Galleria Borghese

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Galleria Borghese
Galleria borghese facade.jpg
La facciata e l'ingresso del museo.
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàRoma
IndirizzoPiazzale del Museo Borghese, 5
Caratteristiche
Tipopittura, scultura
Istituzione1903
FondatoriScipione Caffarelli-Borghese
Apertura1902
ProprietàItalia
DirettoreFrancesca Cappelletti
Visitatori609 423 (2018)[1]
Sito web

Coordinate: 41°54′51″N 12°29′32″E / 41.914167°N 12.492222°E41.914167; 12.492222

La galleria Borghese è un museo statale italiano, con sede nella villa Borghese Pinciana a Roma. Ospita tuttora gran parte della collezione d'arte iniziata da Scipione Borghese, cardinal-nipote di Paolo V, cui si deve anche la costruzione della villa stessa.

Vi sono esposte opere di Gian Lorenzo Bernini, Agnolo Bronzino, Antonio Canova, Caravaggio, Raffaello, Perugino, Lorenzo Lotto, Antonello da Messina, Cranach, Annibale Carracci, Pieter Paul Rubens, Bellini, Tiziano. Si può considerare unica al mondo per quel che riguarda il numero e l'importanza delle sculture del Bernini e delle tele del Caravaggio.[2].

È di proprietà del Ministero per i beni e le attività culturali, che dal 2014 l'ha annoverata tra gli istituti museali dotati di autonomia speciale.[3]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La villa[modifica | modifica wikitesto]

Camillo Borghese in abiti napoleonici, di Gérard, New York, Frick Collection.

Alla fine del XVI secolo i Borghese, una ricca famiglia di Siena, acquisirono un terreno a nord di Roma, fuori Porta Pinciana, per creare gradualmente un immenso parco. Nello stesso periodo la famiglia Borghese estese la sua influenza nell'aristocrazia romana, soprattutto quando Camillo Borghese fu eletto Papa nel 1605 con il nome di Paolo V. La famiglia cominciò allora a costruire una villa nel suo parco del Pincio[4].

Il progetto iniziò nel 1607 e fu affidato all'architetto Flaminio Ponzio, che aveva già lavorato per i Borghese nel loro palazzo urbano sulla sponda sinistra del Tevere. L'architetto Giovanni Vasanzio fu incaricato di completare i lavori dopo la morte di Ponzio, avvenuta nel 1613, mentre i lavori dei giardini, opera di Carlo Rainaldi, continuarono fino al 1620. Già nel marzo 1613 opere della importante collezione raccolta dal Cardinale Scipione Borghese, nipote di papa Paolo V, vennero trasferite dal palazzo Dal Borgo, dove vissero i fratelli del papa, alla villa del Pincio[5][6]. Lo stile architettonico trae ispirazione da Villa Medici e dalla Villa della Farnesina, con un portico che si apre sui giardini. Villa Borghese fu poi decorata nello stile del XVI secolo. L'intera facciata fu impreziosita da 144 bassorilievi e da 70 busti. Le finestre numerose e la distribuzione delle stanze sono state progettate per favorire una buona visione delle opere. Lodovico Cigoli dipinse alcuni affreschi, tra cui la Storia di Psiche.

Nel 1770 Marcantonio IV Borghese, desiderando rinnovare l'interno della villa come è tuttora, ne incaricò Antonio Asprucci che ingaggiò maestranze per eseguire affreschi, stucchi e decorazioni in marmo policromo. La maggior parte dei dipinti rappresenta la storia della famiglia: dal mitico eroe romano Marcus Furius Camillus ai Borghese dell'epoca.

Il museo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1902 venne trasformata in museo, a seguito dell'acquisizione da parte dello Stato italiano delle raccolte facenti parte del Fidecommisso Borghese. Primo direttore della Galleria Borghese fu Giovanni Piancastelli (1845-1926)[7] a cui succedette nel 1906 Giulio Cantalamessa, già direttore delle gallerie dell'Accademia di Venezia[8].

Chiusa nel 1983, la galleria ha subito un restauro completo durato quattordici anni, ripristinando l'aspetto originale dell'esterno dell'edificio con gli intonaci, le statue e la scalinata con due rampe.

La galleria è stata riaperta nel giugno 1997.

Nel 2013 è stato il nono sito statale italiano più visitato, con 498.477 visitatori[9].

Nel 2015, il ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo Dario Franceschini ha nominato Anna Coliva direttrice della galleria Borghese[10].

Storia della collezione delle antichità classiche e dispersioni[modifica | modifica wikitesto]

Primavera come Flora, Pietro Bernini, in origine entro il fedecommesso Borghese ma successivamente venduto nel 1891. MET, New York
Gladiatore Borghese, Musee du Louvre
Busto Papa Paolo V, Malibu, California, US, Getty Museum.

Scipione Borghese era un appassionato collezionista, che non si fermava davanti a nulla pur di acquisire nuove opere. La sua collezione iniziò con opere appartenenti al patrimonio familiare: alcune antiche sculture e dipinti di maestri toscani. Nel corso del XVII secolo, formò una delle più grandi collezioni d'arte italiane. I suoi gusti prediligevano i manieristi. Per ogni artista cercò di acquisire diverse opere che rappresentassero l'evoluzione del suo stile. La sua raccolta si arricchì anche grazie a collezioni altrui, acquistate o confiscate. Nel 1607 lo zio Paolo V gli diede un insieme di opere confiscate al Cavalier d'Arpino. Nel 1609 acquistò la collezione di Tommaso della Porta, scultore e antiquario. Alla morte di Scipione, nel 1633, la sua collezione era ricchissima.

Durante il XVII secolo i Borghese continuarono ad ampliare la collezione di Scipione. Un'aggiunta significativa si ebbe con l'eredità di Olimpia Aldobrandini, moglie di Paolo Borghese. Nel 1682 l'importante collezione Aldobrandini venne divisa tra i suoi figli, provenienti da due letti diversi: Gianbattista Pamphilj (Papa Innocenzo X),(questa parte nutrirà la collezione Pamphilj, attualmente la Galleria Doria-Pamphilj) e Gianbattista Borghese.

Nel XIX secolo iniziarono i tempi difficili. Durante l'occupazione francese, la pressione fiscale aumentò notevolmente per finanziare le campagne napoleoniche, con aggravio sulle famiglie che si erano opposte ai francesi. Numerose famiglie romane si trovarono in difficoltà finanziarie e furono costrette a vendere le loro collezioni d'arte per far fronte alle imposte francesi, sempre più alte. In un contesto in cui si attuavano le spoliazioni napoleoniche in tutta Italia, il Principe Camillo Borghese nel 1809 fu forzato a vendere la sua magnifica collezione di statuaria romana e greca direttamente a Napoleone per la somma di otto milioni di franchi, nonostante la collaborazione fattiva e continuata di Camillo con gli occupanti francesi e il matrimonio con la sorella preferita di Napoleone, Paolina[11]. Il principe Borghese non ottenne neanche tutta la somma offerta in cambio della collezione e fu obbligato ad accettare in pagamento terre e diritti minerari in Lazio, che vennero successivamente restituite ai legittimi proprietari con la Restaurazione[12]. Come scriveva l'antiquario inglese W. Buchanan nel 1824, Napoleone aveva "imposto grandi somme di denaro sui principi e la nobilità (...) che si era opposta alle sue armate, e quando vedeva che queste venivano pagate, rinnovava le sue richieste finché pensava che i proprietari di opere d'arte detenessero ancora dei tesori antichi: questa fu la sorte dei Principi Colonna, Borghese, Barberini, Chigi, Corsini, Falconieri, Lancellotti, Spada, eccetera con molte delle famiglie nobili di Roma, vennero forzati... a vendere i loro dipinti... per provare che non disponessero più dei mezzi per sostenere queste pesanti e continue tassazioni"[13]. Infatti, secondo lo storico Ferdinand Boyer[14], Camillo Borghese era in difficolta finanziarie a seguito dell'invasione napoleonica e venne costretto a vendere parte della collezione per far fronte alle spese del patrimonio, così pesantemente tassato per finanziare le guerre napoleoniche.

La virtù sottomette il vizio, 1615 ca., Pietro Bernini, Museo Carrara

Interessante parallelo storico è quello avvenuto quasi un secolo più tardi al Discobolo di Mirone, sottratto ai principi Lancellotti portato in Francia durante le spoliazioni napoleoniche, ma successivamente restituito con il Congresso di Vienna. In epoca recente, il Discobolo fu venduto per 5 milioni di lire dal principe Lancellotti a Goering. Fu restituito nel 1948 solo dopo lunghe battaglie legali e dopo che lo storico dell'arte Rodolfo Siviero dimostrò, documenti alla mano, come l'opera era stata venduta solo grazie all'alleanza con un regime tirannico, anche in riferimento alle leggi di tutela del patrimonio culturale dell'epoca.

Ermafrodrito dormiente, Parigi, Museo del Louvre.

Con il Congresso di Vienna, Camillo Borghese cercò in tutti i modi il recupero della propria raccolta di antichità. L'editto del 1802 di papa Pio VII sulla conservazione e tutela del patrimonio artistico di Roma poneva diverse limitazioni all'alienazione all'estero; gli atti dell'amministrazione dello Stato Pontificio nel 1807 bloccavano la vendita della collezione Borghese (Emiliani 1978; Rossi Pinelli 1979; Herrmann-Fiore 2005). Diversi studi sono stati pubblicati sulla compravendita (vedasi Boyer 1937; Debenedetti 1991; Pinon 1998; Chatelain 1999; Fabréga-Dubert 2004a; Ead. 2009; Ead. 2011a; Ead. 2011b), contro la quale si mobilitò tutto il mondo intellettuale dell'epoca. Nel 1807 Antonio Canova intervenne, scrivendo a papa Pio VII un famoso memoriale contro la vendita dei marmi della collezione Borghese a Napoleone[15]. In esso, lo scultore sollevava molti dubbi sulla legalità e sulla moralità dell'accordo. Vedendo quei capolavori a Parigi al Louvre nel 1810, Canova si espresse così a Napoleone: «Gran orrore Maestà! Vendere capi d'opera di quella sorta! Quella famiglia sarà disonora finché vi sarà storia!».[16] Ancora, Canova definì la vendita «un’incancellabile vergogna» per quegli stessi Borghese proprietari della «villa più bella del mondo».[17] La statuaria romana della collezione Borghese, cui facevano parte l'Ermafrodito dormiente restaurato dal Bernini, l'Antinoo Mondragone descritto dal Winkelmann, il Gladiatore Borghese, l'Era Borghese, l'Ares Borghese, fu oggetto delle vendite effettuate durante il periodo delle spoliazioni napoleoniche e si trovano oggi nella collezione di statuaria greca, romana e classica del Louvre. Della collezione Borghese vennero vendute 344 antichità, di cui 154 statue, 160 busti, 20 colonne e vari vasi tra cui il Vaso Borghese. Nel 1815 solo una piccola parte di questi pezzi fu restituita ai Borghese, a causa, probabilmente, del mancato pagamento del prezzo. I tentativi di restituzione della collezione andarono a vuoto, anche per la mancanza della diplomazia culturale.

Nel 1827 Camillo Borghese comprò nel mercato antiquario di Parigi la Danae del Correggio e s'impegnò a restaurare i guasti delle spoliazioni napoleoniche della Villa Borghese. Al fine di evitare ulteriori dispersioni, nel 1833 il principe Francesco Borghese firmò un accordo che rendeva tutto inalienabile attraverso fidecommesso, che copriva tutte le opere mobili e immobili presenti nella Villa. Ma nel 1891 i successori del principe Francesco Borghese vendettero all'americano Luther Kountze due opere di Pietro Bernini, che erano all'entrata della Vigna di Porta Pinciana: Flora e Priapo., che erano state commissionate dal Cardinal Borghese nel 1616. Rientravano probabilmente nel fidecommesso Borghese del 1833. Non sono chiare le circostanze della vendita all'estero, né se vi sia stata un'autorizzazione ministeriale che sciogliesse il fidecommesso permettendo la vendita. Le due opere sono state cedute al museo MET di New York tramite Annenberg Foundation Gift nel 1990[18]. Altre due opere di Pietro Bernini provenienti da Villa Borghese sono a Bergamo all'Accademia Carrara: la Virtù sottomette il Vizio, con l'aquila borghese in basso a sinistra, e l'Andromeda, citata nei giardini della Villa.

Due busti di papa Paolo V realizzati da Gian Lorenzo Bernini, su commissione diretta dello stesso papa, furono conservati presso la "galleria" di Villa Borghese fino al 1893, quando vennero alienati in un’asta tenuta a Roma tra il 13 e il 24 marzo, assieme ad altre opere d’arte della collezione Borghese. Un busto passò in una collezione privata a Vienna, ma dalla fine del XIX secolo se ne sono definitivamente perse le tracce.[19] Venne riscoperto e riattribuito a Gian Lorenzo Bernini da Francesco Petrucci[20], uno dei massimi esperti berniniani, si trova ora al Getty Museum di Malibù[21]. Il secondo, in bronzo, fu venduto nel 1892 ed è confluito poi a Copenaghen, Staten Museum for Kunst.

Infine nel 1902, quando le finanze dei Borghese subirono un severo tracollo finanziario, le collezioni furono acquistate dallo Stato Italiano per 3,6 milioni di lire. L'unità tra il giardino e la villa si perse nel 1903, quando lo Stato vendette il giardino al Comune di Roma.

Recentemente, sul mercato antiquario è comparso il ritratto del Principe Camillo Borghese in abiti napoleonici dipinto da François Gérard (1770-1837), allievo di Jacques-Louis David. Il dipinto proviene direttamente dagli eredi Borghese ed è stato venduto alla Frick Collection di New York, dopo un'errata autorizzazione all'esportazione delle Belle Arti di Bologna.


Le opere maggiori[modifica | modifica wikitesto]

Gian Lorenzo Bernini, La Verità svelata dal tempo. Foto di Paolo Monti.

Lista in ordine alfabetico, per nome dell'autore, delle principali opere esposte in galleria.

Bacchiacca
Federico Barocci
Giovanni Bellini
Gian Lorenzo Bernini
Antonio Canova
Caravaggio
Cesare da Sesto
Correggio
Lucas Cranach il Vecchio
Dosso Dossi
Giorgione
Lorenzo Lotto
Parmigianino
Pinturicchio
Raffaello
Pieter Paul Rubens
Savoldo
Tiziano

Le sale[modifica | modifica wikitesto]

  • Portico e sala d'ingresso (Salone di Mariano Rossi): ospitano busti di imperatori romani, mosaico con lotte di gladiatori e un Bacco colossale.
  • Sala I, della Paolina (un tempo "Sala del Vaso", per la presenza del cratere neoattico attualmente conservato al Museo del Louvre): pareti ornate da antichi rilievi del XVIII secolo e da altri del XIX secolo. Ospita i busti di Valadier (Bacco ed Hermes) e, al centro, la famosa scultura del Canova "Paolina Borghese come Venere Vittoriosa", che ha dato il nome alla stanza e che richiama i dipinti della volta con le “Storie di Venere e di Enea”, opera di Domenico de Angelis del 1779.
  • Sala II, di David: anche chiamata "Sala del Sole" per l'affresco della volta di Francesco Caccianiga, che rappresenta la caduta di Fetonte, incapace di guidare il carro del Sole e per questo fulminato da Giove, così come narrato da Ovidio nelle Metamorfosi. La statua di "David" di Gian Lorenzo Bernini, realizzata tra 1623 e 1624, troneggia al centro. Notevoli i dipinti "Sansone in carcere" di Annibale Carracci, "David con la testa di Golia" di Battistello Caracciolo, "Andromeda" di Rutilio Manetti e i sarcofagi greci del II secolo.
  • Sala III, di Apollo e Dafne: ospita la scultura di Gian Lorenzo Bernini "Apollo e Dafne", soggetto ripreso sul soffitto, dipinto alla fine del XVIII secolo. La sala ospita anche sculture ellenistiche e romane e opere del pittore Dosso Dossi.
  • Sala IV, degli Imperatori: questa sontuosa sala, decorata con stucchi, marmi, affreschi e pitture, prende il nome dai 18 busti degli imperatori romani presenti nelle galleria. Le nicchie a parete ospitano statue antiche, tra cui "Artemis Borghese", originale greco del IV secolo a.C. Al centro il gruppo scultoreo del "Ratto di Proserpina", di Gian Lorenzo Bernini. Presente anche il "Toro Farnese" di Antonio Susini.
  • Sala V, dell'Ermafrodito: l'Ermafrodito dormiente è una delle due copie della scultura originale in bronzo di Policleto, l'altra esposta al Louvre è restaurata da Gian Lorenzo Bernini. Sul pavimento, un mosaico romano del II secolo che rappresenta una scena di pesca.
  • Sala VI, di Enea e Anchise: ospita la statua in marmo di "Enea e Anchise", opera giovanile di Gian Lorenzo Bernini, e "La Verità", dello stesso.

Piero di Cosimo; Andrea del Sarto; Bronzino.

  • Sala X, di Ercole: già "Sala del Sonno", per la presenza della scultura di un letto a baldacchino e per L'allegoria del sonno in marmo nero antico, opera di Alessandro Algardi attualmente collocata nella Sala XV. Il suo nome fu poi cambiato nell'attuale a causa dei dipinti della volta, che rappresentavano le imprese di Ercole. Dipinti di manieristi italiani: "Ritratto di uomo", del Parmigianino; Danae, del Correggio. Presente anche il dipinto "Venere e Amore ladro di miele", di Lucas Cranach il Vecchio.
  • Sala XI, o della Pittura Ferrarese, ex "Sala di Ganimede": piccola sala chiamata "Galleria piccola", frutto del rifacimento della seconda metà del XVIII secolo per opera del principe Marcantonio IV Borghese. Sulla volta si può ammirare la Favola di Ganimede di Vincenzo Berrettini (XVIII secolo). Gli altri dipinti sono di scuola ferrarese del XVI secolo (Mazzolino, Ortolano, Garofalo), acquistati da Scipione Borghese grazie all'intercessione del cardinale Bentivoglio dopo la devoluzione di Ferrara allo Stato Pontificio.
  • Sala XII, delle Baccanti: raccoglie opere dell'area lombardo-veneta del primo '500. Ospita un "Ritratto di Mercurio Bua" di Lorenzo Lotto (1535), una "Pietà" del Sodoma (1510), dipinti di scuola leonardesca o tratti da disegni del maestro.
  • Sala XIII, della Fama: piccolo spazio decorato da Felice Giano. Al centro, l'"Allegoria della Fama" attorniata da putti con aquile, che richiamano lo stemma dei Borghese. Esposte opere di maestri bolognesi del tardo Quattrocento.
  • Sala XIV, Loggia di Lanfranco: originariamente loggia aperta al panorama dei giardini segreti, nel tardo XVIII secolo è stata chiusa e trasformata in galleria per preservare l'affresco del "Consiglio degli Dei" di Giovanni Lanfranco. Qui si conservano numerose opere di Gian Lorenzo Bernini (1598-1680): il "Busto di Paolo V Borghese"; le due celebri versioni del "Busto del cardinale Scipione Borghese"; la "Capra Amaltea", opera giovanile; il bozzetto in terracotta per il "Monumento equestre di Luigi XIV", eseguito a più di settant'anni. Sono presenti anche tre dipinti dello stesso: "Ritratto di fanciullo", "Autoritratto giovanile" e "Autoritratto in età matura". Esposti quattro tondi di Francesco Albani, "Mosè" di Reni, il "Figliol Prodigo" di Guercino e il "Concerto" di Gherardo delle notti.
  • Sala XV, dell'Aurora: esposte "L'ultima cena" di Bassano (1546, uno dei capolavori della pittura manierista), varie opere di Dosso Dossi e del Savoldo.
  • Sala XVI, della Flora. Prende il nome dal soggetto del dipinto di Domenico De Angelis presente sulla volta: raffigurazione della "Flora come madre della natura", così come riportato nei Fasti di Ovidio. I dipinti esposti mostrano l'influenza della maniera michelangiolesca nella seconda metà del Cinquecento su artisti di diversa provenienza geografica. Tra le opere, il "Cristo deposto con la Maddalena e due angeli" di Marcello Venusti (1512-1579) e l'"Adorazione del Bambino" di Pellegrino Tibaldi (1527-1596) Le due piccole allegorie di Jacopo Zucchi (1540 ca.-1596 ca.), eseguite su rame, provengono probabilmente dallo studiolo romano di Ferdinando de' Medici.
  • Sala XVII, del Conte di Angers: sono esposti dipinti del Seicento, in buona parte di scuola fiamminga e olandese, come Francken il Giovane ("Il negozio antiquario") e David Teniers il Giovane ("Bevitore"). Da segnalare la "Madonna col Bambino" di Pompeo Batoni e quella di analogo soggetto del Sassoferrato.
  • Sala XVIII, di Giove e Antiope: qui esposti "Susanna e i vecchioni" e "Compianto su Cristo morto", entrambi di Rubens.
  • Sala XIX, di Elena e Paride: cinque dipinti sulla volta illustrano gli episodi del principe di Troia. Fra i dipinti esposti: la "Caccia di Diana" e la "Sibilla", di Domenichino (1581-1641); "Enea che fugge da Troia" e "San Girolamo", di Federico Barocci (1535-1612); "Giuseppe e la moglie di Putifarre" e "Norandino e Lucina nella tana dell'orco", di Giovanni Lanfranco (1582-1647); "Ragazzo che ride", di A.Carracci.
  • Sala XX, di Amore e Psiche: il soffitto del XVIII secolo rappresenta gli amori di Eros e Psiche. La sala è dedicata ai maestri veneti del XV e XVI secolo: Giorgione (1507), Tiziano (il famoso " Amor Sacro e Amor profano" 1514), Veronese, Carpaccio, Giovanni Bellini, Lorenzo Lotto. Presente anche il siciliano Antonello di Messina ("Ritratto d'uomo", 1475).

Il progetto Dieci Grandi Mostre[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2006, la galleria Borghese ha dato avvio ad un grande progetto denominato "Dieci Grandi Mostre"[22]. All'interno del Museo, infatti, sono conservate opere somme dei maggiori artisti del Cinquecento e Seicento; per citarne solo alcune, la Deposizione di Raffaello, la Paolina Bonaparte di Canova, la Danae di Correggio, la Madonna dei Palafrenieri di Caravaggio, Venere e Amore di Lucas Cranach il Vecchio, l'Amor Sacro e Amor Profano di Tiziano, Apollo e Dafne di Bernini, la Caccia di Diana di Domenichino.

Gran parte di queste opere è inamovibile dalla propria sede. Sono infatti troppo delicate, troppo grandi o su supporto troppo fragile per spostarsi; è perciò impossibile il trasferimento a quelle mostre temporanee che in giro per il mondo vogliono approfondire l'attività pittorica di questi artisti. L'obiettivo è quindi quello di colmare questa lacuna con un progetto programmatico di dieci grandi mostre monografiche in dieci anni. Il ciclo di mostre infatti vuole approfondire la conoscenza che studiosi e grande pubblico hanno di autori, anche molto noti, accostando per la prima volta ai capolavori della collezione Borghese prestigiosi prestiti dalle maggiori istituzioni museali del mondo.

La prima mostra, che si è svolta dal 19 maggio al 10 settembre 2006, era dedicata a Raffaello. Un'importante serie di disegni arricchiva la mostra e dava la possibilità di esplorare il processo creativo del grande pittore.

La seconda mostra, che si è svolta da ottobre 2007 a febbraio 2008, prendeva in esame l'opera di Antonio Canova. Insieme quindi alla Paolina Borghese, opera "padrona di casa", la galleria ha avuto l'onore di ospitare circa 60 opere di cui 18 sculture.

La terza mostra, che si è svolta dal 22 maggio al 14 settembre 2008, prendeva in esame il delicato rapporto tra Correggio e l'Antico. Una serie di paralleli meditati per analizzare ed approfondire l'opera del grande pittore cinquecentesco e verificare le sue ispirazioni dall'antico.

La quarta mostra, che si è svolta dal 2 ottobre 2009 al 24 gennaio 2010, ha affiancato due personalità estreme, Caravaggio e Francis Bacon, entrate nell'immaginario collettivo come artisti “maledetti”, che hanno espresso nella pittura il tormento dell'esistenza con pari intensità e genialità inventiva.

La quinta mostra, che si è svolta dal 15 ottobre 2010 al 3 marzo 2011, ha preso in esame il lavoro di un grande pittore tedesco: Lucas Cranach il Vecchio. Si voleva dare un'immagine complessiva della produzione artistica del pittore rinascimentale, artista di corte e innovatore, legato alle tradizioni fiamminghe ma contaminato anche dalle novità figurative italiane.

La sesta mostra, che si è svolta da 7 dicembre 2011 al 9 aprile 2012, era intitolata "I Borghese e l'Antico".

La settima mostra, che si è svolta nel 2012, era dedicata a Tiziano.

L'ottava mostra, che si è svolta nel 2013, era dedicata a Dosso Dossi.

La nona mostra, che si è svolta nel 2014, era dedicata a Domenichino.

La decima mostra, che si è svolta nel 2015, era dedicata a Bernini.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Visitatori e introiti dei musei Archiviato il 21 giugno 2019 in Internet Archive.. Aggiornato al 15 febbraio 2019.
  2. ^ Anna Coliva. La Biografia della N.1 di Galleria Borghese, in ExpoItalyArt, 2 settembre 2015. URL consultato il 14 settembre 2017.
  3. ^ Cfr. DPCM 29 agosto 2014, n. 171.
  4. ^ Villa Borghese: Storia, su www.campusluccastudenti.it. URL consultato il 14 settembre 2017 (archiviato dall'url originale il 15 aprile 2017).
  5. ^ La Galleria Borghese, in Sito ufficiale del turismo in Italia, 23 marzo 2015. URL consultato il 14 settembre 2017.
  6. ^ aministra, Galleria Borghese - Orario di apertura e costo del biglietto, su www.museionline.info. URL consultato il 14 settembre 2017.
  7. ^ PIANCASTELLI, Giovanni in "Dizionario Biografico", su www.treccani.it. URL consultato il 14 settembre 2017.
  8. ^ Galleria Borghese, in Associazione culturale Michelangelo Merisi, 6 novembre 2014. URL consultato il 14 settembre 2017.
  9. ^ Frida Nacinovich, Galleria Borghese, tesori italiani da custodire e tutelare - di Frida Nacinovich, su www.sinistrasindacale.it. URL consultato il 14 settembre 2017.
  10. ^ Anna Coliva alla Galleria Borghese di Roma, in Il Sole 24 ORE. URL consultato il 14 settembre 2017.
  11. ^ Dorothy Mackay Quynn, The Art Confiscations of the Napoleonic Wars, in The American Historical Review, vol. 50, n. 3, 1945, pp. 437–460, DOI:10.2307/1843116. URL consultato il 19 aprile 2020.
  12. ^ 9 Miintz, in Rev. hist. dipl., X, 485; Lanzac de Laborie, VIII, 282-88; Sa.
  13. ^ 40 Buchanan, II, 2-3.
  14. ^ (EN) Carole Paul, The Borghese Collections and the Display of Art in the Age of the Grand Tour, Routledge, 5 luglio 2017, ISBN 978-1-351-54592-1. URL consultato il 19 giugno 2020.
  15. ^ A. Campitelli (a cura di), Canova 1807. Memoriale a papa Pio VII in difesa del diritto del popolo romano contro la vendita dei marmi della collezione borghese a Napoleone, Milano, 2005.
  16. ^ Bentornato Ermafrodito. La strepitosa collezione di marmi antichi venduta a Napoleone, su Il Sole 24 ORE. URL consultato il 14 giugno 2020.
  17. ^ www.ilgiornaledellarte.com, https://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/2011/12/111116.html. URL consultato il 14 giugno 2020.
  18. ^ www.metmuseum.org, https://www.metmuseum.org/art/collection/search/207813. URL consultato il 23 giugno 2020.
  19. ^ F.Petrucci, UN BERNINI RISCOPERTO Il busto in marmo di Paolo V in Studi di Storia dell'arte 26/2015, pp.201-214
  20. ^ https://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/2015/7/124753.html
  21. ^ News from the Getty | J. Paul Getty Museum is Acquiring Recently Rediscovered Bernini, su news.getty.edu. URL consultato il 20 giugno 2015 (archiviato dall'url originale il 20 giugno 2015).
  22. ^ (Sito dedicato del progetto), su diecigrandimostre.it. URL consultato il 29 marzo 2012 (archiviato dall'url originale il 10 maggio 2013).

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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