Francesco Bonifacio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« Chi non ha il coraggio di morire per la propria fede è indegno di professarla»
(Da una lettera di don Francesco Bonifacio scritta nel 1946[1])
Beato Francesco Giovanni Bonifacio
Presbitero e martire
Presbitero e martire
Nascita 7 settembre 1912
Morte 11 settembre 1946
Venerato da Chiesa cattolica
Beatificazione 4 ottobre 2008
Ricorrenza 11 settembre

Francesco Giovanni Bonifacio (Pirano, 7 settembre 1912Grisignana, 11 settembre 1946) è stato un presbitero cattolico italiano. Assassinato "in odium fidei" nel 1946[2], è venerato come beato e martire dalla Chiesa cattolica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Francesco Bonifacio nacque a Pirano (oggi in Slovenia), secondo di 7 figli. Dopo le scuole dell’obbligo si trasferì a Capodistria per il seminario; durante tale periodo di studi rimase orfano di padre. Ultimò gli studi teologici a Gorizia, dove fu ordinato presbitero nel dicembre 1936.

Il suo primo ufficio fu nella sua città natale, a Pirano; pochi mesi dopo gli fu assegnato l’ufficio di vicario a Cittanova d'Istria, ove si trasferì con sua madre e i suoi due fratelli al seguito, che da allora lo seguirono nei suoi ulteriori spostamenti. A Cittanova istituì la locale sezione dell'Azione Cattolica.

Il 13 luglio 1939 fu nominato cappellano di Villa Gardossi (nota anche come Crassizza), un comune agricolo dell’entroterra, tra Buie e Grisignana. Lì organizzò il coro parrocchiale, fondò la filodrammatica e una piccola biblioteca civica, oltre a istituire anche in quel luogo la sezione dell’A.C. e adoperarsi per la promozione di attività ludico - sportive per i giovani e assistenziali per persone anziane e, più in generale, per gli ammalati e gli economicamente disagiati.

L’inizio delle ostilità belliche in Italia (1940) e, successivamente, l’Armistizio (1943), trasformarono il territorio di Villa Gardossi, grazie ai numerosi casolari sparsi e le ampie boscaglie, in rifugio privilegiato di molti partigiani che combattevano alla macchia, cosa questa che rese la zona oggetto di speciali attenzioni da parte sia dei fascisti di Salò che dai nazisti, anche se la situazione rimase sostanzialmente sotto controllo fino alla fine del conflitto.

Dopo la guerra, il nuovo quadro politico nella zona (occupazione jugoslava dei territori precedentemente sotto la bandiera dell’Italia) portò a guardare con sospetto le persone di lingua italiana, viste come possibili collaborazionisti del nazi-fascismo, e in particolare i religiosi.

L'11 settembre 1946 Francesco Bonifacio fu ucciso. Secondo testimonianze successive, i fatti su cui tutte concordano e su cui quindi sembra essere stata fatta chiarezza sono che egli fu sorpreso lungo la strada di casa da quattro guardie popolari, picchiato a morte e infoibato.[3] Per il resto, le testimonianze discordano tra di esse circa la dinamica dell’attentato. Bonifacio avrebbe subito uno o più di tali abusi: spogliato e deriso, preso a pugni e calci in faccia, sarebbe stato infine lapidato e finito con due coltellate. Quando il fratello chiese sue notizie alle autorità e alla cittadinanza fu accusato di propagandare false notizie e arrestato.[4]

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Mons. Antonio Santin, vescovo di Trieste, avviò la causa di beatificazione già nel 1957, ma successivamente la pratica restò arenata per lungo tempo, per 40 anni, fino al 26 maggio 1997. Il 3 luglio 2008, papa Benedetto XVI ha promulgato il decreto della Congregazione per le Cause dei Santi riguardante don Francesco Bonifacio, ritenuto assassinato in odium fidei[5].

La cerimonia di beatificazione è avvenuta 4 ottobre 2008 nella cattedrale di San Giusto a Trieste.[6] A presiedere la celebrazione il vescovo cittadino Eugenio Ravignani; in rappresentanza del pontefice l'arcivescovo Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2005 un piazzale del centro di Trieste è intitolato a Francesco Bonifacio, la città di Roma gli ha intitolato una via.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Quotidiano Avvenire del 5 agosto 2008: "Trieste, beato il 4 ottobre il prete martire della foiba."
  2. ^ Beato Francesco Bonifacio, sacerdote e martire | Diocesi di Trieste
  3. ^ agenzia di stampa ZENIT del 12 febbraio 2006: "Cinquanta sacerdoti tra le vittime delle foibe": «... Il fratello, che lo cercò immediatamente, venne incarcerato con l’accusa di raccontare storie false. Per anni la vicenda è rimasta sconosciuta, finché un regista teatrale è riuscito a contattare una delle “guardie popolari” che avevano preso don Bonifacio. Questi raccontò che il sacerdote era stato caricato su un’auto, picchiato, spogliato, colpito con un sasso sul viso e finito con due coltellate prima di essere gettato in una foiba. Per don Francesco Bonifacio il 26 maggio 1997 è stata introdotta la causa di beatificazione, per essere stato ucciso "in odium fidei".»
  4. ^ Agenzia di stampa ZENIT dell'8 luglio 2008: "Don Francesco Bonifacio, vittima delle foibe, presto beato. Rapito dalla guardie di Tito, venne ucciso "in odio alla fede" nel 1946"
  5. ^ Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede del 3 luglio 2008: "Promulgazione dei decreti della Congregazione delle Cause dei Santi"
  6. ^ Radio Vaticana del 4 agosto 2008: "Il 4 ottobre sarà proclamato Beato don Francesco Bonifacio, torturato e ucciso dai miliziani di Tito"

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]