Convenzione di Nettuno

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Il Forte Sangallo di Nettuno, dove venne siglata la Convenzione

La Convenzione di Nettuno fu un trattato concluso tra Italia e Jugoslavia il 20 luglio 1925.

La convenzione, tramite una Commissione mista per l'applicazione del Trattato di Roma, doveva regolare la condizione degli italiani presenti in Dalmazia e l'annessione di Fiume all'Italia, oltre che regolare i limiti delle acque territoriali tra Fiume e Sussak, mediante un accordo supplementare per la sorveglianza doganale e la pesca nelle acque di Fiume e Susak, siglato il 31 gennaio 1925.

La Convenzione non fu ratificata dal parlamento Jugoslavo a causa dell'opposizione del Partito Rurale Croato. Dati i grandi interessi economici italiani in Iugoslavia, maggiori di quelli Iugoslavi in Italia, la protezione fornita da tali accordi (specie in Dalmazia) era percepita dai deputati Croati come una concessione semi-coloniale all'Italia. I deputati Serbi consideravano la questione come di minore interesse e di scarsa importanza.

L'Italia, che ratificò prontamente la Convenzione, considerava l'atteggiamento Iugoslavo come un affronto e questo portò ad un atteggiamento politico ostile nei confronti del paese vicino e stipulò una serie di accordi con Paesi della zona in cattivi rapporti con il governo di Belgrado (con l'Ungheria il 5 aprile 1927 e con l'Albania il 27 novembre 1926).

L'incapacità del Parlamento Jugoslavo a ratificare la Convenzione rese difficile il ricorso del paese balcanico al credito internazionale e portò infine nel luglio 1928 alla caduta del governo guidato da Velimir Vukićević.

La Iugoslavia ratificò infine la Convenzione il 13 agosto 1928 dal governo di Anton Korošec, con parte del parlamento assente a causa degli omicidi di Stjepan Radić e dei suoi compagni croati, avvenuti nel luglio precedente.

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