La morte sospesa
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| La morte sospesa | |
| Titolo originale: | Touching the Void |
| Paese: | Gran Bretagna |
| Anno: | 2003 |
| Durata: | 106' |
| Colore: | colore |
| Audio: | sonoro |
| Genere: | documentario, drammatico, avventura |
| Regia: | Kevin MacDonald |
| Soggetto: | Joe Simpson (libro) |
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| Fotografia: | Mike Eley, Keith Partridge |
| Montaggio: | Justine Wright |
| Effetti speciali: | Matthias Albrecht, Simon Burley |
| Musiche: | Alex Heffes, Bevan Smith |
| Scenografia: | Patrick Bill |
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| Si invita a seguire le linee guida del Progetto Film | |
La morte sospesa è un film-documentario britannico del 2003 del regista Kevin MacDonald, basato sulla storia vera dei due alpinisti Joe Simpson e Simon Yates.
Il film narra fatti realmente accaduti nel 1985. Riguarda la conquista alpinistica del monte Siula Grande, 6.344 metri di altezza, nelle Ande peruviane da parte dei due amici scalatori. Joe Simpson scrisse un libro sulle avventure vissute con lo scopo di scagionare dalle accuse l'amico Simon Yates, ed il film è basato proprio su questo libro.
Il film è uscito in Italia nelle sale il 18 marzo 2005 con una proiezione straordinaria al Cervino International film festival di Breuil-Cervinia il 23 luglio 2004 in una versione non definitiva, mentre la prima in lingua inglese è avvenuta il 12 dicembre 2003.
Indice |
[modifica] Il titolo italiano
Il titolo del film in italiano gioca su un doppio senso: La morte sospesa è intesa come un fatto atteso da entrambi gli amici, solo rimandata, e dalla scena centrale del film, con Simpson sospeso ad una corda con una gamba fratturata e l'amico Yates incapace di vedere e sentire l'amico dopo la caduta. Per ore lo sostiene e può ipotizzare la morte dell'amico sospeso per ore alla corda.
[modifica] La struttura del film
Non è facile classificare il film, proprio per la sua struttura. Alterna scene girate fra panorami stupendi, recitate dai tre attori, a racconti dei tre protagonisti che narrano e riqualificano le scene.
[modifica] La trama
Sebbene il tentativo fosse stato già compiuto in precedenza, Simon Yates e Joe Simpson furono i primi a scalare la cima del Siula Grande, sul lato ovest, una parete quasi verticale.
Sulla via del ritorno, l'incidente: Simpson scivolò su una roccia ghiacciata e cadde malamente, fratturandosi la gamba all'altezza del ginocchio. I due, che erano ormai in viaggio da più tempo di quanto avessero previsto, a causa delle pessime condizioni climatiche incontrate durante la scalata, avevano finito le provviste d'acqua e di gas (che avrebbero potuto usare per sciogliere ghiaccio e neve per bere) ed avevano bisogno di scendere al più presto possibile al loro campo base, circa 1.000 metri più a valle.
Legarono insieme due lunghe corde di 45 m l'una, e legarono loro stessi alle estremità della corda così ottenuta. Yates scavò una fossa nella neve, vi si infilò e poi fece calare Simpson, legato all' altra estremità della corda, lungo la parete della montagna. Un secondo terribile incidente si verificò, però, quando Simpson, nella sua discesa, cadde nel vuoto oltre un terrazzino di ghiaccio, rimanendo sospeso a mezz'aria a una trentina di metri d'altezza. Yates non riusciva a vedere Simpson, ma sentiva sulla corda il suo peso, che lo stava lentamente trascinando giù, verso il precipizio. Riuscì a tener duro per circa un' ora, poi, fu costretto a tagliare la corda, lasciando cadere Simpson nel crepaccio.
Il mattino seguente Yates riuscì a scendere dalla montagna, da solo, e vide il terrazzino di ghiaccio. Capì cosa doveva essere successo a Simpson e si accorse, con orrore, del crepaccio sottostante. Era sicuro che Simpson fosse morto e continuò la discesa da solo, un'impresa già di per sé molto rischiosa.
In realtà, Simpson era sopravvissuto, nonostante la caduta da oltre trenta metri ed una gamba spezzata. Era riuscito a calarsi, dal punto dove era atterrato, su una specie di ponte di ghiaccio sul fondo del crepaccio ed a trascinarsi all'esterno, sul ghiacciaio, da una apertura laterale. Passò tre giorni senza cibo e con la poca acqua ricavata dal ghiaccio disciolto, strisciando e zoppicando per cinque miglia, fino al campo base. Era ormai senza speranze quando raggiunse la base, poche ore prima che Yates lasciasse il campo per ritornare alla civiltà. Yates aveva bruciato i vestiti e gli effetti personali di Simpson.
La sopravvivenza di Simpson viene considerata da gran parte degli appassionati delle cime come una delle storie di montagna più incredibili e sorprendenti mai accadute. Per anni si è discusso se Yates avesse fatto bene a tagliare quella corda o no. Simpson, comunque, continua a sostenere che Yates, considerate le circostanze, non avesse altra scelta ed i due sono rimasti amici.
[modifica] La lavorazione del film
Durante la lavorazione del film, nel 2002, il regista e i produttori invitarono Simon Yates e Joe Simpson a ritornare al Siula Grande, per la prima volta dagli eventi del 1985. Sebbene per Simpson il ritorno si dimostrasse estremamente difficile dal punto di vista emotivo, per il riaffiorare di vecchi ricordi che avrebbe preferito cancellare, in seguito ha dichiarato di essere stato molto contento del film e di come i fatti erano stati rappresentati[1]. Yates, invece, meno colpito da un punto di vista emozionale, al ritorno dal Siula Grande ha deciso di non voler avere più nulla a che fare col film.[1]
[modifica] Note
[modifica] Collegamenti esterni
- Scheda su La morte sospesa dell'Internet Movie Database

