Equity feminism

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Equity feminism è stato coniato da Christina Hoff Sommers nel suo libro Who Stole Feminism? edito da Simon & Schuster, nel 1994, che si oppone al termine gender feminism che lei usa per descrivere l'idea della teorie femministe accademiche e dei movimenti femministi che mirano all'abolizione totale dei ruoli di genere e della struttura della società che loro considerano ancora dominata da strutture patriarcali. Hoff Sommers considera equity feminism come ginocentrismo e misandria che lei crede essere pervasivi nei movimenti femministi contemporanei.

Christina Hoff Summers sostiene "Molte donne americane aderiscono filosoficamente al femminismo della "prima ondata" il cui principale obiettivo è l'equità specialmente nella politica e nell'educazione". Anche se lei capisce che la sua visione non è la corrente principale di pensiero nelle accademie o nei movimenti femministi, la considera la corrente principale di pensiero nella popolazione delle donne degli USA.[1]

Le femministe che si identificano con l'equity feminism sono Jean Bethke Elshtain, Elizabeth Fox-Genovese, Noretta Koertge, Donna Laframboise, Mary Lefkowitz, Wendy McElroy, Camille Paglia, Daphne Patai, Virgina Postrel, Alice Rossi, Sally Satel, Nadine Strossen, Joan Kennedy Taylor, e Cathy Young.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Christina Hoff Sommers. Who Stole Feminism? How Women Have Betrayed Women. New York, Touchstone/Simon & Schuster. 1995. p. 22.

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