Convenzione di settembre

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Questione romana.

Testo della Convenzione di settembre
Art. I
L'Italia s'impegna a non attaccare l'attuale territorio del Santo Padre, e ad impedire anche con la forza, ogni attacco proveniente dal di fuori contro il detto territorio.

Art. II
La Francia ritirerà le truppe dallo Stato Pontificio gradatamente ed a misura che l'armata del S. Padre sarà organizzata. In tutti i casi il ritiro di dette truppe deve esser completo tra due anni.

Art. III
Il Governo Italiano rinunzia a ogni reclamo contro l'organizzazione di un'armata papale, composta anche di volontari cattolici stranieri, atta a mantenere l'autorità del S. Padre e la tranquillità tanto all'interno quanto sulla frontiera dei suoi stati; purché questa forza non potesse degenerare in mezzo di attacco contro il governo Italiano.

Art. IV
L'Italia si dichiara pronta ad entrare in trattative per prendere a suo carico una parte proporzionata de' debiti delle antiche province della Chiesa

Art. V
La presente convenzione sarà ratificata e le ratifiche saranno scambiate tra 15 giorni o prima se si può. In fede di che i plenipotenziari rispettivi hanno firmato la presente convenzione, e l'hanno rivestita dell'impronta delle loro armi.

Fatta in doppio[1] a Parigi il giorno 15 del mese di settembre 1864.

NIGRA - PEPOLI - DROUYN DE LHUYS
Fonte: «MemoriaWeb» - Trimestrale dell'Archivio storico del Senato della Repubblica - n. 7 (Nuova Serie), settembre 2014.

La Convenzione di settembre è un importante accordo diplomatico stipulato a Fontainebleau il 15 settembre 1864 tra il Regno d'Italia e il Secondo Impero di Napoleone III nelle persone di Costantino Nigra, ambasciatore italiano a Parigi, Gioacchino Napoleone Pepoli ambasciatore italiano a Pietroburgo ed Édouard Drouyn de Lhuys, ministro degli Esteri francese.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il trattato, che portava a compimento una serie di complicate e controverse trattative, risalenti a Camillo Benso di Cavour[2], prevedeva il ritiro entro due anni delle truppe francesi che presidiavano Roma per tutelare il Papa in cambio di un impegno da parte dell'Italia a non invadere lo Stato Pontificio, a proteggere quest'ultimo in caso di attacchi esterni, a consentire la costituzione di un corpo di volontari cattolici a difesa di Roma e a farsi carico di parte del debito pubblico pontificio.[3]

A garanzia dell'impegno da parte italiana, l'imperatore richiese, con protocollo aggiuntivo inizialmente tenuto segreto, il trasferimento, entro sei mesi, della capitale da Torino a un'altra città che successivamente - dopo aver vagliato anche l'ipotesi di Napoli - sarebbe stata Firenze[4]. Lo spostamento della capitale sarebbe stata la prova incontrovertibile della definitiva rinuncia italiana a Roma capitale. Il trattato diede adito ad interpretazioni diverse da parte dei due contraenti.

Il trasferimento della capitale incontrò il malcontento da parte di alti esponenti della corte sabauda, tra cui il re Vittorio Emanuele II, inizialmente contrario, dell'alta borghesia che aveva investito nell'edilizia e dei ministeriali restii al trasferimento. A Torino ci furono anche delle manifestazioni popolari, il 21 e il 22 settembre 1864[5], represse nel sangue[6]. Nonostante la successiva inchiesta parlamentare, il 23 gennaio 1865, la Camera decise di non attribuire ad alcuno la responsabilità delle tragiche giornate di settembre[7].

In conseguenza dell'Art. II della Convenzione, che prevedeva il rimpatrio delle truppe regolari francesi dal Lazio, nel 1866 fu costituito il nuovo corpo francese dello Stato Pontificio, sotto il comando del colonnello D'Argy. Composto da volontari, fu chiamato «Legione di Antibes». Il rimpatrio delle truppe regolari francesi si concluse nel dicembre dello stesso anno.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La Convenzione fu redatta sia in lingua italiana che in lingua francese.
  2. ^ A. Battaglia, p. 44
  3. ^ A. Battaglia, pp. 96-100
  4. ^ A. Battaglia, p. 79
  5. ^ A. Battaglia, pp. 122-125
  6. ^ Quei 50 morti per difendere la capitale a Torino: un secolo e mezzo fa la prima strage di Stato
  7. ^ A. Battaglia, p. 138

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonello Battaglia, La capitale contesa. Firenze, Roma e la Convenzione di Settembre (1864), Roma, Nuova Cultura, 2013.
  • Pietro Silva, SETTEMBRE, CONVENZIONE DI, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1936. URL consultato il 2/12/2015.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]