Chiesa della Gran Madre di Dio

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Coordinate: 45°03′44″N 7°41′57″E / 45.0622°N 7.6991°E / 45.0622; 7.6991

Chiesa della Grande Madre di Dio
Chiesa della Gran Madre di Dio
Paese bandiera Italia
Regione Piemonte
Località Torino
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Arcidiocesi di Torino
Anno consacrazione
Architetto {{{Architetto}}}
Stile architettonico neoclassico
Inizio costruzione 1814
Completamento 1831
Demolizione {{{Demolizione}}}
Sito web
« ORDO POPVLVSQUE TAVRINVS OB ADVENTVM REGIS »

La Gran Madre è una delle chiese più importanti di Torino. Sita all'estremità orientale del Ponte Vittorio Emanuele I, prospiciente a piazza Vittorio Veneto (una delle piazze più importanti della città, tra le più grandi d'Europa, la più grande interamente porticata) è la chiesa principale di Borgo Po. Particolare importanza riveste per la città intera, sia per la sua storia, sia per la sua posizione, che ne fa uno degli scorci più suggestivi, vicino al fiume Po.
L'architettura della chiesa riprende quella del Pantheon romano.

Indice

[modifica] Storia

Il tempio, di proprietà comunale, fu eretto per volontà dei Decurioni (Amministratori) della città, per festeggiare il ritorno del re Vittorio Emanuele I di Savoia il 20 maggio 1814 dopo la sconfitta di Napoleone. Non a caso, sul timpano della chiesa è presente l'epigrafe ORDO POPVLVSQVE TAVRINVS OB ADVENTVM REGIS («La nobiltà e il popolo di Torino per il ritorno del re»), scritta dal latinista Michele Provana del Sabbione.

Autore dell'edificio è l'architetto torinese Ferdinando Bonsignore, il cui progetto venne prescelto in seguito ad un concorso, ed avviato alla realizzazione nel 1818, dopo la solenne posa della prima pietra. Interrottisi i lavori per circa un decennio, il cantiere riprese sotto il regno di Carlo Felice di Savoia, dal 1827, e l'edificio fu inaugurato nel 1831 sotto il regno del successore Carlo Alberto di Savoia. Oltre a Bonsignore, diedero il loro contributo di competenza professionale l'architetto Giuseppe Formento e l'ingegnere monregalese Virginio Bordino, che ideò il sistema per erigere sullo stilobate le grandi colonne della fronte di tempio. L'architetto casalese Luigi Canina, residente a Roma, fu spesso consultato per questioni architettoniche relative all'edificio, ed ebbe anche l'incarico di tenere i contatti con i grandi scultori Bertel Thorvaldsen e Carlo Finelli, in occasione della realizzazione delle statue e dei bassorilievi, opere eseguite da giovani allievi delle Accademie italiane ed in particolare dell'Accademia di Belle Arti di Torino, da poco riformata.

L'edificazione della chiesa della Gran Madre diede un notevole sviluppo per la riqualificazione del borgo circostante (Borgo Po) e, per l'occasione, si stilò un primo piano regolatore dell'area.[1] Sorse allora una piazza semicircolare (Piazza Gran Madre di Dio) per far da corona alla chiesa, quasi naturale prosecuzione della piazza Vittorio, in costruzione in quegli anni.

[modifica] La chiesa

Il tempio si trova rialzato rispetto alla piazza dove sorge. Per raggiungere la chiesa si deve salire una scalinata, al termine della quale ci si trova su un ampio sagrato. Ai lati della scalinata, su un basamento, sono presenti due statue rappresentanti la Fede e la Religione, realizzate dallo scultore carrarese Carlo Chelli. La statua della Fede ha in mano un calice.
Prima dell'ingresso della chiesa è presente un pronao apparentemente esastilo (ma in realtà decastilo, perché le colonne sono disposte su due ranghi), realizzato tra il 1827 e il 1831.

Molto importante è l'apparato plastico e scultoreo di esterno ed interno, al quale parteciparono gli scultori Angelo Bruneri (San Maurizio), Giuseppe Bogliani (San Carlo Borromeo e San Giovanni Battista), Carlo Caniggia (Amedeo IX di Savoia), Giuseppe Chialli (San Marco), Antonio Moccia (Margherita di Savoia), Andrea Galassi (statua della Gran Madre di Dio).
Di particolare bellezza sono i quattro bassorilievi dell'interno, raffiguranti la Vita della Vergine (Natività, Presentazione al Tempio, Sposalizio, Incoronazione), realizzati su disegno e modello di Carlo Finelli dagli scultori milanesi Gaetano Motelli, Abbondio Sangiorgio, Francesco Somaini (a cui è attribuito anche l'altorilievo sul frontone esterno), e Francesco Stanga.
Sono del Novecento il grande Crocifisso dello scultore Edoardo Rubino, ed un bassorilievo di Umberto Baglioni. La chiesa è anche sacrario dei Caduti della Prima guerra mondiale. I locali occupano i vani del basamento.

A piedi della scalinata sorge una statua dedicata a Vittorio Emanuele I di Savoia dello scultore genovese ottocentesco Giuseppe Gaggini, docente all'Accademia Albertina di Torino.

[modifica] Immagini

[modifica] Note

  1. ^ Filippo Ambrosini, L'ombra della Restaurazione. Cospiratori, riformisti e reazionari in Piemonte e Liguria (1814-1831)., p.222, Torino, Il Punto.

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