Commentatori

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La scuola dei commentatori (o Scuola del Commento) (XIV-XV secolo) sostituisce quella dei glossatori. L'iniziatore è Cino da Pistoia, il famoso esponente del Dolce stil novo, che pubblica un'opera intitolata Lectura super codice[1]. Cino da Pistoia fu maestro di Bartolo da Sassoferrato (1314-57) maestro a sua volta di Baldo degli Ubaldi (1327-1400) entrambi esponenti di spicco della Scuola del Commento. A Bartolo e Baldo si deve la formazione di una nuova scuola di interpretazione delle fonti romane che abbandonò il metodo della glossa per rendere lo stile libero di confrontarsi con i testi del Corpus giustinianeo: cercando di coglierne più il senso che le parole, affidandosi, come metodo interpretativo, proprio al commento o trattato.
Da ricordare è ancora l'innesto di materiale di diritto locale nelle redazioni dei commenti al Corpus, per farne una normativa adattabile al presente, tendenza questa, avviatasi in Italia già con i glossatori e in seguito, appunto, sviluppata dai commentatori di scuola italiana nota come mos italicus.
Da non confondere con la scuola del commento di stampo francese, i cosiddetti, ultramontani, denominata mos gallicus.

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Esemplificativo della tecnica usata dai commentatori è il distico di Matteo Gribaldi Mofa, giurista italiano, che dopo la conversione al luteranesimo fu costretto a trasferirsi in Svizzera e poi in Germania:

« Praemitto, scindo, summo, casumque figuro,
perlego, do causas, connoto et obiicio »

L'oggetto di studio è ancora, come per i glossatori, il Corpus Iuris Civilis. Lo studio segue dei passaggi rigorosi

  • si inizia con una premessa che delimita i confini dell'argomento da affrontare e definisce le fonti;
  • si opera un'analisi del testo dividendolo nei suoi elementi fondamentali;
  • si ritorna a ricomporlo nella sua unità;
  • si danno degli esempi per passare dalla teoria alla pratica;
  • si rilegge attentamente;
  • si cerca la ratio della norma (perché è stata creata e quali obiettivi si pone);
  • il commentatore segnala le sue annotazioni personali, magari facendo collegamenti con altri passi;
  • si affrontano le obiezioni cercando di preparare un'interpretazione univoca.

La metodologia è recuperata da quello della scolastica, sviluppato alla Sorbona di Parigi e recuperato come tecnica giuridica da Jacques de Revigny e Pierre de Belleperche, appartenenti alla scuola di Orléans: attraverso un lavoro analitico e attraverso la tecnica del sillogismo (tesi-antitesi-solutio) i commentatori intendevano raggiungere l'interpretazione della norma.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Per codice si intende il quarto libro del Corpus Iuris Civilis, nell'edizione della vulgata bolognese, composto da: digestum vetus, digestum novum, digestum infortiatum, codex e volumen parvum.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]