Chiesa di Santa Maria la Vetere (Militello in Val di Catania)

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Chiesa di Santa Maria la Vetere
Militello nel 1600.jpg
"Chiesa di Santa Maria la Vetere" in una rappresentazione del XVII secolo.
StatoItalia Italia
RegioneSicilia
LocalitàMilitello in Val di Catania
Religionecattolica
TitolareSanta Maria della Stella
Diocesi Caltagirone
Inizio costruzione1090c.

La chiesa di Santa Maria la Vetere sorge a Militello in Val di Catania, ed è monumento nazionale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fu edificata dai Normanni intorno al 1090, dopo aver strappato queste contrade al dominio musulmano. Il sito non fu scelto a caso, in quanto il primitivo edificio fu impostato in prossimità di un luogo sacro più antico, un cimitero cristiano di età tardoantica o altomedievale[1]. La presenza di questo cimitero avvalorerebbe le notizie delle fonti diplomatiche (anno 1115) che ricordano la riedificazione di un tempio distrutto dai Saraceni da parte del conte Ruggero d'Altavilla. Sin dalla fondazione esercitò la cura delle anime come chiesa sacramentale del borgo, in particolare per il gruppo etnico di provenienza normanna e lombarda di lingua latina, e in essa i feudatari del luogo esercitarono il diritto di patronato concesso dall'istituto dell'Apostolica Legazia di Sicilia. Distrutta e riedificata più volte nel corso dei secoli (disastroso fu l'incendio del 1618), in forme sempre più ampie e monumentali, subì l'ultima parziale distruzione a causa del terremoto del 1693. Spogliata di molti elementi architettonici, che servirono alla costruzione in altro sito della nuova chiesa di Santa Maria della Stella, fu riadattata al culto grazie al tamponamento delle arcate della navata meridionale, unica superstite.

S. Maria la Vetere (XII-XVII sec.).jpg

Il sarcofago di Blasco II Barresi, barone di Militello, notevole monumento di gusto tardo-gotico recentemente attribuito a Domenico Gagini, realizzato intorno agli anni '70 del '400, era collocato in questo luogo di culto[2].

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Conserva oggi: tracce di affreschi riferibili alle fasi edilizie più antiche; capitelli e fregi medievali, tra i quali alcuni in stile anglo-normanno[3]; una camera con volta a crociera costolonata e porta con fasci di colonnine del '400; un magnifico portale policromo in stile tardogotico con un ricco ciclo di sculture completato nel 1506, forse da Antonello Gagini[4], e sormontato da un protiro sostenuto da leoni stilofori; pilastri e finestroni incorniciati da cariatidi a seno nudo in stile manieristico, e alcune ornatissime cappelle gentilizie in pietra policroma arricchite da colonne tortili del XVII secolo. In fondo all'unica navata superstite è collocata una bella statua in pietra di scuola gaginesca raffigurante Santa Maria della Provvidenza della metà del '500. All'interno, come all'esterno, si trova un complesso di sepolture e ipogei di epoche diverse (dall'età tardo-romana all'età moderna), fra cui un oratorio rupestre con croci e simboli templari (detto "Cripta dello Spirito Santo"), e una vasca battesimale circolare, anch'essa con croce templare pomata, testimone della funzione parrocchiale che la chiesa esercitò sin dal XII secolo. Al lato di Nord-Est, si trovano le rovine della torre/dongione normanna (XII sec.), che costituiva insieme alla chiesa un unico complesso edilizio di tipo castrale, nucleo originario del borgo medievale di Militello.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ V.P. Di Benedetto, Il complesso di S. Maria la Vetere a Militello in Val di Catania: nuovi dati dalla torre normanna, Catania, 2011, pp. 42-45.
  2. ^ C. Guastella, "Un'officina di talenti", in Kalós-Luoghi di Sicilia: Militello in Val di Catania, 36, a cura di G. Palazzo e G. Valdini, Palermo 1996, pp. 20-21.
  3. ^ M. Malgioglio, Le origini normanne di S. Maria la Vetere a Militello in Val di Catania: contributo a partire dallo studio di un rilievo architettonico, Mascalucia, 2006, pp. 32-36.
  4. ^ C. Guastella, "Un'officina di talenti", in Kalós-Luoghi di Sicilia: Militello in Val di Catania, 36, a cura di G. Palazzo e G. Valdini, Palermo 1996, pp. 20-21.

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