Favete linguis

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La locuzione latina Favete linguis, letteralmente, significa Siate favorevoli per mezzo delle lingue, ma nella pratica comune del latino significa "non parlate".

Da una espressione di Orazio, ripresa da Ovidio ("favere linguis"), indica il non parlare, non necessariamente il fare silenzio:

(LA) « 

Sed iam pompa venit — linguis animisque favete!
    tempus adest plausus — aurea pompa venit.

 »
(IT) « 

Ma ecco avanzare la parata — non parlate e state attenti
è tempo di appaludire — arriva la parata splendente d'oro

 »
(Amores, III, 2)

L'espressione è stata codificata nella lingua sacrale come formula di apertura nelle cerimonie del culto, quando si iniziava il sacrificio.

(LA) « 

Odi profanum volgus et arceo.
favete linguis: carmina non prius
audita Musarum sacerdos
virginibus puerisque canto.

 »
(IT) « 

Odio il volgo profano e me ne tengo lontano,
Silenzio! canti non prima
uditi io sacerdote delle Muse
a fanciulle e fanciulli canto.

 »
(Orazio, Odi, III, 1, 2)

Il silenzio era inoltre finalizzato a non contaminare con parole nefaste la cerimonia, come viene indirettamente testimoniato da Cicerone:

(LA)

« ...non dubitasti etiam omina adiungere: Aemilia Paulo Persam perisse, quod pater omen accepit; Caecilia se sororis filiae sedes suas tradere. Iam illa: "Favete linguis" et "praerogativam, omen comitiorum". Hoc est ipsum esse contra se copiosum et disertum. Quando enim ista observans quieto et libero animo esse poteris, ut ad rem gerendam non superstitionem habeas, sed rationem ducem? Itane, si quis aliquid ex sua re atque ex suo sermone dixerit et eius verbum aliquod apte ceciderit ad id, quod ages aut cogitabis, ea res tibi aut timorem adferet aut alacritatem? »

(IT)

« ...non hai dubitato di aggiungere anche i presagi: Emilia disse a Paolo che Persa era morto, cosa che il padre accolse come un presagio; Cecilia disse di cedere il posto a sua nipote. E già quelle famose frasi: "fate silenzio" e "la prerogativa, presagio dei comizi" Questo è un essere abbondantemente eloquente a proprio danno. Quando infatti, se osservi queste prescrizioni, potrai star tranquillo e sereno nell'animo, in modo da tenere com guida per compiere le tue azioni non la superstizione ma la ragione? allora, se qualcuno avrà pronunciato una qualche parola relativa agli affari suoi e a un suo discorso, e magari una sua parola cadrà a pennello per ciò che farai o penserai tu, questa circostanza ti procurerà spavento o coraggio? »

(Cicerone, De divinatione, II, 40)

La locuzione si presenta anche con varianti come parcito linguam, parce ori, favete ore (ad esempio in Virgilio, Aen. V, 71: Ore favete omnes, et cingite tempora ramis, "Silenzio tutti, e cingete le tempie di fronde")

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