Death café

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Una torta raffigurante un teschio

Per death café si intende un evento pubblico non-profit in cui i partecipanti discutono sul tema della morte consumando cibo e bevande (solitamente tè e fette di torta). I luoghi in cui vengono tenuti questi eventi sono in genere case private e locali pubblici in affitto quali bar e ristoranti.[1][2][3][4]

Questa iniziativa, inventata dal programmatore di internet Jon Underwood ma concepita sulla base delle esperienze già avviate dal sociologo e antropologo francese Bernard Crettaz, si pone il compito di annientare la "segretezza tirannica" che ruota intorno al tema della morte.[1][5] Secondo quanto riportato nel sito Deathcafe.com:[6]

« Il nostro compito è quello di aumentare la consapevolezza della morte al fine di vivere più pienamente la propria vita. »

Il primo death cafe risale al 2010 e venne tenuto a Parigi,[7] a cui seguì il primo raduno oltremanica, organizzato a Londra nel 2011.[1] Un altro death café tenuto a Columbus (Ohio) nel 2012 fu il primo evento del genere negli Stati Uniti,[8][9][10] mentre due anni più tardi venne organizzato un evento simile a Hong Kong.[11] Fino al mese di luglio del 2014 sono stati organizzati circa mille death café nel mondo.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d (EN) Gary Singh, Expiration Date, in Metro Silicon Valley, 23 luglio 2014.
  2. ^ (EN) NPR: Death Cafes Breathe Life Into Conversations About Dying, npr.org. URL consultato il 1º giugno 2015.
  3. ^ (EN) CBS: "Death cafes" gaining popularity, cbsnews.com. URL consultato il 1º giugno 2015.
  4. ^ (EN) L.A. Times: Passing thoughts at L.A.'s first Death Cafe, latimes.com. URL consultato il 1º giugno 2015.
  5. ^ (DE) Aargauer Zeitung: Die Todes-Café: Wenn man sich im Restaurant trifft, um über den Tod zu plaudern, aargauerzeitung.ch. URL consultato il 1º giugno 2015.
  6. ^ (EN) What is Death Cafe?, deathcafe.com. URL consultato il 1º giugno 2015.
  7. ^ (EN) The Independent: Never say die? Far from it in Paris death café, independent.co.uk. URL consultato il 1º giugno 2015.
  8. ^ (EN) The NEw York Times: Death Be Not Decaffeinated: Over Cup, Groups Face Taboo, newoldage.blogs.nytimes.com. URL consultato il 1º giugno 2015.
  9. ^ (EN) USA Today: 'Death cafes' normalize a difficult, not morbid, topic, usatoday.com. URL consultato il 1º giugno 2015.
  10. ^ (EN) Huff Post: Death Cafes Grow As Places To Discuss, Learn About End Of Life, huffingtonpost.com. URL consultato il 1º giugno 2015.
  11. ^ (EN) Soth China Morning Post: At Hong Kong's Death Cafe, it is love and life that is on the menu, scmp.com. URL consultato il 1º giugno 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (FR) Bernard Crettaz, Cafés mortels: Sortir la mort du silence, Labor et Fides, 2010.
  • Rossana Campisi, La morte è servita, in Vanity Fair, 10 settembre 2014.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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