Azione positiva

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L'azione positiva[1], in inglese affirmative action, o discriminazione positiva è uno strumento politico che mira a promuovere la partecipazione di persone con certe identità etniche, di genere, sessuali e sociali in contesti in cui sono minoritarie e/o sottorappresentate. Il termine è applicato ad un'ampia gamma di politiche volte ad ottenere questo scopo, applicate sia da governi che da altri enti.

L'azione positiva viene motivata dai suoi proponenti con il tentativo di rimediare agli effetti della discriminazione, vera o presunta, attraverso operazioni oggettivamente discriminatorie quali, ad esempio, quote riservate a favore del gruppo target che si vuole tutelare.

Gli obiettivi di questo tipo di politica sono raggiunti, normalmente, con programmi di reclutamento mirato, trattamenti preferenziali nei confronti dei gruppi socio-politici minoritari o considerati tali.

I promotori di questa politica argomentano che:

  1. I gruppi storicamente repressi necessitano di compensazioni per mantenere uno stile di vita sano nell'ambiente attuale.
  2. Questo tipo di politica dà fiducia e consente una maggiore socializzazione in ambienti in cui persistono discriminazione, razzismo, e bigottismo.
  3. Assicura opportunità per le etnie, classi e sessi non rappresentate che potrebbero non averne.
  4. L'azione positiva sarebbe uno strumento per permettere il rispetto del principio delle Pari Opportunità.[senza fonte]

Natura dei provvedimenti[modifica | modifica wikitesto]

I gruppi che sono oggetto della cosiddetta discriminazione positiva sono identificati in base allo status relativo al genere, a un'etnia o da disabilità. Oggetto di discriminazione positiva sono quindi di norma donne, immigrati e disabili. Ovviamente la definizione di questi gruppi "target" dipende dal contesto: in India, ad esempio, l'affermative action viene applicata nei confronti degli individui appartenenti alle caste inferiori o a certi gruppi tribali, mentre in Sudafrica lo sono le discriminazioni basate sull'etnia di provenienza e, in misura minore, sul genere.
Quando le persone di uno di questi gruppi "target" sono sostenute attivamente o sono esplicitamente oggetto di preferenze, le motivazioni dichiarate riguardano la necessità di compensare i supposti vantaggi che gli altri gruppi (sovrarappresentati o maggioritari) hanno o avrebbero avuto in base a discriminazioni "istituzionalizzate" o determinate da condizioni storiche.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Gli oppositori dell'azione positiva sostengono che essa stessa si basi su un assunto intrinsecamente discriminatorio poiché, mediante questo tipo di politica, si negano posti di lavoro a personale preparato e meritevole a favore di personale meno valido solo perché quest'ultimo non è appartenente a un gruppo che socialmente è considerato dominante per tradizione.

I critici hanno supposto che le azioni positive possano, malgrado le buone intenzioni, essere esse stesse causa di stigmatizzazione di quelle categorie di persone che ne sono oggetto in quanto viste come ingiustamente privilegiate, non in grado di provvedere a loro stesse e inferiori.[2] Le azioni positive, ad esempio, colpendo negativamente persone bianche, potrebbero alimentare la crescita di gruppi di suprematisti bianchi.[3]

Partendo da una prospettiva utilitarista, uno studio della rivista The Economist[4] ha evidenziato la perdita di competitività sul mercato delle aziende che hanno messo donne in posizioni dirigenziali sulla base di quote rosa imposte per legge, piuttosto che secondo la normale selezione del personale più preparato.

Un ulteriore critica mossa a questo tipo di azioni è quello di smontare il principio di solidarietà a fondamento della sicurezza sociale e del servizio pubblico.[5]

Francia[modifica | modifica wikitesto]

Il ministero francese della Difesa ha provato nel 1990 a proporre un progetto per dare più facilmente gradi più alti e le licenze di guida ai giovani francesi di origine magrebina. Dopo una forte protesta da parte di un giovane tenente francese sulla rivista Armées d'aujourd'hui[6], questo progetto è stato dimenticato e non applicato.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vedi diritto.it Archiviato il 23 luglio 2015 in Internet Archive.
  2. ^ Dolores Morondo Taramundi, Appunti sul maschio, vittima innocente nel diritto comunitario, in GIORNALE DI DIRITTO DEL LAVORO E DI RELAZIONI INDUSTRIALI, 7 dicembre 2002. URL consultato il 22 maggio 2021.
  3. ^ (EN) Innocent Whites and Colorblindness, su Race, Racism and the Law. URL consultato il 23 maggio 2021.
  4. ^ "Skirting the issue", articolo del The Economist dell'11 marzo 2010
  5. ^ lessico critico pedagogia, discriminazione positiva, ZEP, su web.ticino.com. URL consultato il 22 maggio 2021.
  6. ^ Jean-Pierre Steinhofer, "Beur ou ordinaire" in "Armées d'Aujourd'hui", 1991

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

La letteratura scientifica sull'argomento è prevalentemente in lingua inglese. Questi i principali riferimenti:

  • (in inglese) Hanming Fang e Andrea Moro, "Theories of Statistical Discrimination and Affirmative Action: a Survey," in Jess Benhabib, Matthew Jackson e Alberto Bisin (a cura di): Handbook of Social Economics, Vol. 1A, Chapter 5, The Netherlands: North Holland, 2011, pp. 133–200.
  • (in inglese) Coate, S., Loury, G., 1993."Will Affirmative Action Eliminate Negative Stereotypes?" American Economic Review 83 (5), 1220–1240
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