47 mm AC Mle 1934

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47 mm AC Mle 1934
Schoenenbourg 1 4.jpg
Un 47 mm AC del Blocco 1 dell'Opera Schoenenbourg, 1940
Tipocannone controcarro
OrigineFrancia Francia
Impiego
ConflittiSeconda guerra mondiale
Produzione
ProgettistaAtelier de construction de Puteaux (APX)
Data progettazioneanni 1930
Ritiro dal servizioanni 1940
Descrizione
Lunghezza canna2,52 m
Rigatura16 righe destrorse
Calibro47 mm
Cadenza di tiro20 colpi/min
Velocità alla volata890 m/s
Sviluppi successivi47 mm Mle 1937
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AC 47 in batteria nella cannoniera, Secteur fortifié de Rohrbach, luglio 1940.
AC 47 arretrato nel bunker, sospeso alla rotaia.

Il Canon de 37 mm AC Modèle 1934 era un cannone controcarro francese sviluppato alla fine degli anni trenta dall'Atelier de construction de Puteaux (APX) per l'impiego in postazione fissa nelle opere della Linea Maginot. All'entrata in guerra della Francia nel 1940, erano in servizio 336 cannoni da 47 mm AC. Era un derivato dal prototipo da 47 mm APX Mle 1934 da d'accompagnamento.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il pezzo armava le casematte CORF della Linea Maginot con lunghezza superiore a 3 metri consentiva di ritirare tutta la bocca da fuoco nell'opera, mentre la feritoia veniva chiusa da un impianto corazzato binato di mitragliatrici Reibel da 7,5 mm[1]. Le casematte CORF più piccole erano equipaggiate invece con il cannone 37 mm AC Mle 1934.

La bocca da fuoco era incavalcata su un carrello che scorreva su una doppia rotaia sospesa al soffitto, che ne permetteva lo spostamento dalla cannoniera al fondo del bunker[2].

Il cannone era certamente il miglior cannone anticarro francese nel 1940. Era dotato di un ottimo potere perforante, con 80 mm d'acciaio omogeneo perforato a 800 m di distanza, ma nel 1940 non era dotato di una granata esplosiva e quindi non poteva essere usata contro la fanteria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Truttmann, p. 176.
  2. ^ Truttmann, p. 178.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Philippe Truttmann, La Ligne Maginot ou la muraille de France, éd. Gérard Klopp, 1985

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