Discussione:Monteleone di Spoleto

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Ho inserito nella voce Monteleone di Spoleto una nota di carattere geologico, con la segnalazione di un genere di ammoniti caratteristico del luogo,Rarenodia di grande importanza scientifica. Darò ulteriori informazioni successivamente in questo sito. Mi sembrava doveroso farlo utente registrato Federico Venturi, 21 feb 2014

A proposito della notizia di un fossile, ammonite, caratteristico dell'area montuosa di Monteleone, Rarenodia, modello conchigliare di mollusco classe Cefalopodi, vissuto circa 180 milioni di anni fa, aggiungo ulteriori informazioni.

Il genere tassonomico di ammoniti Rarenodia, proposto per l'istituzione, nel 1975, è basato su un esemplare, trovato nel 1970, sul versante sud del Monte dell'Eremita; lungo il sentiero che da fonte Campofoglio porta alla costa della Cornacchia. l'esemplare venne trovato dal collezionista Enzo Scopetta di Spoleto, che lo affidò all'epoca, a Federico Venturi per lo studio; questi infatti lavorava nell'Istituto di Geologia dell'Università di Perugia come borsista. Attualmente il punto di ritrovamento è coperto da vegetazione arborea e arbustiva, mentre all'epoca c'era un sentiero aperto frequentato forse da tagliatori di legna e pastori. L'esemplare è conservato nella palazzina di Geologia del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Perugia; il locale che lo ospita è un'aula didattica denominata E BIS; qui c'è una teca a muro con vetri; lo sportello è chiuso a chiave, ma i visitatori possono vederlo agevolmente secondo le norme del Codice Internazionale di Nomenclatura Zoologica per gli eventuali confronti. All'interno l'esemplare di Rarenodia tipo del genere (cioè olo e generotipo) è esposto insieme all'olo e generotipo di Praerycites, proveniente dal M. Serano. Ambedue fanno parte infatti dello stesso argomento. Oltre ai due esemplari importantissimi beni culturali del territorio dell'Umbria meridionale, sono esposti i dati sulla provenienza stratigrafica e geografica, da articoli scientifici. Gli ammoniti del gen. Rarenodia sono stati trovati in molte altre località montuose dell'Umbria e delle Marche (Ternano,loc. Polino; Monti Martani, loc. Cima Panco; M. Serano; Valdorbia presso Scheggia; valli dei f. Burano e Bosso; passo del Furlo; cava presso Cingoli, Costa di Pioraco ecc...) inoltre in Italia settentrionale (Prealpi lombarde) e all'estero(Grecia, isole ioniche; Ungheria, montagna di Bakony). Il genere è stato segnalato e figurato anche in Nordamerica, però l'identificazione degli Autori è errata; non si tratta di Rarenodia ma di Phymatoceras. Quindi si può dire che i Rarenodia (etimologicamente ammonite con nodi distanti) siano stati caratteristici della Tetide mediterranea, acque tropicali, e non siano stati presenti nei mari dell'Europa settentrionale dove le acque erano più fredde. E d'altra parte non dovevano essere presenti per la conoscenza attuale in nessuna altra parte del mondo. Esemplari di Rarenodia, all'epoca della scoperta nel 1975, erano presenti nel Museo Civico di Storia Naturale di Milano e nel Museo paleontologico "Capellini" di Bologna, ma non erano stati convenientemente identificati; portavano la scritta Hammatoceras sp.. Ancora esemplari di Rarenodia sono stati figurati a colori nel libro di Pinna G. "Enciclopedia dei Fossili", Ist. Geogr. De Agostini di Novara, stampato nel 1985.

Sembra curioso confrontare il fossile del M. dell'Eremita con la celebre biga di Monteleone (addirittura forse irriverente), però l'importanza storica dell'oggetto è enorme, come già si è detto, per motivi sistematici ambientali e peleogeografici. Rarenodia è il primo rappresentante della superfam. Hammatoceratoidea trovato al mondo; è come se (usando un paragone) si fosse trovato e identificato il primo cavallo o il primo elefante ed è molto differente da tutti gli altri cavalli ed elefanti conosciuti. Testimonia l'isolamento dell Tetide occidentale e rappresenta un dominio o una provincia paleogeografica. Il fossile del M. dell'Eremita, pur essendo piccolo (diam. 3,3 cm), è ben conservato; mostra i giri interni e l'inizio della camera di abitazione e inoltre sono ben visibili le suture settali dei setti interni conchigliari. Si tratta di un guscio appiattito ed elegante con le coste rectiradiate che terminano allargandosi e sfumando gradatamente e caratteristicamente sull'area esterna. Di Rarenodia ne sono stati trovati anche esemplari di 40 cm di diametro. L'esemplare di Rarenodia del M. dell'Eremita è figurato a colori nel periodico della ex cassa di Risparmio di Perugia "Grifo Banca", agosto 1997. Attualmente il genere è riconosciuto a livello internazionale da francesi e ungheresi e indirettamente da spagnoli tedeschi e americani. Oggetto di disputa con gli inglesi, che, nel 2013, nel "Treatise on Invertebrate Paleontology" di Howarth, rivisto, non lo hanno riconosciuto; ciò perchè la sua esistenza risulta attualmente molto scomoda, alterando sensibilmente il quadro tassonomico originale di Arkell e al. 1957. Anche questo è un segno di estrema importanza del fossile, tenendo presente che, come si suol dire: le scoperte sono tanto più importanti quanto più è lungo il periodo di riflessione necessario per comprenderle. utente registrato Federico Venturi 22 feb. 2014

Ho corretto qualcosa dell'intervento precedente del 22 feb. Federico Venturi 26 feb. 2014

Ho aggiunto la bibliografia alla voce Monteleone di Spoleto, che mi sembrava necessaria per apprezzare meglio la scoperta del genere Rarenodia, in attesa di inserire la foto dell'esemplare del M. dell'Eremita, spero ben accetta dai visitatori; con ciò sarebbe completato l'intervento, che ha come si può vedere solo un'intento culturale. Spero tanto che ci siano altri interventi sulla discussione di questa voce. utente Federico Venturi 27 feb. 2014

E' stata inserita la foto nella presente voce, Monteleone, dell'esemplare originale, olotipo e generotipo, di Rarenodia planulata proveniente dal M. dell'Eremita. Nell'immagine: a sinistra l'esemplare, a destra il disegno spirale della conchiglia e la sezione dei giri; quest'ultimi si riferiscono ad un esemplare differente e più grande dell'originale. Nella foto sono ben visibili, le suture settali (fini disegni incisi), una cicatrice vulneraria (tratto con ornamentazione anomala) e l'inizio della camera di abitazione, alla fine dell'ultima sutura. [utente registrato Federico Venturi 1 marzo 2014]]

Non capisco perchè nella voce Monteleone di Spoleto mi è stato tagliato l'intervento riguardo una questione importante. I Rarenodia sono molto interessanti per la paleogeografia, in quanto la posizione dei continenti e dei mari all'epoca (180 milioni di anni fa) era molto differente da quella attuale. Dimostrano l'isolamento del nostro mare della Tetide occidentale da quello delle acque temperate e fredde europee. In quell'epoca L'uomo non c'era, l'italia come penisola neanche e i continenti erano abitati dai dinosauri. la ricostruzione del paleopaesaggio mediterraneo mostra ancora molti punti oscuri per cui i Rarenodia insieme ad altri ammoniti e fossili marini possono aiutare molto a dipanare la complicata matassa. Se non ci sono osservazioni ulteriori modificherò aggiungendo un breve sintesi dell'argomento nella voce tra qualche tempo, diciamo qualche settimana e speriamo che l'amministratore della voce mostri maggiore comprensione. In fondo l'argomento è molto interessante per il Comune di Monteleone, a cui si può dire che sia stata tolta la biga, che poteva costituire un oggetto da museo esponibile nel luogo di origine. la presenza di questi fossili particolari sui monti del territorio può forse compensare in parte tale grave perdita. utente registrato Federico Venturi 4 marzo 2014.

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