Change.org

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Change.org
ChangeOrgRGB 320x63.png
URL Change.org
Tipo di sito Campagne sociali
Lingua Inglese
Proprietario
Creato da Ben Rattray
Lancio 2007
Stato attuale attivo

Change.org è una piattaforma on-line gratuita di campagne sociali, fondata nel 2007 negli Stati Uniti. Change.org è un nuovo tipo di società: negli Stati Uniti è registrata come B Corporation[1], una "impresa sociale" che utilizza la potenza dell’impresa per il bene sociale. Questa certificazione richiede standard elevati di prestazioni sociali e ambientali, fissati da un organismo indipendente. Change.org è stata nominata tra le 10 migliori imprese sociali che determinano un impatto positivo sulla comunità.

La missione di Change.org è permettere a tutte le persone in tutto il mondo di creare il cambiamento che vogliono vedere[2], unendo i valori di un'organizzazione non-profit con la flessibilità e l'innovazione di una startup tecnologica. Oltre 30milioni di persone in 196 paesi hanno utilizzato la piattaforma, avvalendosi del supporto tecnico e professionale delle oltre 150 persone presenti in 18 paesi e che compongono lo staff di Change.org. Il team di professionisti di Change supporta gli autori delle varie petizione per ottenere il cambiamento che vogliono raggiungere.

Ogni giorno 500 petizioni vengono lanciate da migliaia di persone che utilizzano gli strumenti messi a disposizione da Change.org per trasformare le proprie comunità, a livello locale, nazionale e globale: che si tratti di una madre che si batte contro episodi di bullismo nella scuola di sua figlia, di clienti che chiedono alle banche di eliminare costi ingiusti, o cittadini che chiedono di migliorare servizi di cui sono fruitori o che vengano eliminate ingiuste forme di discriminazione.

La storia[modifica | modifica sorgente]

Change.org è stata lanciata il 7 febbraio 2007[3] dall’attuale CEO Ben Rattray, nominato da TIME Magazine tra le 100 persone più influenti al mondo, con il supporto del CTO Mark Dimas e Adam Cheyer. A gennaio 2013, la piattaforma conta uno staff di 150 persone tra professionisti del campaigning on-line, della comunicazione e anche un team di 40 ingegneri e sviluppatori, con uffici in 18 paesi.

Nel 2008, Change.org è diventata partner di MySpace per creare un indice di idee CROWDSORCED da far attuare all’imminente presidenza di Barack Obama drawing comparisons to similar approaches by change.gov. Nel 2010 Change.org ha supportato il lancio del Blog Action Day. Nel 2011, Change.org ha dichiarato di essere stata vittima di un attacco di hacker cinesi a causa della petizione per chiedere al governo cinese il rilascio dell’artista Ai Weiwei[4]. Nel luglio 2012 Change.org lancia il sito in italiano e apre un ufficio a Roma.

Le vittorie ottenute da Change.org in Italia[modifica | modifica sorgente]

Ogni anno 800 campagne raggiungono l'obiettivo prefissato, permettendo agli autori delle petizioni di vincere le loro campagne e determinano il cambiamento che volevano ottenere. Chiunque può lanciare petizioni rivolte a realtà local, istituzioni, grandi aziende o realtà internazionali. In Italia le vittorie ottenute dalle persone che hanno utilizzato Change.org sono state:

  • Dario Fo, Nobel per la Letteratura nel 1997, invia la candidatura di Malala al Premio Nobel per la Pace[5].
  • L’Associazione italiana spettatori cattolici (AIART) ritira la denuncia contro il programma di Corrado Guzzanti.
  • L’appello-rap di Amir Issa per chiedere a Napolitano di affrontare il tema del diritto di cittadinanza per i figli nati in Italia da genitori stranieri durante il suo discorso di fine anno viene accolto.
  • Mediaset ritira la denuncia contro il giornalista Pablo Herreros.
  • Il film di Bill Emmott “Girlfriend in a coma”, realizzato da Alessandra Piras e Bill Emmott e la cui anteprima prevista al MAXXI era stata annullata, è stato trasmesso da Sky.

La mobilitazione degli studenti Erasmus per il diritto di voto nasce da una petizione lanciata su Change.org da Cristiano Lorenzi, studente di filologia italiana presso l'Università di Tubinga in Germania.

Alcune delle vittorie in altri paesi[modifica | modifica sorgente]

Stati Uniti

L'8 marzo 2012, una petizione dal titolo "Perseguire l'assassino di nostro figlio Trayvon Martin, 17 anni" è stata lanciata su Change.org. La petizione ha raggiunto un risultato senza precedenti: oltre 2.2 milioni di firme raccolte. La petizione chiedeva l’accusa per George Zimmerman, un volontario di una ronda di quartiere, che, il 26 febbraio 2012, aveva sparato e ucciso Trayvon Martin nella comunità d iSanfor, un sobborgo di Orlando, in Florida. Zimmerman, armato di una pistola calibro 9, ha sostenuto di aver sparato per legittima difesa contro il ragazzo disarmato. Zimmerman fu rilasciato la notte stessa dell’uccisione di Trayon senza nessun accusa da parte della polizia del Dipartimento di Sanford nei suoi confronti. Il fatto che Zimmerman sia stato rimesso in libertà dopo aver ucciso Martin ha suscitato un grande moto di protesta e indignazione in tutti gli Stati Uniti e i social media (tra cui la petizione lanciata attraverso Change.org) hanno giocato un ruolo fondamentale nel diffondere la conoscenza di questo caso e dell'immobilismo della polizia di Sanford a milioni di persone in tutto il mondo. IL 11 aprile 2012, George Zimmerman è stato arrestato e mandato in prigione, dopo essere stato accusato di omicidio di secondo grado dal procuratore speciale Angela Corey.

Il 1º ottobre 2011, Molly Katchpole, una "babysitter di 22 anni, con due lavori" a Washington DC, ha lanciato una petizione su Change.org per chiedere "alla Bank of America e al loro CEO, Bryan Moynihan, di cancellare il nuovo e inaspettato costo di cinque dollari al mese" per i clienti con carta di debito. Meno di un mese dopo, oltre 300.000 avevano firmato la petizione e spinto la Bank of America ad annunciare ufficialmente la cancellazione della nuova tassa bancaria. Anche il presidente Barack Obama aveva firmato la petizione e il senatore statunitense Durbin, Illinois (D), ha spinto il Congresso a "Esaminare la legislazione sulle commissioni bancarie fuori controllo". [15]

Francia

France Télévisions ha accettato di seguire i Giochi Paralimpici. Oltre 21.000 persone hanno firmato la petizione lanciata su Change.org per chiedere a France Télévision di dare ai Giochi Paralimpici lo spazio che meritavano. In seguito a questa mobilitazione, France Télévision ha annunciato di aver rivisto i propri palinsesti per dare grande visibilità ai Giochi Paralimpici in fasce orarie di massimo ascolto. Dal 30 agosto all’8 settembre, infatti, una rubrica supplementare condotta da Patrick Montel è stata trasmessa su France 2 dal lunedì al venerdì alle 17 e alle 15 di sabato.

Il modello di business[modifica | modifica sorgente]

Change.org ha un modello di business che permette alla piattaforma di crescere rapidamente e essere finanziariamente autosufficiente, fornendo a decine di milioni di persone una piattaforma gratuita per costruire il cambiamento.

A differenza della maggior parte delle compagnie, Change.org è concentrata interamente sulla sua missione di rendere le persone attori di cambiamento e investe tutte le entrate nei servizi rivolti agli utenti. Questa attenzione sulla missione e non sul profitto è alla base del motivo per cui il dominio internet termina in ".org" e non in ".com".

I fondi di Change.org provengono da petizioni sponsorizzate da altre organizzazioni come Amnesty International, Medici Senza Frontiere. Le organizzazioni interessate a promuovere le loro campagne o petizioni attraverso la piattaforma Change.org acquistano spazi su Change.org sotto forma di petizioni sponsorizzate, un metodo simile ai video sponsorizzati su YouTube, i link su Google o i tweet sponsorizzati su Twitter.

Change.org non condivide con soggetti terzi le informazioni dei propri utenti senza il loro permesso.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Change.org B Corp listing.
  2. ^ Su Change.org.
  3. ^ Nick Gonzalez, Social Networking For Change(.org), TechCrunch, 7 febbraio 2007.
  4. ^ Nicholas Kristof, 'After Recess - Change the World', NY Times, 4 febbraio 2012.
  5. ^ Givanna Fiume, 'Premio Nobel per la Pace a Malala', Change.org.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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