Disposizioni sulla legge in generale

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Le disposizioni sulla legge in generale, dette anche preleggi sono un insieme di articoli (in origine erano 31, poi dopo l'abrogazione delle corporazioni sono diventati in tutto 12) emanate con Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 262 con cui fu anche approvato il codice civile italiano nel 1942.

Caratteristiche e struttura[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta comunque di legge ordinaria, quindi altre leggi possono derogare a essa. È possibile ad esempio che una legge entri in vigore prima di 15 giorni dalla pubblicazione, o che una legge (non penale, per il principio costituzionale di irretroattività della legge penale) sia retroattiva.

Il primo capo (art. 1-9) delinea le fonti del diritto. Il secondo riguarda l'applicazione della legge in generale.

Fra i principi generali che vengono affermati vi sono:

  • cosa è fonte del diritto nell'ordinamento italiano: leggi, regolamenti, "usi e costumi" come riportati nelle apposite raccolte (art. 1)
  • divieto per i regolamenti di contenere norme contrarie alle disposizioni delle leggi (art. 4)
  • limiti dell'efficacia degli usi (art. 8)
  • l'obbligo di applicare la legge in base alla sola lingua italiana, tenendo conto della connessione delle parole e rispettando la volontà del legislatore (art. 12)
  • la vacatio legis di 15 giorni (art. 10)
  • l'irretroattività della legge (art. 11)
  • varie norme sull'interpretazione della legge (art. 12)
  • l'esclusione dell'interpretazione analogica delle norme corporative (art. 13)
  • il divieto di applicare le leggi penali o le leggi che fanno eccezione alle regole generali o ad altre leggi al di fuori del loro contenuto ed oltre i tempi in esse previsti (art. 14)
  • le norme sull'abrogazione (art. 15)

La gerarchia delle fonti (art. 1) ha subito una modifica in senso testuale, infatti: l'ordinamento corporativo è stato soppresso; mentre ha subito un'estensione (senza alcuna modifica testuale per la puntualità con cui fu redatto in origine) interpretativa in quanto le leggii ed i regolamenti come fonte del diritto devono essere interpretato, letteralmente e correttamente, dopo che è stata promulgata la Costituzione che impone l'accoglimento delle leggi e dei regolamenti del diritto comunitario perché l'Italia fa ora parte dell'Unione europea e le norme statali sono sottoposte al primato del diritto comunitario stesso.

L'articolo 16 riguarda il principio di reciprocità.

Gli articoli dal 17 al 31, che riguardano la condizione giuridica dello straniero, sono stati abrogati dalla L. 31 maggio 1995, n. 218 sul sistema italiano di diritto internazionale privato.

Le norme non riguardano quindi il solo diritto civile, occupandosi invece di materie di rilevanza costituzionale. La reale funzione normativa delle norme di cui agli artt. 10-15 è dubbia: si ritiene che abbiano più che altro funzione ricognitiva di criteri che operano indipendentemente dal loro riconoscimento legislativo.[1]

Legge n. 218/1995[modifica | modifica wikitesto]

Con la legge 31 maggio 1995, n. 218 (cosiddetta riforma del diritto internazionale privato) ne furono abrogati gli articoli dal n. 17 al n. 31.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Roberto Bin - Giovanni Pitruzzella, Diritto costituzionale, VII ed., Giappichelli Editore, Torino, 2006, p. 283.

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