La sfida

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La sfida
Titolo originale La sfida
Paese di produzione Italia
Anno 1958
Durata 83 min.
Colore B/N
Audio Monofonico
Genere drammatico
Regia Francesco Rosi
Soggetto Suso Cecchi D'Amico, Enzo Provenzale, Francesco Rosi
Sceneggiatura Suso Cecchi D'Amico, Enzo Provenzale, Francesco Rosi
Produttore Franco Cristaldi, Enzo Provenzale
Casa di produzione Cinecittà, Lux Film, Suevia Films, Vides Cinematografica
Fotografia Gianni Di Venanzo
Montaggio Mario Serandrei
Musiche Roman Vlad
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

La sfida è un film del 1958, secondo lungometraggio diretto da Francesco Rosi, il primo da solista.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Vito Polara abita in uno dei tanti quartieri poveri della città di Napoli dove i segni lasciati dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale sono ancora evidenti. Per sopravvivere pratica il contrabbando di sigarette insieme ad altri due soci d’affari; Gennaro e Raffaele. I soci, di ritorno da un servizio andato male, per il sequestro di un quantitativo di sigarette da parte della guardia di finanza, decidono di acquistare per pagarsi il noleggio del camioncino, un carico di zucche e zucchine dai contadini che non riescono a vendere per lo sciopero degli autotrasportatori. Vito informato da Raffaele dell’accaduto si arrabbia non poco, ma ben presto sentendo parlare un’inquilina di ritorno dal mercato rionale con la madre, sul prezzo di vendita dei “cucuzzielli”, capisce che l’azzardo dei due soci si può trasformare in un ottimo affare. Interviene a modificare il prezzo di vendita e a quadruplicare i suoi introiti. Decide di abbandonare il contrabbando di sigarette e di intraprendere una nuova attività: il commercio dei prodotti ortofrutticoli. Noleggia un'automobile insieme ai suoi compari per andare alla ricerca di contadini che gli vendano i loro prodotti nell’entroterra napoletano. Ma qui viene accolto con freddezza. In molti rifiutano di vendere al primo che capita, tranne un certo Antonio, che però improvvisamente sparisce sequestrato dagli uomini di un boss locale. Vito che ignora le regole della camorra rurale, avvicinato da uno degli uomini del boss decide di volerlo incontrare. L’incontro avviene nel cortile della trattoria del paese, dove Don Salvatore Aiello in compagnia dei suoi affiliati è in attesa di consumare il pranzo per la festa cittadina. Vito nel rivedere Antonio, il contadino che prima gli aveva dato parola di vendergli i suoi prodotti, si dirige contro di lui, e nella lotta che ne consegue lo scaglia addosso a Don Salvatore Aiello, che estrae la pistola, ma viene bloccato dal fratello Ferdinando. Don Salvatore esce di scena mentre il fratello cerca di convincere Vito a ragionare sulle sue scelte. La processione di paese interrompe la discussione, ma ormai Vito ha capito che deve accettare le regole di Don Aiello se vuole continuare nel commercio dei prodotti della terra. Tempo dopo dal balcone di casa si accorge delle attenzioni di una ragazza del quartiere, Assunta. Una bellissima sedicenne che si è presa la cotta per lui e che aveva già incrociato con lo sguardo la mattina della vendita dei “cucuzzielli”. Lei lo attira in un gioco di seduzione ed erotismo sulle terrazze del casamento dove vengono scoperti dalla madre e da una lavandaia. Vito promette di sposarla e lo farà senza badare a spese, forte della posizione che si è creato da quando collabora con Aiello. Durante una riunione con Aiello e i suoi uomini in una trattoria di Torre del Greco, poco prima del matrimonio con Assunta, viene deciso che per una settimana non si deve caricare la merce per i mercati ortofrutticoli, per farne aumentare il prezzo di vendita. Vito non è d’accordo perché nel frattempo si è indebitato per l’imminente matrimonio, ma il suo parere non viene preso in considerazione dagli altri. Decide ugualmente di caricare la merce all’insaputa di tutti; la sua ingenuità lo porta a contrapporsi per la seconda volta a Don Salvatore Aiello che viene informato del fatto e questa volta non lo perdonerà. Il giorno del matrimonio tra gli invitati mancano Ferdinando (che doveva fare il testimone) e Salvatore Aiello con tutti i suoi uomini. È il segnale che ormai la sentenza è stata emessa. Durante il banchetto Vito viene informato che il carico di pomodori è stato bloccato dagli uomini di Don Salvatore. Lascia il banchetto e si dirige verso la campagna, dove dopo un duro scontro riesce a liberare il camion e a portarlo al mercato ortofrutticolo. Ma al mercato ad attenderlo ci sarà anche Salvatore Aiello che lo ammazzerà per lo sgarro subito.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Salvatore Gesù (a cura di), Francesco Rosi, Giuseppe Maimone Editore, Catania, 1993

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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