Blank verse

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Il Blank verse è stato mutuato nella letteratura inglese dalla tradizione classica tra XIII e XIV secolo. Portato al massimo livello da Christopher Marlowe, fu poi adottato - tra gli altri - da Shakespeare e Donne. È un sistema giambico a cinque accenti (pentametro giambico), ovviamente non dipendenti dalla quantità della sillaba: si considera un verso come un insieme di dieci sillabe e si accentano (qualora sia necessario) quelle pari, l'ultima compresa. Un esempio:

« Shall Ì compàre thee tò a sùmmer's dày? »
(William Shakespeare, Sonetti, XVIII)

Altra caratteristica mutuata dalle lingue classiche è che i dittonghi vengono perlopiù considerati bisillabici e conseguentemente scanditi. Va tenuto presente che i metri "germanici" o non classici non sono per loro natura regolari. La tendenza a conservare l'assetto del verso è propria del mondo antico e della metrica italiana. Osserveremo quindi, prima di Shakesperare e dalla fine dell'Ottocento in poi, una forte irregolarità del numero delle sillabe e un'accentazione enfatica e non determinata a priori. Questo anche perché il blank verse, come le strofette di settenari sdruccioli e tronchi (Coleridge, Dickinson), sono metri molto rigidi e difficili da rispettare. Lo stesso Shakespeare, che sa essere limpidissimo nella sua prosodia, crea spesso versi strani, appesantiti, ritorti.[senza fonte]

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