Francesco Bonifacio
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| « Chi non ha il coraggio di morire per la propria fede è indegno di professarla. » | |
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(Da una lettera di don Francesco Bonifacio scritta nel 1946[1])
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| Francesco Giovanni Bonifacio | ||
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| Nascita | 7 settembre 1902 | |
| Morte | 11 settembre 1946 | |
| Venerato da | Chiesa cattolica | |
| Beatificazione | 4 ottobre 2008 | |
Francesco Giovanni Bonifacio (Pirano, 7 settembre 1912 – Grisignana, 11 settembre 1946) fu un presbitero italiano di fede cattolica. Soprannominato "El santin" da chi lo riteneva di eccezionale bontà e comprensione, fu uno dei numerosi religiosi uccisi dai comunisti di Tito durante l'ultimo dopoguerra nei territori italiani[2] sotto controllo jugoslavo[3].
Indice |
[modifica] Biografia
Francesco Bonifacio nacque a Pirano (od. Slovenia) secondo di 7 figli. Dopo le scuole dell’obbligo si trasferì a Capodistria per il seminario; durante tale periodo di studi rimase orfano di padre. Ultimò gli studi teologici a Gorizia, dove fu ordinato presbitero nel dicembre 1936.
Il suo primo ufficio fu nella sua città natale, a Pirano; pochi mesi dopo gli fu assegnato l’ufficio di vicario a Cittanova d'Istria, ove si trasferì con sua madre e i suoi due fratelli al seguito, che da allora lo seguirono nei suoi ulteriori spostamenti. A Cittanova istituì la locale sezione dell'Azione Cattolica.
Il 13 luglio 1939 fu nominato cappellano di Villa Gardossi (nota anche come Crassizza), un comune agricolo dell’entroterra, tra Buie e Grisignana. Lì organizzò il coro parrocchiale, fondò la filodrammatica e una piccola biblioteca civica, oltre a istituire anche in quel luogo la sezione dell’A.C. e adoperarsi per la promozione di attività ludico - sportive per i giovani e assistenziali per persone anziane e, più in generale, per gli ammalati e gli economicamente disagiati.
L’inizio delle ostilità belliche in Italia (1940) e, successivamente, l’Armistizio (1943), trasformarono il territorio di Villa Gardossi, grazie ai numerosi casolari sparsi e le ampie boscaglie, in rifugio privilegiato di molti partigiani che combattevano alla macchia, cosa questa che rese la zona oggetto di speciali attenzioni da parte sia dei fascisti di Salò che dai nazisti, anche se la situazione rimase sostanzialmente sotto controllo fino alla fine del conflitto.
Dopo la guerra, il nuovo quadro politico nella zona (occupazione jugoslava dei territori precedentemente sotto la bandiera dell’Italia) portò a guardare con sospetto le persone di lingua italiana, viste come possibili collaborazionisti del nazi-fascismo, e in particolare i religiosi.
L'11 settembre 1946 Francesco Bonifacio fu ucciso. Secondo testimonianze successive, i fatti su cui tutte concordano e su cui quindi sembra essere stata fatta chiarezza sono che egli fu sorpreso lungo la strada di casa da quattro guardie popolari, picchiato a morte e infoibato.[4] Per il resto, le testimonianze discordano tra di esse circa la dinamica dell’attentato. Bonifacio avrebbe subito uno o più di tali abusi: spogliato e deriso, preso a pugni e calci in faccia, sarebbe stato infine lapidato e finito con due coltellate. Quando il fratello chiese sue notizie alle autorità e alla cittadinanza fu accusato di propagandare false notizie e arrestato.[5]
[modifica] Culto
Mons. Antonio Santin, vescovo di Trieste, avviò la causa di beatificazione già nel 1957, ma successivamente la pratica restò arenata per lungo tempo, per 40 anni, fino al 26 maggio 1997. Il 3 luglio 2008, papa Benedetto XVI ha promulgato il decreto della Congregazione per le Cause dei Santi riguardante don Francesco Bonifacio ritenuto assassinato in odium fidei[6].
La cerimonia di beatificazione è avvenuta 4 ottobre 2008 nella cattedrale di San Giusto a Trieste.[7] A presiedere la celebrazione il vescovo cittadino Eugenio Ravignani; in rappresentanza del pontefice l'arcivescovo Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.
[modifica] Riconoscimenti
Dal 2005 un piazzale del centro di Trieste è intitolato a Francesco Bonifacio, la città di Roma gli ha intitolato una via.
[modifica] Note
- ^ Quotidiano Avvenire del 5 agosto 2008: "Trieste, beato il 4 ottobre il prete martire della foiba."
- ^ Territori italiani che il 15 settembre 1947 a seguito del Tratto di pace siglato a Parigi il 10 febbraio dello stesso anno diedero vita al così detto Territorio libero di Trieste, lembo di terra diviso in due zone di occupazione:
Zona A, sotto la responsabilità degli Anglo-americani;
Zona B sotto gli jugoslavi. - ^ Non esiste una cifra ufficiale delle vittime: ogni stima potrebbe essere errata sia per eccesso sia per difetto. Ciò dipende da molti fattori: la reticenza del governo iugoslavo nel fornire informazioni, il disinteresse italiano dovuto alle controversie politiche che la questione poteva originare, la difficoltà oggettiva di recuperare i cadaveri dalle foibe, profondissime cavità naturali che hanno particolarissime configurazioni geologiche e la cui imboccatura spesso veniva demolita con l'esplosivo. Tra i numerosissimi e contrastanti studi e ricerche, un'indagine de La Civiltà Cattolica pubblicata nel 1952 stima in almeno 378 i religiosi scomparsi, fino a quell'anno, in Jugoslavia ad opera del regime di Tito. Ma tra questi non era incluso don Bonifacio, e quelli come lui residenti nella porzione d'Istria allora inclusa nella zona B del Territorio libero di Trieste. Secondo padre Flaminio Rocchi le persecuzioni religiose jugoslave causarono: due vescovi morti in carcere, 430 sacerdoti uccisi e 1.954 arrestati ed incarcerati, includendo in queste cifre anche i territori giuliani già sotto sovranità italiana, in cui furono decine i religiosi arrestati, sia italiani che slavi, e alcuni di questi trovarono la morte.
- ^ agenzia di stampa ZENIT del 12 febbraio 2006: "Cinquanta sacerdoti tra le vittime delle foibe":
«...Il fratello, che lo cercò immediatamente, venne incarcerato con l’accusa di raccontare storie false. Per anni la vicenda è rimasta sconosciuta, finché un regista teatrale è riuscito a contattare una delle “guardie popolari” che avevano preso don Bonifacio.
Questi raccontò che il sacerdote era stato caricato su un’auto, picchiato, spogliato, colpito con un sasso sul viso e finito con due coltellate prima di essere gettato in una foiba. Per don Francesco Bonifacio il 26 maggio 1997 è stata introdotta la causa di beatificazione, per essere stato ucciso "in odium fidei".» - ^ Agenzia di stampa ZENIT dell'8 luglio 2008: "Don Francesco Bonifacio, vittima delle foibe, presto beato. Rapito dalla guardie di Tito, venne ucciso "in odio alla fede" nel 1946"
- ^ Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede del 3 luglio 2008: "Promulgazione dei decreti della Congregazione delle Cause dei Santi"
- ^ Radio Vaticana del 4 agosto 2008: "Il 4 ottobre sarà proclamato Beato don Francesco Bonifacio, torturato e ucciso dai miliziani di Tito"
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
Fonte: Settimanale cattolico della Diocesi di Trieste Vita Nuova
- Raccolta di articoli su Francesco Bonifacio: oltre a vari articoli è possibile ascoltare anche l'Inno a Francesco Bonifacio composto dal maestro Marco Sofianopulo su testo tratto dalla Preghiera dedicata al Beato
da S.E. Eugenio Ravignani, Vescovo di Trieste.
- Biografia di don Francesco Bonifacio
- Don Francesco Bonifacio beato a Trieste
- Intervista a Giovanni Bonifacio
- Intervista a mons. Rocco su don Bonifacio
- Intervista a mons. Malnati su don Bonifacio
- Don Bonifacio sull'Azione Cattolica
