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Califfato di Sokoto

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Califfato di Sokoto
Califfato di Sokoto – Bandiera
Dati amministrativi
Nome completoStato califfale nel Bilād as-Sūdān
Nome ufficialeHausa:Daular Khalifar Sakkwato
Arabo:

al-Khilafat fi'l-Bilad as-sudan دولة الخلافة في بلاد السودان

Lingue ufficialiinglese
arabo
hausa
swahili
fula
Lingue parlateHausa
CapitaleSokoto (1804–1850, 1851–1902)
Altre capitaliGudu (1804)

Birnin Konni (1850) Kano (1893) Burmi (1903)

Politica
Forma di Statomonarchia ereditaria teocratica
Forma di governoMonarchia oligarchica (1804-1832)

Monarchia teocratica (1832-1903)

SultanoVedi elenco
Nascita1809 con Usman dan Fodio
Causafondata durante il jihad della guerra Fulani
Fine1903
CausaConquista inglese
Territorio e popolazione
Bacino geograficoAfrica subsahariana
Popolazionecirca 10 milioni di persone nel 1837
SuddivisioneEmirati
Economia
ValutaDirham
Religione e società
Religione di StatoIslam sunnita
Il califfato durante il regno di Ahmadu Rufai (1867-1873)
Evoluzione storica
Preceduto da
Succeduto da
Ora parte diNigeria (bandiera) Nigeria
Niger (bandiera) Niger
Camerun (bandiera) Camerun
Burkina Faso (bandiera) Burkina Faso

Il Califfato di Sokoto, chiamato anche Impero di Sokoto o Impero fulani, dal nome dell'etnia predominante, fu uno degli Stati più potenti dell'Africa subsahariana negli anni precedenti alla colonizzazione europea.

I fulani erano tradizionalmente un popolo nomade, una comunità pastorale, allevatori di mucche, capre e pecore. Essi popolavano i pascoli fra le città dell'Africa occidentale. Con l'aumento dei commerci, un buon numero di fulani cominciò a stabilirsi nelle città, formando una ben distinta minoranza.

I fulani erano principalmente musulmani, come lo erano i governanti dei principali stati della regione. L'Islam dei governanti di questi stati era così fragile che essi si riconvertirono rapidamente all'animismo nazionalistico quando furono minacciati. Fra il XVII e il XVIII secolo i fulani cominciarono a organizzare varie rivolte contro i governanti che li opprimevano. Questi stabilirono un certo numero di piccoli, e solitamente poco duraturi, emirati a ovest del Sahel.

Gli stati più potenti della regione furono le città-stato degli hausa. Queste erano abitate da una cospicua popolazione fulani, in genere considerata alla stregua di cittadini di seconda classe. Col passare dei secoli, però, gli hausa e i Fulani divennero piuttosto integrati. Uno dei regni più remoti degli Stati hausa fu quello di Gobir. Povero e alla periferia dei territori hausa, fu governato da un re del defunto Impero Gao. Questo regno fu ricordato per il suo dispotismo sia verso i sudditi fulani sia verso quelli hausa.

Uno dei più riveriti religiosi della regione, Usman dan Fodio, un fulani urbanizzato, viveva nel Gobir. Con l'approvazione iniziale di Bawa, il re di Gobir, gli fu permesso di fondare una comunità religiosa a Degel. In cambio, dan Fodio benedisse la monarchia ed educò il nipote di Bawa e suo erede Yunfa. Quando Yunfa divenne re, tuttavia, decise di revocare l'autonomia della comunità di dan Fodio e di far assassinare dan Fodio stesso.

Degel fu difesa ma, impossibilitati a resistere contro l'esercito di Yunfa, dan Fodio e i suoi seguaci fuggirono da Gobir. Dall'esilio dan Fodio proclamò il jihād contro gli oppressori in tutta la regione e questo diede inizio alla guerra fulani. Dopo aver raccolto fra le sue file un gran numero di fulani e anche molti hausa, la rivolta generalizzata fece cadere la maggior parte dei governi nella regione degli hausa. Dan Fodio fu proclamato capo del nuovo impero.

Crescita dell'Impero

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Dalla sua culla nell'Hausaland, l'Impero fulani si espanse rapidamente nella regione. Le pianure a ovest furono annesse mentre a sud i fulani conquistarono la regione settentrionale dello Yorubaland (Ìlẹ-Yorùbá). La loro espansione fu fermata a oriente dal regno di Kanem-Bornu nel 1810. Poiché la forza dei fulani era basata su una potente cavalleria, essi non poterono espandersi ulteriormente a sud, dal momento che i cavalli non erano efficaci nelle foreste della zona e non potevano resistere al clima di queste latitudini. L'impero divenne lo stato più grande del continente, espandendosi da quello che oggi è il Burkina Faso sino al Camerun.

Il nuovo impero fu organizzato in una serie di piccoli emirati debolmente controllati da dan Fodio. Egli divise l'impero in due parti, una governata dal fratello, l'altra dal figlio. Nel 1817 dan Fodio si ritirò dal potere e l'Impero passò al figlio Muhammed Bello. Egli costruì una nuova capitale a Sokoto, trasformandola in una grande città. L'impero nel diciannovesimo secolo venne anche conosciuto come il Califfato di Sokoto. Il fratello di Usman, Abdullahi dan Fodio, continuò a regnare a ovest, e la sua parte di impero, conosciuta come l'emirato di Gwandu, fu trasmessa ai suoi eredi ma rimase subordinata a Sokoto.

Oltre ai suoi progressi militari, l'impero divenne famoso per la sua scolarizzazione. Usman dan Fodio, Bello e Abdullahi furono tutti considerati grandi letterati e, anche se impegnati nel governare un così vasto stato, tutti continuarono a dare grandi contributi nel campo della poesia e in testi religiosi, politici e storici. Benché la scolarizzazione continuasse nell'impero dopo la morte di Bello, essa divenne separata dalla vita politica. Nei secoli l'impero si avvicinò ai costumi hausa, tanto che la lingua hausa divenne la lingua ufficiale.

L'impero continuò ad avere un grande successo economico. I territori hausa, ora riunificati, conseguirono un livello di prosperità mai raggiunto e la regione rimase al sicuro dalle incursioni dei nomadi del Sahara.

Mentre il sultano di Sokoto era l'autorità principale, gli emiri controllavano le altre città, in particolare Kano accrebbe lentamente il suo potere durante il XIX secolo. Nel 1893, durante una crisi per la successione, il re di Kano si assicurò una concreta supremazia.

Colonizzazione europea

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L'impero cominciò a collassare sotto la pressione del colonialismo europeo che distrusse le vie tradizionali del commercio ed armò gli Stati vicini. Nel 1903 sia Sokoto sia Kano furono saccheggiate e l'impero collassò, e venne diviso fra francesi e i britannici.

I colonizzatori preservarono il sistema degli emirati fulani e ai governatori locali fu concessa dai britannici una considerevole autonomia. Il sultano di Sokoto è rimasto sino al giorno d'oggi la principale autorità musulmana della Nigeria, e questo titolo è ancora appannaggio dei discendenti di Usman dan Fodio.

La schiavitù nel Califfato

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La schiavitù costituì una parte rilevante dell'economia del Califfato di Sokoto. Ci si procurava gli schiavi facendo razzie tra la popolazione indigena oppure comprandoli al mercato degli schiavi, come già avveniva nell'Africa occidentale. Non era consentito ridurre in schiavitù un musulmano; solo i non musulmani potevano diventare schiavi. La schiavitù venne vista come un processo per convertire tali persone all'islam. Muhammed Bello, primo Califfo e successore di Usman dan Fodio, diede un grande impulso allo sviluppo di vaste aree di produzione agricola. Le piantagioni (gandu, rinji, tungazi), che utilizzavano schiavi catturati dagli eserciti del Califfato, furono istituite vicino a tutte le principali città e ricoprivano un'importanza particolare intorno a Sokoto, Kano, Zaria[1]. L'espansione delle piantagioni agricole dipese dal lavoro degli schiavi. Nel corso dei secoli si ebbe nel Califfato un'enorme espansione del numero degli schiavi a causa delle campagne jihadiste e delle guerre di frontiera[2]. Si stima che nel XIX secolo almeno metà della popolazione del Califfato era composta da schiavi[3].

Rinchiudere in prigione uno schiavo equivaleva quasi sempre a segnarne un destino infausto. Esistevano prigioni per schiavi nelle grandi città. Ad esempio nell'area di Kano, «Gidan Ma'ajin Watari» era la principale prigione per schiavi. Ci finivano quelli che non lavoravano e i disubbidienti. Se un padrone non riusciva a venderlo, enunciava l'accusa specifica e lo schiavo in questione veniva fatto immediatamente rinchiudere nella struttura, venendo duramente picchiato. In definitiva, era il padrone a decidere quanti giorni lo schiavo avrebbe trascorso nella prigione. Dentro il carcere era ancora peggio: lo schiavo veniva solitamente sottoposto a tortura da parte dei compagni di prigionia e delle guardie.

Il barone Frederick Lugard, in un resoconto coloniale del 1903 (l'anno della caduta del califfato) descrisse le terribili condizioni di vita di una prigione per schiavi[4]:

«Ho visitato personalmente la prigione. Una piccola porta di 2 piedi e 6 pollici per 1 piede e 6 pollici [76 x 46 centimetri] vi dà accesso. L'interno è diviso da uno spesso muro di fango in due compartimenti, ciascuno di 17 piedi per 7 piedi [518 x 213 cm] e alto 11 piedi [335 cm]. Questo muro è forato alla base con delle aperture attraverso le quali le gambe dei condannati a morte venivano infilate fino alla coscia, e venivano lasciate calpestare dalla massa di altri prigionieri, anche fino a morire di fame e di sete. Il luogo è completamente isolato e non è ventilato, tranne per l'unica piccola porta, o meglio foro, aperto nel muro attraverso il quale ci si infila. [...] all'epoca in cui prendemmo Kano, 135 esseri umani venivano rinchiusi qui ogni notte, e venivano lasciati uscire durante il giorno per farsi da mangiare ecc., in una piccola area adiacente. Recentemente ne sono stati internati fino a 200 in una volta. Poiché la superficie interna dell'edificio era solo 238 piedi quadrati [22,11 metri2], ovviamente, non c'era nemmeno posto per stare in piedi. Le vittime venivano schiacciate una sull'altra: i più deboli morivano per asfissia e i loro cadaveri venivano tirati fuori la mattina dopo. Mi è stato detto che il fetore all'interno del luogo, quando il colonnello Morland lo visitò, era intollerabile, sebbene fosse vuoto, e quando io stesso vi entrai tre settimane dopo, resistetti solo qualche secondo poiché l'effluvio era insopportabile. Un cadavere in putrefazione giaceva ancora vicino alla porta.»

Quando cadde il califfato, il Regno Unito ereditò una delle più grandi popolazioni di schiavi al mondo, da uno a due milioni e mezzo di persone. Come governatore generale della Nigeria, Lugard proibì la schiavitù senza indennizzo e dichiarò ufficialmente tutti i bambini nati da schiavi dopo il 31 marzo 1901 come nati liberi; tuttavia agli schiavi non fu data alcuna assistenza e molti fuggitivi furono spesso riconsegnati ai tribunali islamici, che in molti casi li restituirono ai loro proprietari musulmani.

Ancora negli anni 1920 le grandi carovane di schiavisti erano state sradicate dalla polizia coloniale britannica, ma il commercio di schiavi su piccola scala continuò ancora a lungo, soprattutto il commercio di ragazze, indirizzate al concubinato o al lavoro domestico[5].

  1. (EN) Plantations in the Economy of the Sokoto Caliphate, su cambridge.org, 22 gennaio 2009.
  2. (EN) Martin Meredith, The Fortunes of Africa: A 5000 Year History of Wealth, Greed and Endeavour, New York, Public Affairs, 2014, p. 166, ISBN 978-1-61039-459-8.
  3. (EN) Welcome to Encyclopædia Britannica's Guide to Black History, su britannica.com. URL consultato il 18 novembre 2025 (archiviato dall'url originale il 30 dicembre 2007).
  4. (EN) Frederick John Dealtry Lugard, Colonial Reports – Annual No. 409. Northern Nigeria. Report for 1902. (PDF), Londra, His Majesty's Stationery Office, 1903, pp. 30–31.
  5. (EN) Paul E. Lovejoy, Concubinage in the Sokoto caliphate (1804–1903), in Slavery & Abolition a Journal of Slave and Post-Slave Studies, vol. 11, n. 2, 1990, pp. 159-189, DOI:10.1080/01440399008575005.

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