Domenico Bovone

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Domenico Bovone (Bosco Marengo, 13 dicembre 1903Roma, 17 giugno 1932) è stato un antifascista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Al nome di questo semi sconosciuto antifascista piemontese, si deve un caso che scosse l'Italia negli anni '30 del Novecento. Infatti, il 5 settembre 1931, nella casa del Bovone avvenne un'esplosione che ne uccise la madre e portò la polizia al rinvenimento di altro materiale esplosivo sia nella casa che in un mulino a Rivarolo Ligure di proprietà dello stesso Bovone. Apparve subito chiaro alle autorità di pubblica sicurezza (anche per il ritrovamento di dispositivi esplosivi ad orologeria) che il Bovone era implicato in attività terroristiche che, peraltro, lo stesso, sottoposto ad interrogatorio, ammise di aver compiuto. Insieme al materiale esplosivo, furono rinvenuti documenti che lo collegavano col fuoriuscitismo antifascista e sorse subito il sospetto che il materiale esplodente fosse destinato ad un attentato contro Mussolini. Sospettato di appartenere alla Giovane Italia (organizzazione antifascista di orientamento repubblicano) e di complottare contro la vita del Presidente del Consiglio, Domenico Bovone fu condannato a morte dal Tribunale Speciale[1], condanna eseguita a Roma il 17 giugno 1932[2][3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Renzo De Felice, Mussolini il Duce. Vol.I, Torino, Einaudi, 1974, p. 122 nota 2, ISBN 88-06-40774-0.
  2. ^ Due antifascisti sono stati fucilati a Roma, 24emilia.com. URL consultato il 27-3-2016.
  3. ^ Donato D'Urso, Attentatori alessandrini, cittafutura.al.it, 24 giugno 2015.