Cappella Farnese (Bologna)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

1leftarrow blue.svgVoce principale: Palazzo d'Accursio.

Cappella Farnese
Cappella del Legato
Bologna-0955.jpg
La Cappella Farnese in Palazzo d'Accursio a Bologna come la vediamo oggi dopo il recupero del 1991
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàBologna
IndirizzoPiazza Maggiore 6
Caratteristiche
TipoCappella
CollezioniCiclo di affreschi con Storie della vita della Vergine e Storie dell'infanzia di Cristo
Periodo storico collezioni1562
Superficie espositiva258 
IstituzioneCappella edificata nel 1454
ProprietàComune di Bologna
GestioneComune di Bologna

La Cappella del Legato o Cappella Farnese, oggi sconsacrata, è stata eretta nel 1454 su progetto dell'architetto Aristotele Fioravanti all'epoca del cardinale Bessarione, primo cardinale Legato[1]. Viene chiamata anche Cappella Farnese da quando il cardinale Girolamo Farnese ne fece eseguire un restauro. È collocata al secondo piano di Palazzo d'Accursio, a Bologna, dove risiedevano i Legati pontifici. Vi si accede dall'attigua Sala Farnese.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Cappella venne ricavata, insieme alla Sala Farnese e alla sottostante Sala d'Ercole, nella parte più antica dell'attuale Palazzo Comunale.

È di dimensioni molto ampie inconsuete per una cappella; risulta molto più grande di tutte le cappelle esistite nel palazzo[2]: ... una vera chiesa a 30 metri di altezza sulla Piazza Maggiore, ricca di fregi artistici ed affreschi di vaste dimensioni[3].

La cappella venne destinata al servizio del Legato pontificio che la utilizzava per importanti cerimonie legate allo svolgimento dei suoi compiti e per accogliere davanti all'altare il giuramento del gonfaloniere e degli ufficiali con pubblico incarico[4].

In questa cappella il papa Clemente VII, il 22 febbraio del 1530, incoronò Carlo V re d'Italia con la Corona Ferrea; due giorni dopo, nella Basilica di San Petronio, lo incoronò Imperatore del Sacro Romano Impero.

Intorno al 1562 Prospero Fontana, che in quegli anni era un artista protagonista del manierismo a Bologna e a Roma, venne chiamato a dipingere gli affreschi raffiguranti otto Storie della vita della Vergine e, nella fascia sottostante le Storie dell'infanzia di Cristo a monocromo; il ciclo pittorico, seppure in parte rovinato dai successivi utilizzi dell'ambiente, è stato restaurato e sono visibili al pubblico.

Portale della Cappella Farnese in Palazzo d'Accursio, opera di Galeazzo Alessi.

Tra il 1561 e il 1565 l’architetto perugino Galeazzo Alessi, su commissione del cardinal Legato Girolamo Sauli, ampliò la cappella e ideò il fronte architettonico esterno che originariamente era in arenaria; a metà Ottocento durante gli interventi di restauro in Sala Farnese venne rivestito in scagliola.

Nel 1660 il cardinale Girolamo Farnese ne fece eseguire il restauro assieme all'adiacente Sala Farnese.

Nel 1811 la cappella venne sconsacrata e utilizzata come archivio e deposito della Prefettura Napoleonica.

Anche successivamente, nel corso dell'Ottocento, ha svolto funzione di deposito.

Nel 1991 è stata ristrutturata ed aperta al pubblico.

Ora fa parte delle Collezioni Comunali d'Arte.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marcello Fini, Bologna sacra. Tutte le chiese in due millenni di storia, Bologna, Pendragon, 2007, pg. 44
  2. ^ Carlo Colitta (a cura di), Il Palazzo Comunale detto d'Accursio con le Collezioni Comunali d'Arte, Bologna, Officina Grafica Bolognese, 1980, pg. 120
  3. ^ Roberto Scannavini, Una lettura sincronica delle trasformazioni fino al XIX secolo. Da Palazzo Comunale a Palazzo di città e dei Musei, in Camilla Bottino (a cura di), Il Palazzo Comunale di Bologna. Storia, architettura e restauri, Bologna, Editrice Compositori, 1999
  4. ^ Carlo Colitta (a cura di), Il Palazzo Comunale detto d'Accursio con le Collezioni Comunali d'Arte, Bologna, Officina Grafica Bolognese, 1980, pg. 120

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberto Scannavini (a cura di), La Cappella Farnese e il torrione del Canton dei Fiori, Bologna, Grafis Edizioni, 1991.
  • Carlo Colitta (a cura di), Il Palazzo Comunale detto d'Accursio con le Collezioni Comunali d'Arte, Bologna, Officina Grafica Bolognese, 1980

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]