Legge del prezzo unico

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La legge del prezzo unico in economia è nata per spiegare l'effetto delle transazioni internazionali nei singoli paesi; essa afferma che, in assenza di barriere doganali e in una economia con prezzi in grado di variare liberamente in funzione della domanda ed offerta (assunte elastiche), se i prezzi di uno stesso bene di due paesi diversi vengono confrontati riportandoli entrambi nei termini di una stessa valuta, allora quei prezzi, in equilibrio, dovranno uguagliarsi. Laddove E è il tasso di cambio [1], {P_Y}_1 è il prezzo del bene Y nel paese 1 e {P_Y}_2 è il prezzo del bene Y nel paese 2, allora si può scrivere:

\ E{P_Y}_1={P_Y}_2.

Quando si dovesse verificare un aumento del prezzo del bene nel paese 1, allora calerà la domanda di quel bene e il suo prezzo (che in questo caso non è sticky, vischioso) scenderà fino a quando non andrà ad eguagliare, in equilibrio, il prezzo del bene all'interno del paese 2 (sempre riportando i prezzi nei termini di una stessa valuta).

Dato che la legge del prezzo unico richiede troppe condizioni difficilmente riscontrabili nella realtà empirica, è stata formulata una teoria detta teoria della parità dei poteri di acquisto secondo la quale a modificarsi non sono i prezzi dei beni nei singoli paesi ma il tasso di cambio (ossia il prezzo delle divise).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il tasso di cambio qui indica la quantità di valuta estera per ottenere una unità di valuta nazionale. Quando il tasso aumenta (diminuisce), la moneta nazionale si apprezza (si deprezza).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • De Arcangelis G (2005), Economia internazionale. Milano, McGraw-Hill. ISBN 88-386-6232-0

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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