Allomorfo

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In linguistica, il termine "allomorfo" risale alla tradizione della linguistica distribuzionale degli studiosi statunitensi Leonard Bloomfield (1887-1949) e Zellig Harris (1909-1992) e indica ciascuna delle differenti realizzazioni concrete di un morfema in diversi contesti sintagmatici.[1]

Si indica come morfo un segmento fonologico che concretamente realizza l'unità astratta di un sistema morfologico (e tale unità astratta è detta "morfema"). Se si prendono, ad esempio, i due verbi della lingua inglese to sail e to catch, i rispettivi participi passati sono sailed e caught. In termini distribuzionali, i morfi -ed (foneticamente [d]) e -t (foneticamente [t]) sono entrambi realizzazioni del morfema {PASSATO}. Questi due morfi sono detti "allomorfi", poiché rappresentano due diverse realizzazioni fonetiche della stessa realtà astratta, poste in distribuzione complementare (al comparire dell'uno non può comparire l'altro).[1] Analogamente, in italiano, il morfema {NEGAZIONE} relativo ai nominali (cioè i sostantivi e le altre parti del discorso affini al nome, come aggettivi e pronomi) è normalmente rappresentato dal morfo /in/, ma se posto davanti a consonante si presenta in allomorfi: si ha quindi normalmente inaccessibile, inaccettabile, inaudito, ma impossibile, irrealizzabile, illogico (con, rispettivamente, gli allomorfi /im/, /ir/, /il/). In turco, il plurale si forma tramite gli allomorfi -ler e -lar, a seconda di qual è la vocale finale del morfo radicale. Si ha quindi ev-ler ({casa}+{PLURALE}), ma adam-lar ({uomo}+{PLURALE}): si tratta del fenomeno dell'armonia vocalica.[2]

Nell'impostazione distribuzionalista, un morfema è perciò una "classe di allomorfi in distribuzione complementare"[3].

Il termine, insieme al procedimento connesso, detto "allomorfia", si è imposto nella linguistica moderna, anche in quelle correnti che hanno abbandonato i presupposti teorici di Bloomfield e dei suoi epigoni.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Beccaria, Dizionario, cit., ad vocem.
  2. ^ Simone, Fondamenti, cit., pp. 149-150.
  3. ^ Così Peter Matthews, Morphology, Cambridge University Press, Cambridge-Londra, 1973, citato in Beccaria, Dizionario, cit., ad vocem.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Claudio Iacobini, Allomorfi, in Enciclopedia dell'italiano, Treccani.
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