Aranciaia di Colorno

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Aranciaia
Colorno - L' aranciaia.JPG
Facciate est e sud
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna Emilia-Romagna
LocalitàColorno
Indirizzopiazzale Vittorio Veneto 22
Coordinate44°55′39.91″N 10°22′30.81″E / 44.927753°N 10.375225°E44.927753; 10.375225Coordinate: 44°55′39.91″N 10°22′30.81″E / 44.927753°N 10.375225°E44.927753; 10.375225
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1710 - 1712
Stilemanierista
Usosede del Museo dei paesaggi di terra e di fiume (MUPAC)
Realizzazione
ArchitettoFerdinando Galli da Bibbiena
ProprietarioComune di Colorno
CommittenteFrancesco Farnese

L'Aranciaia di Colorno è un edificio dalle forme tardo-manieriste, situato su un angolo di piazzale Vittorio Veneto a Colorno, in provincia di Parma; vi ha sede il Museo dei paesaggi di terra e di fiume (MUPAC).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Guido Carmignani, La Reale aranciera colla esposizione floreale, 1857 (Galleria Nazionale di Parma)

L'ampio edificio fu costruito tra il 1710 e il 1712 quale ricovero invernale per le numerose piante in vaso di agrumi, prevalentemente aranci e limoni, collocate nei mesi estivi nell'adiacente grande parco del Palazzo Ducale; il duca Francesco Farnese ne affidò probabilmente la progettazione al noto architetto Ferdinando Galli da Bibbiena, che cercò di armonizzare l'orangerie al palazzo ed all'elegante giardino, all'epoca molto più esteso di oggi.[1]

Nella seconda metà del XVIII secolo l'Aranciaia, grazie alle vaste dimensioni, fu trasformata in galoppatoio coperto per i freddi mesi invernali.[1]

In seguito all'Unità d'Italia, tuttavia, l'edificio fu alienato ed utilizzato come magazzino.[1]

Sprofondata nei decenni seguenti in un profondo declino, nel 1974 l'Aranciaia fu parzialmente recuperata dalla Pro Loco di Colorno, che ne adibì una porzione del piano terreno a sede del Museo Etnografico, dell'Ingegno popolare e della Tecnologia preindustriale, della Stampa e del Cinematografo.[2]

Nel 2009 furono avviati i primi lavori di ristrutturazione, che inizialmente interessarono solo tre delle quattro facciate ed il tetto;[3] il recupero completo della struttura fu completato solo nel 2014, con la trasformazione dell'intero primo piano in sede del nuovo Museo dei paesaggi di terra e di fiume (MUPAC), che raccoglie l'eredità del precedente allestimento.[4]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio si innalza su due livelli sviluppandosi su una regolare pianta rettangolare.

Le facciate intonacate sono caratterizzate dall'armoniosità dei tratti tipica, nonostante la differente epoca costruttiva, dello stile manierista, che contraddistingue gli spigoli in finto bugnato, le cornici timpanate delle grandi finestre del livello terreno e la fascia marcapiano che ingloba, inquadrandole, anche le piccole aperture del primo piano. La fronte principale, perfettamente simmetrica, si distingue per la presenza di un ulteriore livello di finestre, dovuto alla presenza di un piano intermedio interno nella porzione più prossima all'ingresso. Al centro delle quattro facciate è infine collocata una grande apertura ad arco a tutto sesto, che funge da accesso nei due opposti lati più corti.

All'interno il piano terreno, oggi adibito, oltre la più bassa zona d'ingresso, a deposito del museo, è ricoperto da alte volte a crociera ed illuminato da grandi finestre che garantiscono luce e aria all'enorme ambiente, già in origine riscaldato attraverso un'intercapedine nei muri esterni. Il primo livello, nel XVIII secolo utilizzato quale deposito delle biade per i cavalli di corte ed oggi adibito a sede dell'esposizione museale, è invece caratterizzato dalla copertura a travetti lignei, sostenuta da insolite arcate ogivali bucate da numerosi oculi circolari, risalenti già all'epoca costruttiva dell'edificio.[5]

Museo dei paesaggi di terra e di fiume (MUPAC)[modifica | modifica wikitesto]

Il museo raccoglie oggetti e strumenti che offrono una testimonianza dell'attività contadina, artigianale e fluviale di un tempo.[6]

Il percorso espositivo si sviluppa toccando nell'ordine i temi della pesca nel Po, della caccia, della lavorazione di lana e canapa, del processo di produzione del vino, dell'attività artigianale (falegname, arrotino, calzolaio, cappellaio e norcino) e del processo di produzione del Parmigiano reggiano, per concludersi con la mostra di alcuni oggetti relativi all'attività tipografica del XVIII, XIX e XX secolo ed a quella cinematografica.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Aranciaia, su www.turismo.comune.colorno.pr.it. URL consultato il 4 febbraio 2016 (archiviato dall'url originale il 22 marzo 2016).
  2. ^ Museo dell'Ingegno Popolare e della Tecnologia Preindustriale Colorno: Informazioni, su www.visititaly.it. URL consultato il 4 febbraio 2016.
  3. ^ L'ingegno popolare e la vocazione cinematografica della Bassa nell'Aranciaia di Colorno (PDF), su www.pr.camcom.it. URL consultato il 4 febbraio 2016.
  4. ^ Cristian Calestani, Colorno, in Aranciaia un Museo che coinvolge e stimola il visitatore, su www.gazzettadiparma.it. URL consultato il 4 febbraio 2016.
  5. ^ L'Aranciaia della Reggia di Colorno: da serra ducale a museo della civiltà contadina, su la-guidaparma.blogspot.it. URL consultato il 4 febbraio 2016.
  6. ^ a b Aranciaia e Museo Etnografico della civiltà contadina di Parma, su www.musei.it. URL consultato il 4 febbraio 2016 (archiviato dall'url originale il 14 settembre 2015).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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