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Economia[modifica wikitesto]

È al settimo posto tra le regioni italiane con PIL totale più elevato (100 miliardi di euro nel 2015), al primo se si considera solo il Mezzogiorno. Il reddito pro capite in regione è pari al 66,2% della media nazionale.

Nel rapporto di Unioncamere del 2007, la Provincia di Avellino risultava essere la più ricca della Campania, 80º in Italia, con un Pil per abitante, al di sopra della media regionale, che ammonta a quasi 19 000 euro, mentre la più povera era Caserta, al 97º posto nella graduatoria nazionale, con un PIL di 11.036 euro pro capite[1]. Tuttavia la Campania si conferma, con un tasso del +2,4%, la regione più in crescita nel 2016[2].

In complesso la Campania appare una regione dalle enormi potenzialità economiche, così come altre regioni del centro-sud, potenzialità in parte frenate dalla criminalità organizzata e dalla corruzione che da essa ne consegue.[3]

La Campania fa parte dell'obiettivo convergenza dell'Unione europea il quale intende promuovere uno sviluppo economico locale, per portare la regione dentro i "criteri economici" comunitari. Assieme alla Campania fanno parte dell'obiettivo anche tutte le restanti regioni del sud Italia (inclusa la Sardegna) con eccezione per il Molise, l'Abruzzo e la Basilicata, quest'ultima facente parte dell'obiettivo phasing out[4].

Di seguito la tabella che riporta il PIL ed il PIL pro-capite[5], prodotto nella Campania dal 2000 al 2009:

2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009
Prodotto Interno Lordo
(Milioni di Euro)
75.355,0 80.100,0 84.349,4 86.288,4 89.691,0 91.211,0 94.353,0 98.086,3 98.114,4 95.087,0
PIL ai prezzi di mercato per abitante
(Euro)
13.190,8 14.040,8 14.764,0 15.025,8 15.531,7 15.753,2 16.294,2 16.909,1 16.886,0 16.322,3

Di seguito la tabella che riporta il PIL[5], prodotto nella Campania ai prezzi correnti di mercato nel 2006, espresso in milioni di euro, suddiviso tra le principali macro-attività economiche:

Macro-attività economica PIL prodotto % settore su PIL regionale % settore su PIL italiano
Agricoltura, silvicoltura, pesca € 2.283,1 2,42% 1,84%
Industria in senso stretto € 9.606,0 10,18% 18,30%
Costruzioni € 5.874,6 6,23% 5,41%
Commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni € 20.486,2 21,71% 20,54%
Intermediazione monetaria e finanziaria; attività immobiliari ed imprenditoriali € 20.290,7 21,51% 24,17%
Altre attività di servizi € 24.158,3 25,6% 18,97%
Iva, imposte indirette nette sui prodotti e imposte sulle importazioni € 11.654,2 12,35%% 10,76%
PIL Campania ai prezzi di mercato € 94.353,0

Settore primario[modifica wikitesto]

La "Castagna di Montella", una delle cinque IGP campane

Sono cinque i prodotti agricoli cui è riconosciuto il marchio IGP: il Carciofo di Paestum, le mele annurche, la Castagna di Montella, la Nocciola di Giffoni e il Limone Costa d'Amalfi.

La Campania è tra le regioni che più partecipa alla formazione del reddito agricolo nazionale ed è tra le regioni italiane con più prodotti agroalimentari riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali[6]. L'alta fertilità del territorio sussiste per la cospicua presenza di terreni vulcanici e la stessa è pressoché distribuita equamente in tutta la regione.

La pasta di Gragnano
Un fascio di friarielli
I limoni di Amalfi

Le principali produzioni riguardano le patate, melanzane, fagioli ed i pomodori (di primaria importanza quelli San Marzano DOP dell'Agro nocerino sarnese e quelli piennolo DOP dell'area vesuviana). Di particolare rilevanza è inoltre la produzione di grano per la pasta, la cui produzione di quest'ultima è molto più diffusa nell'entroterra campano, soprattutto nel beneventano. Nel napoletano, la produzione della pasta risale almeno al XVI secolo, quando a Gragnano[7] si trovavano le condizioni ideali per essiccarla e conservarla; la pasta di Gragnano è una delle più apprezzate e diffuse paste d'Italia anche in ambito internazionale, attribuendo alla città l'appellativo di città della pasta.

Nella frutticoltura vanno annoverati inoltre gli agrumi, le albicocche (in particolare quella vesuviana PAT), le pesche, le mele annurche, i fichi, ed infine la produzione di olivo (con i quali si producono quattro oli extravergine DOP; il Cilento, il Colline Salernitane, l'Irpinia - Colline dell'Ufita ed il Penisola Sorrentina) e della vite. In buona parte della regione infatti sono presenti coltivazioni vitivinicole che danno origine a vini di eccellente qualità (es. Taurasi, Greco di Tufo, Fiano di Avellino ed il Lacryma Christi). Di particolare rilevanza è anche la produzione di nocciole nel salernitano, attraverso la quale è possibile la produzione di torroni, infatti, in Campania vi è la produzione più vasta di nocciole[8].

Tra i prodotti vegetali si ricordano inoltre i Friarielli e la Ciliegia del monte, entrambi PAT ed entrambi del vesuviano.

Una bufala di Paestum

Per quel che riguarda la produzione dei derivati dell'allevamento (latticini e formaggi), spicca tra i prodotti italiani più famosi al mondo la mozzarella di bufala campana, riconosciuta dal marchio DOP il 12 giugno 1996 per effetto del reg. Ce 1107/96, la cui produzione spetta alle province di Caserta e Salerno su tutte, non mancando anche alcune aree del napoletano. Seguono poi altri importanti prodotti regionali, come il Provolone del Monaco DOP, la burrata di bufala PAT, la ricotta di bufala campana DOP, il Fior di latte PAT e tanti altri ancora.

Nella produzione di salumi, tra i più conosciuti (tutti PAT) vi è il salame napoletano, il salame di Mugnano, e la soppressata cilentana e del Vallo di Diano.

La pesca in Campania è un altrettanto importante settore dell'economia regionale e nazionale che s'occupa più di 2500 addetti. Nonostante lo sviluppo delle infrastrutture legate alla pesca con creazioni di porti e pescherecci, il settore non è intensamente sfruttato. Ciò accade un po' per le acque sempre meno adatte alla pesca ed un po' per la mancata dotazione di moderne attrezzature. Proprio al riguardo, si è intensificato il processo di modernizzazione di tutto il comparto, adeguandolo agli standard produttivi europei.[9] Tra i principali prodotti marini pescati vi sono le cozze e vongole del golfo di Napoli, cernie e pesci azzurri come alici. I bacini più pescosi della regione sono quelli di Pozzuoli e delle isole del golfo di Napoli.

Settore secondario[modifica wikitesto]

L'area dell'ex Italsider di Bagnoli, dismessa ed in fase di bonifica del territorio

Tradizionalmente la Campania è la regione più industrializzata dell'Italia meridionale ed in particolare il territorio del napoletano è stato fino agli inizi del Novecento una delle aree più industrializzate d'Italia, preceduto solamente dalle province del cosiddetto "triangolo industriale" (Milano, Torino, Genova)[10]. Negli ultimi decenni il divario rispetto alle altre regioni non è più notevole come un tempo, dato che regioni meridionali come la Puglia e l'Abruzzo sono notevolmente cresciute economicamente, mentre la Campania ha subito paradossalmente un costante processo di deindustrializzazione. Simbolo di questo fenomeno è il processo di bonifica dell'area in cui operavano l'ex Italsider ed Eternit promosso dalla regione con il progetto Bagnoli Futura[11].

I cantieri navali di Castellammare di Stabia

La Campania già in epoca pre-romana era considerata regione ricca ed illustre per la felice posizione geografica, la fertilità dei terreni e la bontà delle sue manifatture (la cosiddetta Campania felix), e già dai primi decenni dell'Ottocento l'economia campana cominciò a trasformarsi in senso moderno. All'epoca erano infatti presenti in regione veri e propri poli industriali, come il polo tessile delle Valli dell'Irno e del Sarno nel salernitano, gli stabilimenti meccanici di Pietrarsa e di Napoli, gli arsenali di Torre Annunziata e di Pagani, i cantieri navali di Castellammare di Stabia, le cartiere della Valle dei Mulini (Amalfi), ecc. (sorvolando sul gran numero di attività economiche importanti presenti nella sola città di Napoli).


In Campania, come in altre regioni d'Italia, a cavallo della fine del XIX e inizi del XX secolo ebbe impulso la meccanizzazione dell'attività molitoria. Si trovano citati i seguenti 35 molini nel catalogo del 1908 della Società Anonima Meccanica Lombarda di Monza.


Colpita duramente dal processo di unificazione italiana del 1860, l'economia campana era ancora tra le più importanti d'Italia nella prima metà del Novecento. La Campania perse gradualmente questo ruolo di regione economicamente egemone del sud nella seconda metà del Novecento, quando anche il divario con le principali regioni settentrionali cominciò ad allargarsi sensibilmente.[12]

Oggigiorno in Campania, la città metropolitana di Napoli e le province di Salerno e Caserta sono da questo punto di vista le zone più ricche. Le zone industriali della pianura campana, grazie al grande numero di fabbriche, formano una delle zone più industrializzate dell'intera regione Campania e del Mezzogiorno.

Molta importanza detiene il settore alimentare (conservazione di prodotti agricoli, pastifici), legato a una fiorente agricoltura.

Importante è anche il settore meccanico, in cui spiccano l'Alfa Romeo a Pomigliano d'Arco, Firema a Caserta, la FMA di Pratole Serra (AV) e i cantieri navali di Castellamare di Stabia e di Napoli. Senza dimenticare l'industria aerospaziale che ha uno dei suoi poli più importanti in Campania con l'Alenia Aeronautica. Altre aziende importanti hanno sede ad Arzano come la SEDA, la Kiton e la Starlet.

Statuetta di Pulcinella a via San Gregorio Armeno

A Solofra, comune della provincia di Avellino è concentrato uno dei più importanti poli europei per quanto riguarda le industrie del cuoio e della concia delle pelli; presenti nella zona anche numerose industrie chimiche come la BASF. La logistica trova uno dei suoi poli di eccellenza a livello europeo nell'Interporto-CIS di Nola.

L'attività legata all'artigianato, ancora, riguarda i merletti, la lavorazione della creta e delle ceramiche (celebri quelle di Capodimonte, di Vietri sul Mare, di Cerreto Sannita e di San Lorenzello, Ariano Irpino), della pregiata seta di San Leucio a Caserta, dei Presepe napoletano di via San Gregorio Armeno. A Marcianise, zona Caserta Sud, è presente uno dei più importanti poli industriali dell'oreficeria italiana.

Infine, va ricordato il forte sviluppo di grossi poli commerciali che hanno costituito un punto cruciale dello sviluppo di determinate aree.

Settore terziario[modifica wikitesto]

Il settore terziario si occupa maggiormente di turismo ma anche del settore delle comunicazioni e dei trasporti.

Turismo[modifica wikitesto]

Via Stabiana (scavi di Pompei)
Baia di Ieranto (Massa Lubrense): una delle dodici bandiere blu regionali

Il turismo è sostenuto dall'abbondante presenza di bellezze artistiche e naturalistiche che attirano ogni anno milioni di persone. Proprio in questo settore la regione trova il suo punto di forza, infatti, secondo studi del 2011 fatti dall'Eurostat, la Campania è tra le top 20 delle regioni più visitate d'Europa e quinta in Italia dopo Toscana, Lazio, Lombardia e Veneto.

Il flusso turistico vede nella città metropolitana di Napoli raccogliere più della metà dei turisti stranieri dell'intera regione.[13] Su tutte le località, spiccano senza dubbio Pompei ed Ercolano,due dei siti archeologici più visitati in Italia e tra i più visitati nel mondo in cui si registra una media di quattro milioni di turisti l'anno[14]. Vi sono poi le isole del golfo (Capri, Ischia e Procida), il Vesuvio e la costiera sorrentina; si è riscontrata nel porto di Napoli una notevole crescita nel settore croceristico[15].

Dati turistici su altri siti presenti in Campania evidenziano importati primati che la regione detiene in ambito nazionale e mondiale. Tra questi su tutti spiccano i dati relativi a Capri, che è l'isola minore più visitata in Italia e tra le più ambite del mondo[16]; la costiera amalfitana, che è tra i siti più visitati in Italia[17]; ed infine il Vesuvio, vulcano più visitato e conosciuto al mondo.[18][19]

È da registrare, inoltre, il crescente afflusso turistico verso il Cilento (Paestum e Certosa di Padula su tutte)[20]. Stabile invece, risulta essere il turismo della città di Caserta e Salerno, mentre ancora poco conosciuto è quello dell'Irpinia e del Sannio.

Per quel che riguarda il turismo balneare, la Campania è al 2012 la regione con più bandiere blu tra le meridionali[21] ed i siti premiati sono dei tredici complessivi, dieci appartenenti alla provincia di Salerno e tre a quella di Napoli. Tra i luoghi di mare che registrano elevato apprezzamento da parte dei turisti vi sono le tre isole del golfo di Napoli (Procida, Ischia e Capri), la costiera sorrentina, amalfitana, dove la qualità ambientale e l'offerta ricettiva raggiunge livelli di prestigio internazionale, e quella cilentana. Negativo invece il turismo balneare lungo la costa casertana in quanto, con i suoi 66% di costiera inquinata, risulta essere la meno agibile d'Italia.[22] Nell'estate 2012, la regione è stata l'unica in Italia a registrare un aumento delle presenze, avuto del +2,4%.[23]

Il turismo che attira la regione è diversificato potendo rispondere ad ogni tipo di scelta da parte del visitatore, dal turismo storico-artistico al turismo religioso a quello balneare fino ad arrivare al turismo naturalistico ed enogastronomico con la rivalutazione delle aree interne del Sannio e dell'Irpinia.

La regione ha avuto un'importante crescita turistica, dopo alcuni anni di calo dovuti all'emergenza rifiuti regionale.[24] All'estate 2012, la regione è stata di fatto l'unica in Italia ad avere dati positivi ed in crescita riguardanti il flusso turistico.[25]

Località balneari[modifica wikitesto]

Litorale di Cellole
Ischia
Marina Piccola di Capri
Marina di Camerota

Località montane[modifica wikitesto]

Lago Laceno

Località termali[modifica wikitesto]

Lago di Telese

Città d'arte[modifica wikitesto]

Benevento
Paestum

Borghi più belli d'Italia[modifica wikitesto]

Atrani
  • ^ Campania: in Irpinia i più ricchi della Regione
  • ^ Svimez, la Campania è la regione che cresce di più in Italia, in Repubblica.it, 28 luglio 2017. URL consultato il 28 luglio 2017.
  • ^ Senza la mafia il Sud raggiunge il Nord, CENSIS
  • ^ untitled
  • ^ a b Dati Istat - Tavole regionali
  • ^ Prodotti Tradizionali della Campania Archiviato il 22 luglio 2011 in Internet Archive.
  • ^ Vedi anche l'articolo dal sito taste of Sorrento. URL consultato il 19-05-2008.
  • ^ [url=http://www.coldiretti.it/rapporto_nomisma/CAPITOLO%205%20definititvo.doc rapporto coldiretti] (DOC), su coldiretti.it. URL consultato il 5 giugno 2011.
  • ^ regione Campania.it, su regione.campania.it. URL consultato il 5 giugno 2011.
  • ^ aspetti provinciali della crescita industriale nell'Italia postunitaria Archiviato il 9 ottobre 2010 in Internet Archive.
  • ^ bagnolifutura
  • ^ Daniele - Malanima
  • ^ Turismo, a Napoli e in provincia +8,5% visitatori nel 2011, su adnkronos.com. URL consultato il 15 febbraio 2013.
  • ^ Susy Malafronte, Pompei, niente bagni in fuga dagli scavi, Patrimoniosos, 23 aprile 2006..
  • ^ (ITEN) Sergio Senesi, Seatrade di Napoli: Crociere +22% nel 2007, CrociereOnline..
  • ^ turismo di Capri, su capri-welcome.net. URL consultato il 5 giugno 2011.
  • ^ CostieraAmalfitana.it, su costiera-amalfitana.com. URL consultato il 5 giugno 2011.
  • ^ comune sommavesuviana, su comune.sommavesuviana.na.it. URL consultato il 5 giugno 2011.
  • ^ mondoviaggio.com, su mondo-viaggio.com. URL consultato il 5 giugno 2011.
  • ^ corrieredelmezzogiorno, su corrieredelmezzogiorno.corriere.it. URL consultato il 5 giugno 2011.
  • ^ Fondazione per l'educazione ambientale, su it.notizie.yahoo.com. URL consultato il 15 maggio 2012.
  • ^ ecodicaserta, su ecodicaserta.it. URL consultato il 31 maggio 2011.
  • ^ Federalberghi: «Turisti in Campania, + 2.4%», su corrieredelmezzogiorno.corriere.it. URL consultato il 15 febbraio 2013.
  • ^ Campania.com, su incampania.com. URL consultato il 5 giugno 2011.
  • ^ Articolo su ilmondo.it, su ilmondo.it. URL consultato il 16 settembre 2012.