana, 1850

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]