Ipocoristico
In linguistica, l'ipocoristico è la modificazione fonetica (si tratta in genere di un raccorciamento) di un nome proprio di persona; questa può dare origine ad un diminutivo, ad un vezzeggiativo o ad una commistione di entrambe le forme. Il termine ipocoristico deriva dal greco ὑποκοριστικός hypokoristikós, derivato a sua volta dal verbo ὑποκορίζεσθαι hypokorízesthai "chiamare con voce carezzevole o con diminutivi".
[modifica] Tipologie di ipocoristici
La lingua italiana ha elaborato nel tempo vari modi di creare un ipocoristico; questi i principali:
- raddoppiamento di una sillaba interna al nome: questo fenomeno è tipico del linguaggio rivolto all'infanzia (es.: Domenico > Mimì);
- raddoppiamento della sillaba finale del nome, utilizzando l'ultima consonante presente come consonante iniziale dell'ipocoristico (es.: Giuseppe > Peppe; Ugolino > Nino; Matteo > Teo);
- caduta di tutte le sillabe protòniche del nome, quelle cioè che precedono l'accento (es.: Giovanni > Vanni);
- contrazione per caduta di una o più consonanti e vocali interne (es.: Giovanni > Gianni; Durante > Dante);
- troncamento alla prima (o seconda) sillaba del nome (es.: Daniele > Dani; Alberto > Al).
[modifica] Altre accezioni del termine
Per estensione, si parla di linguaggio ipocoristico intendendo l'attitudine ad utilizzare alterazioni come il vezzeggiativo o il diminutivo nel linguaggio affettuoso.
È frequente nelle varietà di lingua utilizzate dagli adulti per rivolgersi ai bambini (Gigino, la merendina è pronta), come nel cosiddetto baby talk. L'uso dell'imperfetto può essere considerato come ipocoristico nei casi in cui l'adulto si rivolge al bambino come ad un personaggio fiabesco (Eccolo, il nostro Gigino era veramente un tesoruccio!).
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