Sabei

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I Sabei (in arabo: صابئة, Ṣābiʾa, Greco σεβεοι/σεβομενοι, Ebraico תושבים) sono stati una comunità di fedeli di religioni che abitavano nella regione di Harran, un'area compresa tra l'Anatolia Sud Orientale e il nord della Siria.
Esistevano due tipi di Sabei: i Sabei non-gnostici (Sābiʾūna Ḥunafāʾ) e i Sabei gnostici (es. Sābiʾūn Mushrukūn, Sabei di Harran e ebreo-cristiani mandei).
Da non confondersi comunque con i Sabei di Sheba, la cui etimologia è completamente differente, dal momento che la loro iniziale in arabo è la consonante "Sin", anziché la "Sad" (ulteriore motivo di confusione è dato dal fatto che almeno una tribù di Sheba, gli Ansar, era nota per aver adottato la religione dei Sābiʾa Ḥunafāʾ).

La fede dei Sabei era anche chiamata Seboghatullah, che significa "immersione nel mistero divino".

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

I Sabei praticavano l'iniziazione attraverso l'immersione rituale, rievocando in tal modo l'inondazione del mondo durante il Diluvio di Noè, che ripulì la Terra dagli uomini dediti al peccato. L'immersione rituale nell'acqua corrente aveva un ruolo importante nelle religioni sabee; tale pratica aveva il significato di una condanna della natura peccaminosa dell'uomo ed era segno di sottomissione e timore di Dio. Vi sono molte ipotesi secondo le quali da questo atto derivi il nome stesso della loro religione. Alcuni ritengono che il termine Sābiʾūn derivi dalla radice siriaca s-b-ʾ, che si riferirebbe a conversione attraverso l'immersione rituale (come l'ebraico Mikvah); il nome siriaco (ed ebraico) derivato da questa radice riferito a proseliti, sia "giudaizzati" - non-convertiti che rispettavano alcune pratiche dell'Ebraismo - e protocristiani. Furono successivamente chiamati Theosebeians "timorati di Dio", Sebomenoi "credenti", or Phobeomenoi "uomini pii" nelle fonti greche. L'etimologia greca di sebomai, applicata ai proseliti, riporta alla parola eusebeian , che sta ad indicare una forma di pietà e reverenza o di venerazione.

Non è chiaro chi fossero i sabei (il riferimento al Regno di Saba sembra agli esperti quella che viene definita "facile etimologia"), forse seguaci di un culto dualista diffuso in Mesopotamia nel I secolo. Di essi comunque parla il Corano (Sura 2, vv. 62 e Sura 5, vv. 69) e citati nel "Libro di Giobbe" , includendo i Sabei fra la "Gente del Libro" ( Ahl al-Kitāb ): ebrei, cristiani o zoroastriani, meritevoli di protezione (dhimma) in caso di affermazione politica dell'Islam.

Non manca chi pensa che i sabei siano stati gli ultimi esponenti di circoli filosofici legati all'Accademia platonica nelle zone di Ḥarrān ma su di loro non esiste alcun preciso testo di riferimento e ogni ipotesi manca quindi di qualsiasi riscontro oggettivo.

Un'identificazione alternativa indica nei Sabei i Mandei della Mesopotamia meridionale.

Infine l'indicazione coranica (sopracitata) dei sabei alcuni la interpretano semplicemente con essere gli Arabi una delle "genti del libro" (nel loro caso il Corano), indicandoli con la loro origine territoriale, cioè l'attuale Yemen.

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