Educazione museale

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L'educazione museale o didattica museale è un campo specialistico della pedagogia, dedicato al ruolo educativo dei musei e degli spazi dell'educazione non formale[1].

Definizioni[modifica | modifica wikitesto]

Una bambina spiega il dipinto di Gaudenzio Ferrari Il martirio di santa Caterina alla Pinacoteca di Brera a Milano

Dagli anni cinquanta in poi in Italia l'espressione “didattica museale” è stata quella più utilizzata, ma da alcuni anni si dibatte sulla sua denominazione, infatti quella proposta da ICOM[2] per la lingua inglese è Museum education, per quella francese è Médiation culturelle - education muséale, per quella spagnola Educación museal - mediación cultural[3]. Si dibatte sulla terminologia in quanto la definizione Museum Education di origine anglosassone comprende apprendimento formale e non formale e abbraccia anche la vita adulta, mentre le lingue latine con 'Educazione' intendono soprattutto quella formale che si apprende a scuola, ma anche quella impartita dai genitori ai figli piccoli. In Italia, inoltre, la definizione "mediazione culturale" è utilizzata con un'accezione diversa, sono proposte invece le definizioni "mediazione museale" o "mediazione culturale museale"[4]. Vi è un dibattito anche sulla definizione del campo di interesse, se cioè conservare “museo” o allargare ai “patrimoni culturali[5].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso degli anni cinquanta, organismi sovranazionali come UNESCO e ICOM cominciano ad affrontare i temi legati alla missione dei musei , identificata con quella di “preservare, conservare e condividere il patrimonio culturale.” Nasce così la commissione ICOM CECA (Commissione Internazionale per l'Educazione e l'azione Culturale) che ha un ruolo specifico nell'elaborazione di strumenti, linee guida e best practice per l'educazione museale[6].

Educazione museale nel museo partecipativo[modifica | modifica wikitesto]

Una visitatrice ascolta musica mentre osserva la Crocifissione dipinta da Michele da Verona, conservata alla Pinacoteca di Brera a Milano

Il libro The partecipatory Museum è stato pubblicato nel 2010 e ha avuto grande impatto nel campo dell'educazione museale internazionale. È stato pensato e raccolto durante l'esperienza legata al blog Museum 2.0 di Nina Simon[7], professionista museale statunitense. Parla di come l'intero approccio degli spazi museali si arricchisce attraverso la partecipazione attiva dei visitatori, partendo da alcuni presupposti:

(EN)

«The idea of the audience-centered institution that is as relevant, useful, and accessible as a shopping mall or train station (with thanks to John Cotton Dana, Elaine Heumann Gurian, and Stephen Weil).

The idea that visitors construct their own meaning from cultural experiences (with thanks to George Hein, John Falk, and Lynn Dierking).

The idea that users' voices can inform and invigorate both project design and public-facing programs (with thanks to Kathy McLean, Wendy Pollock, and the design firm IDEO)..»

(IT)

«1. l'idea di una istituzione centrata sul pubblico che sia rilevante, utile e accessibile così come lo è un centro commerciale o una stazione del treno [...]

2. L'idea che i visitatori costruiscano un loro personale significato dalle esperienze culturali [...]

3. L'idea che la voce dell'utilizzatore possa ispirare e rinvigorire sia il design del progetto che i programmi rivolti al pubblico [...]»

(Nina Simon, The Partecipatory Museum[8])

Storia dell'educazione museale in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Già dall'immediato dopoguerra, in Italia si osservano momenti di grande attenzione al pubblico museale e al modo migliore di coinvolgere i cittadini, per esempio da parte di Fernanda Wittgens, direttrice della Pinacoteca di Brera di Milano e Palma Bucarelli, direttrice della Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea di Roma. Le sperimentazioni riguardano corsi fatti dai musei ma in centri esterni ad essi, visite gratuite, studi sulle modalità di apprendimento dei bambini, attenzione alla produzione del materiale didascalico[9].

Nel 1955 durante il Convegno di Perugia la didattica museale viene inquadrata per la prima volta nell'ambito della "Museologia"[10]. Un primo importante momento di riconoscimento istituzionale dell'educazione museale è il convegno Didattica dei Musei e dei Monumenti nel 1963, a Gardone Riviera dove il CDNIA (Centro Didattico Nazionale per l'Istruzione Artistica) propone di creare specifiche sezioni didattiche, idea che diventa oggetto di una vera e propria raccomandazione istituzionale nel 1970[11].

Negli anni settanta alcuni luoghi fondamentali nel campo dell'educazione museale sono la Pinacoteca di Brera a Milano con i laboratori di Bruno Munari e quelli di Renate Eco, la Galleria Borghese di Roma con la sua direttrice Paola della Pergola, le Gallerie degli Uffizi di Firenze con una delle prime Sezioni Educative e il Museo Poldi Pezzoli di Milano[9].

Nel 1998 il Ministero per i beni culturali e ambientali istituisce il Centro per i Servizi Educativi del Museo e del Territorio (SED)[12].

Figure professionali in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Responsabile dei servizi educativi[modifica | modifica wikitesto]

Le istituzioni museali italiane che vogliono essere riconosciute nel Sistema museale nazionale devono rispettare molti requisiti e la presenza del responsabile dei servizi educativi è fra quelli essenziali. Questo ruolo prevede una funzione di indirizzo e coordinamento per tutte le attività di mediazione del patrimonio dell'istituto, oltre che di riferimento per tutti i soggetti coinvolti nell'educazione permanente[13].

Educatore museale[modifica | modifica wikitesto]

L'educatore museale "realizza gli interventi educativi programmati dal museo adeguandoli alle caratteristiche e alle esigenze dei diversi destinatari"[14]. Questa professione non è ancora stata istituzionalizzata in Italia[15].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Definizione apprendimento non formale e informale e convalida Europass, su europa.eu. URL consultato il 28 giugno 2022.
  2. ^ International Council of Museums (ICOM) ha lo scopo di favorire la cooperazione fra i musei
  3. ^ Stéphanie Wintzerith, About the importance of words I De l'importance des mots I Sobre la importancia de las palabras  (PDF), in ICOM Education 29 -Museum Education, Norderstedt (Germany), BoD – Books on Demand, 2020, pp. 11-12, ISBN 9783752691139 .
  4. ^ Paolo Marella, Tu chiamali se vuoi mediatori culturali | Artribune, su artribune.com, 2 dicembre 2013. URL consultato il 28 giugno 2022.
  5. ^ vedi "Professionalità e funzioni essenziali del museo alla luce della riforma dei musei statali, fascicolo a cura di Icom Italia, novembre 2017
  6. ^ (EN) ICOM CECA, su ICOM CECA. URL consultato il 28 giugno 2022.
  7. ^ (EN) Jim Richardson, In Conversation with Nina Simon, su MuseumNext, 4 aprile 2017. URL consultato il 28 giugno 2022.
  8. ^ (EN) Preface: Why Participate? – The Participatory Museum, su www.participatorymuseum.org. URL consultato il 30 giugno 2022.
  9. ^ a b Didattica Museale, su archivio.pubblica.istruzione.it. URL consultato il 28 giugno 2022.
  10. ^ Didattica Museale nel secondo dopoguerra | Istruzione.it |, su archivio.pubblica.istruzione.it. URL consultato il 28 giugno 2022.
  11. ^ Elena Gremigni in Breve storia degli orientamenti teorici e legislativi intorno alla didattica museale in Italia, Bollettino Telematico dell'Arte, n.268, 31 maggio 2001, cita la circolare 128 del 27 marzo 1970 del Ministero Pubblica Istruzione: “In considerazione di quanto sopra, questo Ministero ritiene opportuna l'istituzione presso ciascuno dei principali Musei di una sezione didattica e, presso ciascuno dei Provveditorati agli Studi, di un centro per il coordinamento delle varie attività a livello provinciale e per la ricerca delle soluzioni da adottarsi con il contributo delle singole esperienze."
  12. ^ Storia del Centro per i Servizi Educativi del Museo e del Territorio, su www.sed.beniculturali.it, 2 novembre 2020. URL consultato il 28 giugno 2022.
  13. ^ Decreto ministeriale del 21 febbraio 2018 (DM 113/2018) (PDF), su storico.beniculturali.it. «Adozione dei livelli minimi uniformi di qualità per i musei e i luoghi della cultura di appartenenza pubblica e attivazione del Sistema museale nazionale» pubblicato su Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n.78 del 04 aprile 2018
  14. ^ ICOM, Carta Nazionale delle Professioni Museali, 2005
  15. ^ Gli educatori museali chiedono il riconoscimento giuridico e normativo della professione, su www.finestresullarte.info. URL consultato il 28 giugno 2022.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiara Mauro e Orietta Zanato, Servizi e competenze educative per un museo responsivo (PDF), in Museologia scientifica, vol. 8, n. 1-2, Torino, CDM Servizio Grafico, 2014, pp. 102-107, ISSN ISSN 1123-265X (WC · ACNP).
  • Bruno Munari (a cura di), Il laboratorio per bambini a Brera, Milano, Mazzotta, 2003, ISBN 88-202-1621-3.
  • Cecilia De Carli (a cura di), Education through art : i musei di arte contemporanea e i servizi educativi tra storia e progetto, Bologna, Zanichelli, 1984.
  • Adriana Bortolotti, Mario Calidoni e Silvia Mascheroni, Per l'educazione al patrimonio. 22 tesi, Milano, Franco Angeli, 2008, ISBN 978-88-464-9203-6.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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