Duomo di Nepi

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Basilica Concattedrale di Santa Maria Assunta e Sant'Anastasia
Cathedral of Santa Maria Assunta (Nepi).jpg
Interno
Stato Italia Italia
Regione Lazio
Località Nepi
Religione Cattolica
Titolare Maria
Diocesi Civita Castellana
Inizio costruzione V secolo
Completamento XIX secolo

Coordinate: 42°14′32.8″N 12°20′49.1″E / 42.242444°N 12.346972°E42.242444; 12.346972

La chiesa di Santa Maria Assunta è il duomo di Nepi, e concattedrale della diocesi di Civita Castellana.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Basilica Concattedrale di Santa Maria Assunta, o più semplicemente il "Duomo". Secondo un'antica tradizione sorgerebbe nel luogo un tempo occupato dal tempio pagano dedicato a Giove. Vero è che nelle adiacenze si trovava il foro di epoca romana. Scavi condotti nell'area dell'ex Vescovado, attiguo alla cattedrale stessa, hanno attestato il persistere del carattere socio-religioso di questa parte di città in questi ultimi due millenni di storia. Un primo edificio di culto era già presente nel V secolo. Saccheggiato e distrutto nel 568 durante le guerre tra Longobardi e Bizantini, era di nuovo funzionante nel IX secolo. Ingrandita e abbellita nell'XI e XII secolo, si arricchisce in questo periodo della splendida cripta. Illustri Vescovi di questa Cattedrale sono stati San Pio V (1556/61) e San Carlo Borromeo (1564), Amministratore Apostolico della Diocesi di Nepi e Sutri. Tra il 1680 e il 1752, vengono aggiunte la IV e la V navata. Il 2 dicembre 1798 l'edificio viene incendiato dalle truppe Napoleoniche. Ricostruita nuovamente tra il 1818 e il 1840.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Facciata della Basilica Concattedrale di Santa Maria Assunta.

Il Portico[modifica | modifica wikitesto]

Costruito alla fine del XV secolo. È costituito da tre archi a tutto sesto con due colonne di granito. Il cornicione posto un tempo appena sotto la coperture, successivamente rialzate, mostra motivi tardogotici. Nelle pareti del portico sono murati frammenti marmorei di epoche diverse, tra cui: lapidi, un frammento del primitivo pavimento cosmatesco (del 1266) in opus alexandrinum, un cippo di epoca romana, un sarcofago di età imperiale con scene della caduta di Fetonte. Rimarchevole l'epigrafe riportante il primo patto comunale di Nepi[1], risalente all'anno 1131.

L'interno[modifica | modifica wikitesto]

Volta della navata principale: L'incoronazione di Maria con i santi Pio V, Savinilla, Tolomeo e Romano. Affresco di Domenico Torti, metà del XIX secolo

L'interno si presenta a pianta basilicale, con le sue ampie cinque navate divise da pilastri. Un alto presbiterio, si innalza al di sopra della cripta. Il pavimento, risale al 1901. Sontuoso e suggestivo è l'interno, ricco di affreschi realizzati da Domenico Torti e dal Di Mauro (seconda metà del XIX secolo), raffiguranti episodi della vita di Maria Vergine. Nella volta invece è raffigurata la Incoronazione di Maria fra Santi, fra cui san Pio V, che fu vescovo di Nepi, I Santi patroni Tolomeo e Romano e Santa Savinilla. Murata accanto alla porta d'ingresso, la lapide della consacrazione dell'edificio, risalente al 1266[2]. Nel secondo altare della navata sinistra, il pregevole crocifisso ligneo del 1532/33 di Antonius Ispanus.

Il presbiterio[modifica | modifica wikitesto]

Il presbiterio absidato è dominato dal gioco prospettico della finta cupola, ove sono rappresentati personaggi della famiglia di Maria di Nazareth (i santi Anna, Gioacchino, Elisabetta, Giuseppe, Zaccaria, Maria di Cleofe, Giovanni Battista), profeti veterotestamentari in certo qual modo connessi con le loro profezie alla figura della Madre di Gesù (Isaia, Mosé, Davide ed Ezechiele), e decorazioni legate alla simbologia mariana. Nel catino absidale è raffigurata la Gloria di Maria assunta in cielo. Al di sopra del coro ligneo vi sono affreschi del Torti con episodi della vita dei Santi Patroni della Città Romano e Tolomeo, vescovi e martiri a Nepi. Al centro dell'abside il Trittico del Santissimo Salvatore del XVI secolo di autore ignoto. Sotto l'altare maggiore, in un sarcofago marmoreo di Ercole Ferrata, sono conservate le reliquie di san Romano. Altre importanti opere d'arte sono conservate nelle navate della chiesa ed in sacrestia, in particolare i due sportelli di un trittico con i santi Romano e Tolomeo del Pastura.

La cripta[modifica | modifica wikitesto]

La cripta ad oratorium risale all'XI secolo. È sorretta da 24 colonne di spoglio e paraste aggettanti lungo le pareti. Variegatissima la tipologia di capitelli, vero e proprio compendio del bestiario e del simbolismo tipico dell'arte medioevale.

Il campanile[modifica | modifica wikitesto]

Realizzato nella sua forma attuale nel 1511 da Jacopo Ungarico da Caravaggio, dopo che la precedente torre campanaria in stile romanico-laziale era stata in parte abbattuta. È infatti ancora ben visibile la stratificazione delle murature. Appena sopra il tetto della navata, si nota la muratura medievale, con le due aperture tamponate e parte delle cornici a mattoncini di cotto appena sopra. Si innesta poi la muratura rinascimentale. La torre a tre ordini sovrapposti, consta di un basamento cieco e di due sovrastanti, caratterizzati da ampi archi a tutto sesto, affiancati da nicchie e specchiature. Un tempo una copertura a cuspide completava la struttura. Un fulmine la colpì abbattendola agli inizi del XIX secolo. Al suo posto venne realizzato un semplice tetto a quattro spioventi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Traduzione della lapide posta tuttora sotto il portico della Cattedrale di Nepi, a sigillo del primo patto comunale: "Anno del Signore 1131, al tempo di Anacleto II papa, nel mese di Luglio, indizione VIII. I cavalieri e i Consoli di Nepi stabiliscono con giuramento che se qualcuno di loro vuole infrangere la nostra società sia cacciato con i suoi seguaci da ogni onore e dignità e inoltre con Giuda e Caifa e Pilato spartisca il suo destino (dopo morto); e ancora, sopporti una morte infame come Galeone che tradì i suoi compagni e di lui non sia più memoria, ma sieda alla rovescia su di un'asina e tenga la coda in mano"
  2. ^ Traduzione del testo della lapide della Consacrazione: "Nell'anno del Signore( X indizione ) il 29 settembre, sotto il pontificato del Papa Clemente IV, in onore di Dio e dei Beati Martiri Vescovi Tolomeo e Romano , il venerabile Padre Lorenzo Vescovo Nepesino consacrò questa Chiesa e l'altare di San Giovanni e del Santo Angelo; e fece consacrare l'altare maggiore da Stefano vescovo di Plestrina e dai numerosi Vescovi presenti. Nel quale altare sono poste le Reliquie dei Beati Tolomeo e Romano, del velo della Beata Vergine e della pianeta e del sangue intinto del corporale di San Tommaso Arcivescovo di Canterbury ... "

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Felini, Il Crocifisso ligneo di Antonius Ispanus nella Cattedrale di Nepi, Quaderni di Studi e Ricerche a cura dell'Ass. Cult. Antiquaviva, (Anno XIV, Num.5), Nepi, ottobre 2011.
  • AA.VV., Pittura a Nepi dal medioevo all'Ottocento ( a cura di Enrico Guidoni ), Coll. Quaderni di Nepi, Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2003.
  • L.Giovagnoli, L'Anima Romanica della Cattedrale di Nepi, Quaderni di Studi e Ricerche a cura dell'Ass. Cult. Antiquaviva, (Anno II, Num.1), Nepi, aprile 2000.
  • L. Alimelli, Nepa Nepet Nepete (Nepi una città della storia), Ed.SEI, Roma, agosto 1999.
  • AA.VV., 2 dicembre 1798-2 dicembre 1998 "...e la città ancora bruciava" (catalogo della mostra tenutasi nel Palazzo Comunale di Nepi dal 19 dicembre 1998 al 10 gennaio 1999), Boll. periodico Antiquaviva (Anno I, Num.1), Nepi, dicembre 1998.
  • G. Pomponi, Nepi (collana: Carivit sulle città della Provincia di Viterbo), Viterbo, maggio 1998.
  • AA.VV., Nepi (3295 anni di miti, leggende e storia, ambiente naturale, cultura ed arte), Ronciglione, settembre 1993.
  • E. Lucchesi, Nepi Filissano Isola Conversina Ponte Nepesino (collana: torri castelli e città del Viterbese), Ed. DGL, Roma, 1984.
  • AA.VV., Il quattrocento a Viterbo (collana:Il quattrocento a Roma e nel Lazio), Ed. De Luca, Roma, 1983.
  • G. Ranghiasci, Memorie (o siano Relazioni istoriche sull'origine nome fasti e progressi dell'antichissima Città di Nepi), Todi, 1845.

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