Burocratese
Con il termine di burocratese si intende l'italiano burocratico, cioè una varietà di lingua italiana resa poco comprensibile dall'uso di numerosi termini appartenenti al sottocodice della burocrazia. Nato per necessità giuridiche, la sua diffusione fu una conseguenza della centralizzazione dell'amministrazione e del fatto che ha avuto un certo ruolo come modello durante l'insegnamento dell'italiano a scuola.[1] Tra le varietà di italiano descritte in linguistica, si distingue per le seguenti caratteristiche (in prospettiva sociolinguistica):
- Sull'asse diafasico (vedi registro): è una varietà usata generalmente in contesti particolarmente importanti, e quindi altamente pianificata.
- Sull'asse diastratico: è una varietà praticata più spesso da parlanti di cultura e ceto medi ed alti.
- Sull'asse diamesico: è legata allo scritto più che all'uso orale.
Per queste tre caratteristiche, risulta vicina all'italiano formale-aulico e all'italiano tecnico-scientifico.[2]
Un testo può essere considerato burocratese se si distingue per l'uso di strutture inutilmente contorte, parole specialistiche usate senza che ce ne sia il bisogno, elementi della frase che non aggiungono informazioni ma che la rendono più difficile.
Per esempio quest'ultimo paragrafo, "convertito" in burocratese, potrebbe diventare:
Un qualsivoglia enunciato della lingua italiana standard può conferirsi l'attributo caratterizzante di burocratese qualora sia esplicato sottoforma di costrutti obnubilanti e altresì confusi, ovvero forieri di imperfetta comprensione, sia presente un lessico spinto oltre le ragionevoli necessità di trasmissione dei concetti, incorpori elementi sintattico-morfologici contenutisticamente scevri ma nondimeno disagevoli al fine della fluidità comunicativa.
L'esempio mette in luce alcune linee di tendenza descritte in linguistica:[3]
- parole difficili, soprattutto connettivi aulici: qualora;
- stile nominale, uso di sostantivi ed aggettivi al posto di verbi (imperfetta comprensione; forieri);
- stile impersonale, rinuncia ad allocutivi o all'uso della prima persona; sempre per rendere impersonale lo stile, uso di forme verbali non coniugabili come il gerundio e il participio (caratterizzante, ostacolante);
- costruzione elaborata della frase (ipotassi).
La comparsa di termini difficili da capire nei testi giuridici è comprensibile per la necessità di utilizzare termini con una precisa definizione legale, come aggiotaggio, plusvalenza, catasto, o insider trading, che indicano significati la cui definizione potrebbe riempire pagine. Come accennato, comunque, il burocratese degenera però quando, per qualsiasi motivo, comincia a usare espressioni più complicate del necessario dove non ce n'è alcun bisogno, rendendo intricati tanto dei testi altrimenti potrebbero essere di facile lettura, tanto altri che sono di per sé di difficile comprensione.
Burocratese è un termine connotato negativamente in italiano, e recentemente molti ministri della funzione pubblica hanno promesso di attuare misure per ridurne l'uso, a volte con l'edizione di manuali di stile per la scrittura di leggi e circolari. La critica al burocratese si ritrova inoltre anche nella cultura popolare: per la maggior parte della sua esistenza, il settimanale Cuore contenne una rubrica, Leggi e Decreti, in cui venivano riportati i peggiori esempi di burocratese tratti direttamente dalla Gazzetta Ufficiale.[4]
Sempre in tema di critica allo stile burocratico, si ricorda che in tempi recenti il linguista Michele Cortelazzo si è occupato, per protesta, della cosiddetta traduzione in italiano di un documento ufficiale, le Istruzioni per le operazioni degli uffici elettorali di sezione (2008). Il burocratese, comunque, non è affatto tipico della lingua italiana: per esempio, in lingua norvegese è comparsa in alcuni casi l'espressione "bambini in situazione scolastica" invece del banalissimo "scolari", che è stata presa ad esempio di cattivo stile [5].
Un fenomeno paragonabile al burocratese è il latino maccheronico, nel senso che in entrambe le varietà si mette deliberatamente in conto il rischio di produrre un enuciato oscuro.
Il saggio di politica La deriva, pubblicato nel 2008 da Rizzoli, a pagina 44 dice:
| « In ballo non c'è solo il fastidio "letterario" verso oscenità come l' "obliterazione del titolo di viaggio" o l' "impossidenza del diritto irrefragabile". C'è di più. A prescindere che siano al governo la sinistra o la destra, è in ballo l'essenza stessa della democrazia. Perché, come ha spiegato lo stesso Bassanini, "il linguaggio astruso è uno strumento di potere per mantenere il cittadino in stato di inferiorità." L'oscurità è Potere. Rendere incomprensibile una frase è affermare il proprio Potere. Detenere l'interpretazione autentica d'un comma complicatissimo è Potere. Il rifiuto di farsi capire è Potere. Fottersene del giudizio altrui è Potere. » |
[modifica] Note
- ^ Berruto, 15.
- ^ Berruto, 21
- ^ Berruto, 164-5
- ^ A titolo di curiosità si ricorda che le complicazioni inutili possono dare adito agli errori più spettacolari, per divenire controproducente: si pensi all'esempio di un comune che, annunciando la disponibilità di un posto come guardiano del cimitero comunale, pubblica un annuncio che offre lavoro a un necrofilo (invece di necroforo; la necrofilia è l'orientamento sessuale di chi prova attrazione verso i cadaveri).
- ^ Aftenposten
[modifica] Bibliografia
- Amedeo Benedetti, Bancarese, addio! Proposte di correzione del linguaggio bancario italiano, Genova, Aba Libri, 2008, ISBN 9788862750035
- Amedeo Benedetti, Manuale di sburocrazia. Il linguaggio burocratico italiano tra astrusità e comicità più o meno involontarie, Genova, Aba Libri, 2008, ISBN 9788862750004
- Gaetano Berruto, Sociolinguistica dell'italiano contemporaneo, Roma, La Nuova Italia Scientifica, 1987.
- Michele Cortelazzo - Federica Pellegrino, Guida alla scrittura istituzionale, Roma / Bari, Laterza, 2003.
- Michele Cortelazzo - Federica Pellegrino - Matteo Viale, Semplificazione del linguaggio amministrativo, Padova, Comune di Padova, 1999.
- Tullio De Mauro - Massimo Vedovelli, Dante, il gendarme e la bolletta. La comunicazione pubblica in Italia e la bolletta Enel, Roma / Bari, Laterza, 1999.
- Alfredo Fioritto, Manuale di stile. Strumenti per semplificare il linguaggio delle amministrazioni pubbliche, Bologna, il Mulino, 1997.
- Fabrizio Franceschini - Sara Gigli, Manuale di scrittura amministrativa, Roma, Agenzia delle entrate, 2003.
- Maria Emanuela Piemontese, Capire e farsi capire. Teorie e tecniche della scrittura controllata, Napoli, Tecnodid, 1996.