Castello di San Servolo

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Il castello di San Servolo
La Grotta di San Servolo; si nota il basamento dove una volta poggiava l'altare

Coordinate: landmark45°35′22.47″N 13°51′39.33″E / 45.589575°N 13.860925°E45.589575; 13.860925

Il castello di San Servolo (Grad Socerb in sloveno, Schloss Sankt Serff in tedesco) si trova in Slovenia nel comune di Capodistria, a poca distanza dal confine italo-sloveno e dall'abitato di Prebeneg, che si trova nel comune di San Dorligo della Valle, in provincia di Trieste.

Il castello[modifica | modifica wikitesto]

Il castello si presenta come una rocca appollaiata su una rupe, con la quale quasi si confonde da lontano, incombente da più di 350 m sulla piana di Zaule, della quale gode ampie vedute che comprendono anche il golfo di Trieste.

È stato costruito inizialmente per difendere il territorio dagli ungari; il nucleo iniziale risale presumibilmente al IX secolo, mentre i restanti corpi sono stati edificati nel corso dei secoli successivi. Il castello è stato teatro di innumerevoli battaglie, ed in particolare di quelle tra gli austriaci ed i veneziani dell'inizio del XVI secolo per il controllo del traffico del sale che si produceva nelle saline di Zaule e transitava lungo la Val Rosandra.

Fu proprietà dei Veneziani dal 1463 al 1511, e fungeva da caposaldo estremamente importante per questi ultimi nella difesa dai Turchi e dall'Impero Austriaco. Nel 1521 ne divenne poi proprietario il capitano triestino e nobile Nicolò Rauber. Come sede del capitanato feudale con diritti circondariali estendeva il proprio controllo su un territorio piuttosto vasto, comprendendo infatti, oltre al villaggio stesso di Socerb e di Kastelec, anche Črnotiče, Podgorje, Petrinje, Klanec, Ocizia, Beka, Prebeneg, Vodice e Črni Kal.

All'inizio del XVII secolo, ossia durante la guerra degli Uscocchi (1615-1617), il castello fu proprietà del nobile triestino Benvenuto Petazzi; I conti Petazzi mantennero il capitanato di Socerb fino al 1688, quando lo restituirono all'arciduca di Graz per trasferirsi a Zaule. Già nel 1689 il castello fu visitato, descritto e raffigurato dallo storico Janez Vajkard Valvasor e dopo di lui anche da Don Pietro Rossetti nel 1964; entrambi rimasero colpiti ed entusiasti di tale luogo e dalla struttura stessa del castello nonché della posizione sulla cima di uno sperone roccioso.

Nella prima metà del XVIII secolo il capitanato di Socerb passò nelle mani dei marchesi de Priè; nel 1768 poi fu acquistato dai conti Montecuccoli di Modena, che ne mantennero la proprietà anche dopo l'abolizione della servitù della gleba nel 1848. A causa dei danni dovuti al terribile incendio, provocato nel 1780 da un fulmine che lo colpì, all'inizio del XIX secolo iniziò la parabola discendente del castello. Le rovine rimaste e la vicina grotta furono nuovamente descritte nel 1823 dal conte Girolamo Agapito e dipinte nel 1842 da August Tischbein. Quello che rimaneva del castello fu acquistato nel 1907 dal barone triestino Demetrio Economo che lo ristrutturò negli anni 1923/1924, ma si limitò solamente a sanare il muro di cinta ed a rimuovere le altre rovine, per cui oggi non si percepisce com'era il complesso al momento del suo massimo splendore.

Nel periodo della lotta di liberazione nazionale il castello, vista la sua ottima posizione strategica fu molto importante, non solo per le unità partigiane che lo utilizzarono come sede dei "servizi segreti" e del tribunale popolare, ma anche per l'esercito tedesco che lo conquistò nell'autunno del 1944 e lo trasformò in un piccolo caposaldo fortificato.

Infine nel dopoguerra il castello fu nuovamente ristrutturato e, come luogo tuttora amato dagli escursionisti, con le sue attrattive di carattere naturalistico e culturale, nonché del ristorante, svolge un ruolo prettamente turistico.

La grotta[modifica | modifica wikitesto]

Nei pressi del castello è presente la grotta di San Servolo, ove il martire triestino si ritirò in eremitaggio a pregare ed a digiunare, dissetandosi solamente con l'acqua raccolta dallo stillicidio della grotta[1]. La cavità, di tipo carsico, ha una sviluppo modesto, con una grande sala iniziale nella quale un tempo era ospitato un altare, ed alcune diramazioni e pozzi laterali. L'ingresso è chiuso da una cancellata, e la grotta è visitabile solo in alcuni orari.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il martirio è avvenuto nel 284, per cui a quel tempo il castello non esisteva ancora.
Panorama dal colle del castello

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