Adalberto I de La Marche

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Adalberto I
Conte de La Marche
In carica 988 circa - 997
Predecessore Bosone I de La Marche
Successore Bosone II
Conte di Périgord
In carica 975 –
997
Predecessore Elia I
Successore Bosone II
Nascita metà del X secolo
Morte Charroux, 997
Luogo di sepoltura monastero di Charroux
Dinastia La Marche
Padre Bosone I de La Marche
Madre Emma di Périgord
Coniuge Almodia o Adalmoda
Figli Bernardo

Adalberto I de La Marche, Aldebert in francese (metà del X secoloCharroux, 997), fu Conte di Périgord dal 975 e Conte de La Marche dal 988 circa alla sua morte.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il Chronicon sancti Maxentii Pictavensis, Chroniques des Eglises d'Anjou Adalberto era figlio secondogenito del conte di Marche, Bosone I il Vecchio[1] e della moglie (come ci riferisce la Cronaca di Ademaro di Chabannes'[2]) Emma di Périgord, figlia (nel testo è definita erroneamente sorella) di Bernardo I, conte di Angoulême e di Périgord (come ci riferisce la Historia Pontificum et Comitum Engolismensis, al capitolo XVIII[3]) e della prima moglie Berta.
Bosone I il Vecchio, ancora secondo il Chronicon sancti Maxentii Pictavensis, Chroniques des Eglises d'Anjou Bosone era figlio del conte di Charroux, Sulpicio[1] mentre della madre non si conoscono né il nome né gli ascendenti (secondo lo storico francese, specializzato nella genealogia dei personaggi dell’Antichità e dell'Alto Medioevo, Christian Settipani poteva essere una figlia del Visconte di Limoges, Adalberto e di sua moglie Deda[4]).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di Adalberto si hanno scarse notizie: secondo la Historia Pontificum et Comitum Engolismensis, Adalberto viene citato assieme al fratello Elia) come successori dello zio (fratellastro di sua madre, Emma) Rainulfo di Périgord, conte di Angoulême e di Périgord[5]; nel paragrafo 34 della Cronaca di Ademaro di Chabannes' Adalberto viene citato come conte di Perigord (Aldebertus comes supradictus Petragoricensis)[2].

Suo padre Bosone, conte de La Marche, dal 955 circa (in un documento, datato 958, del Bulletin de la Société archéologique et historique du Limousin, Bosone viene citato come Bosonis marchionis[6]) secondo il paragrafo XVI del liber II del Miracula Sancti Benedicti spinse suo fratello maggiore, Elia ad attaccare il visconte Geraldo di Limoges[7], e dopo aver ottenuto con doni e con preghiere l'approvazione del suo signore, il conte di Poitiers e duca d'Aquitania, Guglielmo Braccio di Ferro o Fortebraccio, lo mise sotto assedio nel castello di Brousse (Creuse)[8]; in soccorso di Geraldo accorse il figlio Guido, che riuscì a sconfiggere e mettere in fuga gli assedianti[9]; secondo Ademaro di Chabannes, Adalberto aveva partecipato, con suo fratello, Elia, alla lotta contro Geraldo e suo figlio Guido; dopo un inizio positivo, Adalberto ed il fratello, furono sconfitti e catturati da Guido[10] ed imprigionati a Montignac[10], e con l'approvazione di Guglielmo Braccio di Ferro o Fortebraccio, Elia avrebbe dovuto essere accecato[10]; Elia riuscì a fuggire dalla prigionia e decise di fare un pellegrinaggio a Roma[10]; ma poco dopo trovò la morte a Villebois, sulla via di Roma[10]; la morte di Elia, nel 975, a Villebois, viene ricordata anche dagli Ademari Historiarum liber III[11]. Dato che Elia non aveva eredi, gli succedette nel Perigord il fratello secondogenito Adalberto[5].

Nel frattempo però Adalberto, sempre secondo Ademaro di Chabannes, venne tenuto prigioniero in una torre a Limoges[12] e venne liberato solo dopo aver accettato di prendere in moglie Almodia o Adalmoda, sorella di Guido[13].

Nel 991, da un documento n° LIII del Documents pour l'histoire de l'église de Saint-Hilaire de Poitiers (non consultato) Adalberto viene citato tra i testimoni della conferma delle garanzie all'abbazia di Nouaillé da parte di Guglielmo Fortebraccio[14]

Nel dicembre del 992, secondo il documento n° LXI delle Chartes et documents pour servir à l'histoire de l'abbaye de Saint-Maixent, vol I, Adalberto viene citato come testimone per una donazione di Guglielmo Fortebraccio[15].

Dopo che il conte di Poitiers e duca d'Aquitania, Guglielmo Braccio di Ferro o Fortebraccio, nel 993, si era ritirato in convento e gli era succeduto il figlio, Guglielmo il Grande e, secondo il paragrafo VII del liber III del Miracula Sancti Benedicti, Adalberto (qui ricordato come conte di Perigord, titolo ricevuto da parte di madre[9]) attaccò il Poitou, con l'intenzione di conquistare la contea di Poitiers[16] e pose sotto assedio la città di Poitiers[9]; anche Ademaro di Cnabanne riporta che Adelberto fece guerra a Guglielmo il Grande e dopo aver distrutto la città di Gentiaco, fu ucciso in battaglia, colpito da una freccia, nei pressi di Charroux e fu inumato nel monastero di quella città[2]; Alfred Richard, nel suo Les comtes de Poitou, riferisce che Adalberto considerandosi già vincitore percorreva il periplo del castello senza armatura ed uno degli assediati lo colpì con una freccia, ferendolo gravemente[17]; portato a Charroux, morì qualche giorno dopo[17].
Dato che lasciava un unico figlio, Bernardo, ancora molto giovane, i suoi titoli passarono al fratello, Bosone[2].

Matrimonio e discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Nel 990, Adalberto, come ci conferma Ademaro di Chabannes aveva sposato Almodia o Adalmoda la sorella di Guido di Limoges[13], che dal documento nº 134 del Cartulaire de l'abbaye d'Uzerche (Corrèze) risulta essere figlio del visconte di Limoges, Geraldo e della moglie, Rotilde, vedova del visconte Arcimbaldo[18]; dopo la morte del marito, secondo Alfred Richard, nel suo Les comtes de Poitou, Almodia si ritirò nel castello di Rochemeaux, dove venne assediata dalle truppe di Guglielmo il Grande, che conquistarono il castello[17]; Guglielmo la protesse da eventuali aggressioni e la lasciò libera di tornare da sua madre[19]; Ademaro di Chabannes riporta che dopo la morte del marito, Almodia accettò di sposare, in seconde nozze, Guglielmo il Grande[2][20].
Adalberto da Almodia o Adalmoda ebbe un figlio[14]:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (LA) Chronicon sancti Maxentii Pictavensis, Chroniques des Eglises d'Anjou, anno MXLVII, pag 396
  2. ^ a b c d e (LA) Chronique / Ademar de Chabannes, par. 34, pag 156
  3. ^ (LA) Historia Pontificum et Comitum Engolismensis, Cap. XVIII. De morte Willelmi.
  4. ^ (EN) Foundation for Medieval Genealogy : Conti de La Marche - BOSON I "le Vieux"
  5. ^ a b (LA) Historia Pontificum et Comitum Engolismensis, Cap. XIX. De successione Focaudi Episcopi.
  6. ^ (LA) Bulletin de la Société archéologique et historique du Limousin, doc. VIII, pagg 25 - 27
  7. ^ (LA) Miracula Sancti Benedicti liber II, par. XVI, pagg 118 e 119
  8. ^ (LA) Miracula Sancti Benedicti liber II, par. XVI, pag 119
  9. ^ a b c (LA) Miracula Sancti Benedicti liber II, par. XVI, pagg 119 e 120
  10. ^ a b c d e (LA) Chronique / Ademar de Chabannes, par. 25, pag 147
  11. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus IV, Ademari Historiarum liber III, par. 28, pag 128 Archiviato il 14 marzo 2016 in Internet Archive.
  12. ^ (LA) Chronique / Ademar de Chabannes, par. 25, pagg 147 e 148
  13. ^ a b c (LA) Chronique / Ademar de Chabannes, par. 25, pag 148
  14. ^ a b (EN) Foundation for Medieval Genealogy : Conti de La Marche - AUDEBERT I
  15. ^ (LA) Chartes et documents pour servir à l'histoire de l'abbaye de Saint-Maixent, vol 1, doc LXI, pagg 77 - 79
  16. ^ (LA) Miracula Sancti Benedicti liber III, par. VII, pag 147
  17. ^ a b c (FR) #ES Alfred Richard, Les comtes de Poitou, tome I, pag 144
  18. ^ (LA) Cartulaire de l'abbaye d'Uzerche (Corrèze), doc. 134, pagg 154 e 155
  19. ^ (FR) #ES Alfred Richard, Les comtes de Poitou, tome I, pag 145
  20. ^ (LA) Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, tomus IV, Ademari Historiarum liber III, par. 34, pag 131 Archiviato il 10 marzo 2016 in Internet Archive.
  21. ^ (LA) Chronique / Ademar de Chabannes, par. 45, pag 167

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura storiografica[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Conte de La Marche Successore
Bosone I 988997 Bosone II
Predecessore Conte di Périgord Successore
Elia I 975997 Bosone II