Valeriano di Aquileia
| San Valeriano di Aquileia | |
|---|---|
| Morte | 388 |
| Venerato da | Chiesa cattolica |
Valeriano di Aquileia (... – 388) è stato un arcivescovo romano, arcivescovo di Aquileia dal 369 al 388. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica.
Indice |
Biografia [modifica]
Successore di Furtunaziano, ristabilì il controllo cattolico sulla Chiesa aquileiese, dopo le ambiguità del suo predecessore. Valeriano partecipò da protagonista al concilio che papa Damaso I aveva indietto a Roma nel 369, tanto da essere considerato il capo degli ortodossi contro la fazione ariana.
Grazie all'autorità del suo vescovo, Aquileia divenne il centro della diffusione e della difesa della fede ortodossa contro l'arianesimo, tanto che lo stesso Sofronio Eusebio Girolamo riconosce ai clerici aquileienses i meriti per il loro zelante esercizio della fede.[1]
Nel 381 Valeriano indisse il concilio di Aquileia per combattere gli ultimi gruppi ariani nell'area balcanico-danubiana. L'imperatore, pur convocando il concilio, dissuase dal parteciparvi i vescovi della parte orientale dell'impero. Ad Aquileia arrivano così solo 35 vescovi dell'area padano-danubiana-adriatica; sotto la guida spirituale di Ambrogio da Milano, condannarono Palladio di Raziaria, Secondiano di Singiduno ed il prete Attalo. Di tale concilio si sono conservati gli atti ufficiali e le controtestimonianze degli ariani. Al termine del concilio furono inviate agli imperatori quattro lettere sinodali, che ribadivano la fedeltà e la devozione verso la Chiesa di Alessandria. La presenza determinante di Ambrogio al concilio sancì anche l'affermarsi di Milano come metropoli dell'Italia settentrionale anche in campo ecclesiastico.
Note [modifica]
- ^ Gerolamo - Epistulae - VII, 6
Bibliografia [modifica]
- Pio Paschini, Le vicende politiche e religiose del territorio friulano da Costantino a Carlo Magno (secc. IV-VIII), Memorie storiche forogiuliesi, Vol. 8, 1912, pag. 51-64